Perché gli agricoltori non pagano le tasse? E’ il momento peggiore per chiederlo. Anzi no: va chiarito ciò che sta accadendo. Nel loro interesse. E va smascherata questa costante, subdola manipolazione del governo alle loro spalle. Perché il punto è proprio questo: gli agricoltori pagavano meno tasse, e adesso devono ricominciare a pagarle. Tutte. Grazie al governo Meloni.
Il regime fiscale agricolo
Esattamente parliamo di imposte, non di tasse. L’imposta è un tributo dovuto, ma il suo prelievo non corrisponde a nessuna prestazione specifica (Irpef, Ires, Irap). La tassa è una somma richiesta per un servizio (come per la gestione dei rifiuti). Qui parliamo di imposte sui redditi da attività agricola, e vogliamo confrontarle con quelle gravanti sulle attività artigianali, commerciali e industriali. Bene: il reddito imponibile nell’attività agricola pura non è determinato con la regola dei “costi/ricavi” ma sulla base del reddito catastale. Questo è suddiviso in reddito agrario e reddito dominicale, e lo determina l’Agenzia delle Entrate. Ne consegue, chiaramente, che in certi casi il confronto tra reddito catastale e reddito derivante da Costi/Ricavi è risibile: il primo è notevolmente inferiore rispetto al secondo.
Diminuita la base imponibile, il carico fiscale sugli agricoltori è per forza di cose molto più basso rispetto a quello gravante su commercianti, artigiani e imprenditori. Quindi gli agricoltori pagano meno imposte? No, considerando di volta in volta la situazione particolare dell’azienda, la sua fase di vita e gli investimenti pianificati. Allora, perché questo trattamento “di favore”? Storicamente il legislatore ha sempre voluto sostenere il settore primario perché fonte insostituibile di risorse fondamentali. Ma anche perché l’agricoltura risente direttamente di fenomeni atmosferici, stagionali e veterinari del tutto imprevedibili, o comunque difficili da evitare. Dunque, questo carico fiscale meno invasivo rispetto alle altre attività del Paese compensa il carico di variabili esogene affrontate dagli agricoltori.
Stato dei fatti: prima e dopo Meloni
In Italia la Legge di Bilancio per il 2017 introdusse una grossa esenzione per sollevare il comparto agricolo colpito allora dalla crisi: i redditi dominicali e agrari di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP) non concorrevano alla formazione della base imponibile Irpef. La misura, varata dal Governo Renzi, fu poi sempre prorogata fino alla Legge di Bilancio per il 2023. Gli sgravi prevedevano anche un forte alleggerimento dei contributi previdenziali a carico degli agricoltori con meno di 40 anni. Tutto ciò NON è stato prorogato dalla Legge di Bilancio per il 2024. Grazie, Meloni.
Non solo: hanno deciso di introdurre anche la tassa sui diritti di superficie per chi ospita pannelli fotovoltaici. E gli agricoltori ne sono pieni, di pannelli fotovoltaici “ospitati”. Quindi, ripetiamolo: il clan Meloni ha reintrodotto l’Irpef nel settore agricolo, e obbliga i giovani agricoltori a versare tutti i contributi previdenziali. I due regimi di esenzione (fiscale e previdenziale) non sono stati prorogati, e questo ha provocato da subito i malumori delle organizzazioni agricole. I trattori per strada, adesso, erano da prevedersi. Ma il Green Deal c’entra ben poco, e pure la farina di grilli.
Torna quindi la tassazione ordinaria, e nella dichiarazione dei redditi 2025 gli agricoltori staranno alle regole ordinarie: dovranno dichiarare i redditi dominicali e agrari in base alle risultanze catastali, e assoggettarli pure a rivalutazione, pari all’80% per il reddito dominicale e al 70% per il reddito agrario. Ma non basta: gli agricoltori dovranno riempire anche la colonna dei “redditi diversi” in presenza di “diritti di superficie” collegati agli impianti agrovoltaici.
L’Europa a favore degli agricoltori
Non si può dimenticare che il settore agricolo è sempre stato uno dei più sussidiati, e non solo da Roma. Bruxelles l’ha sostenuto fin dal Trattato di Roma. Oggi buona parte delle fattorie e delle aziende agricole europee riesce a sostenersi proprio grazie ai fondi europei per l’agricoltura. La Politica Agricola Comune (PAC) è aggiornata ogni cinque anni: l’ultima è in vigore dal 2023, varrà fino al 2027 ed è stata finanziata con 386,6 miliardi di euro. Parliamo del 31% di tutto il bilancio europeo per il periodo 2021-2027, cioè oltre 1.200 miliardi di euro. La maggior parte dei fondi sarà usata in sussidi diretti agli agricoltori: riceveranno quasi 190 miliardi di euro, il 72% del totale. Il resto sarà diviso in progetti per lo sviluppo rurale e interventi in settori specifici come quelli del vino, dell’olio e dell’apicoltura.
Le elezioni europee sono vicine. Gli agricoltori si rivoltano contro il nemico sbagliato, manipolati da politicanti propagandisti pronti a inventarsi di tutto pur di arrivare a Bruxelles. E distruggere dall’interno un sistema che finora ha solo difeso il lavoro, lo sviluppo comune e il benessere democratico. La dis-informazione è il nuovo braccio armato del populismo. E i trattori sono tanto, tanto pesanti.


3 commenti
Articolo sempre preciso e politicamente corretto. Proprio il governo Meloni Salvini è la causa della protesta ma una disinformazione operata dal tandem di destra ha diretto la protesta verso Bruxelles. Non a caso che gli agricoltori che stanno protestando nel merito hanno rotto la solidarietà con gli Agricoltori strumentalizzati da Fratelli d’ Italia e dalla Lega di Salvini. Nel merito delle cose tecniche citate nell’articolo sono la pura verità. Si da il caso che per un periodo abbia lavorato allo SCAU (Servizio Contributi Agricoli Unificati) come tecnico per le verifiche sia catastali che reddituali ai fini fiscali e pensionistici. La botte dà il vino che contiene e questo è ottimo. (per restare nel tema).
L’articolo accenna alla tassazione in base a reddito agrario e dominicale per gli agricoltori: molti ritengono che sia un trattamento di favore. Vorrei sottolineare che con tale sistema di imposizione fiscale l’agricoltore avrebbe imponibile IRPEF anche nel caso non traesse utili dalla sua attività (situazione che capita sempre più spesso negli ultimi anni) perchè non si tiene conto di costi in forte aumento e ricavi in ribasso per prezzi insoddisfacenti. (https://lagiustizia.net/proteste-del-modo-agricolo-perche/)
C’è un generale problema di liquidità nel mondo agricolo: si hanno magari crediti IVA verso l’Agenzia delle Entrate (che li rimborsa secondo tempi lunghi) ma mancano i soldi sul conto corrente per far fronte alle uscite immediate.
Mi permetto di ricordare lo strano caso dei contributi di bonifica che incidono in alcuni casi in maniera pesante nel calcolo dei costi di produzione: non si possono compensare con IVA a credito o con i crediti d’imposta per l’acquisto di attrezzatura. Così è normale che il coltivatore diretto si arrabbi. Lo si incentiva a fare investimenti, questi portano a un’uscita di denaro dalla cassa in cambio di crediti che si possono compensare solo con imposte e INPS in F24: si può compensare tutto tranne i contributi di bonifica. I Consorzi di Bonifica vogliono i soldi e non fanno convenzioni con l’Agenzia delle Entrate per la riscossione con F24: chissà perchè? Riporto qui un vecchio articolo del 2023. https://lagiustizia.net/politica-dei-crediti-dimposta-agricoltura/
No, è tutto relativo ai soldi che il clan Meloni vuole continuare a dare a quel bamboccio di Zelensky togliendolo agli agricoltori e agli italiani.
Per fortuna l’Ucraina ormai è sconfitta ma noi ci siamo dissanguati per una guerra tra slavi che i soliti noti hanno usato per mettersi contro Putin. Poveri illusi!
Ne usciremo tutti con le ossa rotte mentre i russi si arricchiscono sempre di più e Putin se la ride di gusto.
Siamo solo dei fantocci USA e getta e finiremo malissimo.
A proposito, nessuno che parla dell’intervista del secolo a Putin fatta da Tucker Carlson?
Tutto il resto è noia.