Oggi l’America sceglie tra la democratica Kamala Harris e il repubblicano Donald Trump mentre da Mosca, a Bruxelles e a Pechino il mondo attende il risultato mescolando curiosità e apprensione.
I seggi si apriranno quando da noi la giornata sarà già entrata nel vivo e si chiuderanno (prima negli Stati dell’est, poi in quelli dell’ovest) che da noi sarà notte avanzata.
La previsione è di un’affluenza molto alta. Sono già da record i numeri di quelli che hanno già votato Sono circa 78 milioni: oltre 42 in anticipo nei seggi (nei 47 Stati dov’era possibile farlo) e 35 milioni per posta.
Anche gli ultimissimi sondaggi evidenziano un sostanziale equilibrio tra Harris e Trump, nei sette Stati chiave dove si oscilla dalla totale parità alla leggera prevalenza di uno sull’altro, a conferma del voto più imprevedibile degli ultimi decenni.
La campagna elettorale, caratterizzata dal cambio di uno dei candidati in corsa e da un attentato fallito contro l’altro contendente, è stata aspra e contesa e il sistema di voto adottato negli Usa è talmente complicato (e poco democratico) che qualunque previsione diventa un azzardo.
Non vince chi prende più voti.
Ogni elettore, infatti, vota per un candidato presidente, ma questo non determina chi andrà alla Casa Bianca.
Con un sistema proporzionale puro, nel 2016 avrebbe vinto Hillary Clinton, con il 2,1% di voti in più rispetto a Trump, oppure nel 2000 ci sarebbe stato il successo di Al Gore che con il 48,4% avrebbe battuto il repubblicano George W. Bush, fermo al 47,9%.
Se valesse il numero di voti conquistati, la California, lo Stato più popoloso con circa 40 milioni di abitanti, avrebbe un peso infinitamente maggiore del Vermont, per esempio, che ne ha 643 mila.
Invece il sistema americano prevede il voto “di collegio”.
Gli Stati sono cinquanta e ciascuno ha un numero di “Grandi elettori”, basato sulla sua rappresentanza al Congresso.
In tutto, i Grandi elettori sono 538, la somma dei 435 rappresentanti della Camera, più i 100 del Senato e i tre della capitale, Washington.
Quando i cittadini votano nei singoli Stati scelgono quei “Grandi elettori” che saranno poi obbligati a votare il
candidato che ha prevalso nel voto popolare dello Stato di cui sono rappresentanti.
Vince le elezioni quel candidato che raccoglie almeno 270 voti dei “Grandi elettori”.
La mappa delle previsioni dà la Harris in testa con 226 grandi elettori contro i 219 di Trump, ma altri 93 sono in bilico.
Kamala Harris ha scelto di chiudere la sua campagna elettorale in Pennsylvania “Mi sento bene, sento che vinceremo», ha detto chiudendo a Philadelphia con un comizio cui hanno partecipato Oprah Winfrey e Lady Gaga, “il mio obiettivo” ha aggiunto, “è costruire una comunità, ricordare alle persone che abbiamo molto più in comune di ciò che ci separa”.
Trump si è invece diviso tra North Carolina, Pennsylvania e Michigan.
Ha incitato i suoi sostenitori di andare a votare:“Siamo in testa, dobbiamo solo chiuderla. Se votiamo tutti, non c’è niente che possano fare”. Poi, ha minacciato di imporre dazi del 25% sull’export del Messico, “va fermato questo assalto di criminali e droga nel nostro Paese. Molte delle persone che in questi anni hanno attraversato il confine sono degli assassini”.
Poi la chiusura con un richiamo alle scorse elezioni, (quelle in cui vinse Biden), “Non avrei mai dovuto lasciare la Casa Bianca” ha detto, lasciando intendere che avrebbe dovuto ribaltare il risultato elettorale con una rivolta popolare.
È anche per queste dichiarazioni che la tensione è altissima e pitrebbe crescere ancor più durante e dopo lo spoglio.
I richiami e il ricordo delle violenze e dei morti durante l’assalto a Capital Hill, il 6 gennaio 2021, son allarmi che non vengono sottovalutati e per questo l’America corre ai ripari.
Altre barriere di sicurezza sono state sistemate ieri intorno alla Casa Bianca, a Capitol Hill e davanti alla residenza di Harris, contro i rischi di proteste e rivolte.
Alla luce dell’attentato subìto poi (e di un altro sventato), il Secret service ha un piano per rafforzare la sicurezza attorno a Trump.
Quando si conoscerà il vincitore?
Gli Stati Uniti non hanno un sistema di conteggio centralizzato come in Italia. La “chiamata” del vincitore, in sostanza, spetta ai mass media e alle “dichiarazioni di riconoscimento della sconfitta” da parte del candidato perdente.
Ma conoscendo Trump è molto improbabile che faccia questa dichiarazione pur di fronte a risultati inequivocabili.
Dalla scelta per la Casa Bianca passa, giocoforza, la linea politica occidentale nelle principali questioni geopolitiche, dalla guerra in Ucraina a quella in Medioriente.
E poi ci sono i rapporti con Russia e Cina.
Per questo motivo tutti i leader mondiali guardano al voto con estremo interesse
Da Bruxelles l’Unione Europea guarda preoccupata nel timore che il rapporto con Washington possa cambiare con la vittoria di Trump, per il quale tifa apertamente solo il leader ungherese Orban.
E al risultato guardano con un po’ di ansia anche i mercati finanziari, in attesa di comprendere le politiche economiche e di contrasto dell’inflazione che verranno adottate negli Usa.
Anche per le Borse europee la vigilia è stata all’insegna della cautela anche perché a Wall Street gli indici Dow Jones e Nasdaq sono stati in calo. Insomma, incertezza su tutti i fronti e neppure gli investitori sono disposti a scommette sull’esito finale delle elezioni più combattute degli ultimi decenni.

