Si scopre solo adesso che l’Agenzia Spaziale Europea è stata colpita da una grave violazione. Le hanno sottratto oltre 700 gigabyte di dati riservati. Il primo attacco risale a dicembre scorso: il materiale rubato è comparso sul dark web il 26 dicembre, in un account collegato allo pseudonimo 888. I dati divulgati includono software interno, credenziali di accesso, token di autenticazione e documentazione tecnica legata a sistemi e progetti operativi dell’agenzia. Le informazioni sono riferibili sia a infrastrutture interne che ad altri ambienti utilizzati per attività di sviluppo e gestione delle missioni.
Dopo pochi giorni è emerso un secondo episodio attribuito al gruppo Scattered Lapsus$ Hunters, che ha rivendicato la sottrazione di ulteriori 500 gigabyte di dati. Il materiale comprende procedure operative, documenti di missione, dati su sottosistemi e informazioni relative a partner industriali del settore aerospaziale, tra cui SpaceX, Airbus Group e Thales Alenia Space.
L’ESA ha confermato ieri l’accaduto e ha avviato una procedura di indagine penale. Le prime ricostruzioni evidenziano alcune vulnerabilità già presenti nella rete da tempo, e mai corrette. Anche se l’agenzia ha minimizzato l’impatto del primo incidente, la divulgazione del secondo attacco ha evidenziato le pecche dell’intero sistema. La seconda breccia informatica, anzi, sarebbe avvenuta proprio sfruttando le stesse debolezze ancora presenti nella rete ESA.
L’accaduto rientra in un fenomeno più ampio che vede le agenzie spaziali sempre più nel mirino di criminali. Secondo il Center for Security Studies di Zurigo, è frequente trovare credenziali di accesso di dipendenti ESA e NASA in vendita su forum clandestini del deep web.
Anche se i dati rubati non sono classificati come segreti di stato, in futuro la loro aggregazione potrebbe consentire di ottenere informazioni strategiche su satelliti, procedure e infrastrutture di controllo.
Secondo gli esperti, l’impatto di questo tipo di attacchi non è sempre immediato, ma può manifestarsi nel tempo come sfruttamento progressivo delle informazioni accumulate, fino ad arrivare a tentativi di compromissione diretta dei sistemi spaziali.
Non c’è da stare tranquilli, considerando pure che un operatore del settore, che ha voluto restare anonimo, ha affermato che ben peggiori vulnerabilità nei sistemi NASA vengono segnalate quasi quotidianamente.

