Il dibattito si anima, specie a sinistra, con le stucchevoli polemiche su chi lascia PD e Campo Largo che hanno molto il sapore che chi le alimenta non ci ha capito nulla.
Sorvoliamo sulla parte sgradevole, gli insulti, il dileggio, le umiliazioni delle quali abbiamo già parlato e continuano a parlare da sole.
Auguri agli integralisti, ai radicali di sinistra.
Buona vita con l’auspicio che nell’Ade della politica vi ritroviate con i vostri omologhi di destra da Bocchino a Sallusti.
Tutti insieme appassionatamente in un baccanale orgiastico della stupidità.
Poche considerazioni.
La prima sulla nuova legge elettorale.
Prevede una soglia del 42%, al di sopra della quale c’è un premio di maggioranza abnorme (per chi la supera) al di sotto sarà invece un proporzionale puro.
Se restassero solo due poli non c’è ombra di dubbio che una delle due coalizioni (quella della Meloni) lo superi.
Ragazzi è una questione di matematica. La soglia si calcola sui voti espressi e non sugli aventi diritto al voto.
Se gli schieramenti sono solo due quello che vince deve assolutamente superare il 50%.
Cosa diversa se esistesse un terzo polo. Il suo pacchetto di voti potrebbe evitare che entrambi uno dei due poli non superi la soglia e che entrambi si fermino al di sotto del 42%.
Tradotto in politichese, in uno scenario in cui la destra è sempre più forte della sinistra, la presenza di un terzo polo potrebbe non impedire la vittoria dei Meloniani, ma impedirebbe che superino il 42% e incassino il premio di maggioranza.
Il parlamento si formerebbe con il proporzionale puro e la partita sarebbe tutta da giocare.
Secondo aspetto, più politico.
Se Schlein, Conte, e tutta la loro corte di stucchevoli saltimbanchi dell’intellettualismo politico sperano che una alleanza larga batta la Meloni coltivano pie illusioni.
Perché per vincere non basterà rosicchiare qualche voto all’avversario, impresa che appare quantomai impossibile, ma bisognerà recuperare dei voti dalla massa degli astenuti.
E perché mai persone che si sono astenute alle scorse elezioni dovrebbero tornare a votare con la stessa offerta politica del 2022 (che hanno già ripudiato) e che oggi si presenta peggiore di quella della prima tornata.
Un terzo polo di sinistra moderata, riformista, garantista, altro che se non avrebbe la possibilità di attingere a quella massa di astenuti.
Perché rappresenterebbe un fatto nuovo, dinamico, una proposta e uno stile politico alternativo alla canea ringhiante di sinistra, ma soprattutto sarebbe una alternativa alla rigidità dello schema bipolare del quale siamo in tantissimi ad avere le palle totalmente piene.
È per questi motivi che non è uno scandalo se Pina Picierno se ne va e se con lei sono in tanti che si muovono in area riformista e terzo polista.
Non è un tradimento ai valori della sinistra, cari Scanzi, Travaglio e compagnia bella.
Non è un regalo alla Meloni che così vincerà.
La questione è che con voi non perderà mai e con un terzo polo potrebbe vincere ma non raggiungere il premio di maggioranza.
E allora fateveli due conti, immaginatevelo un parlamento composto senza premio di maggioranza e con il proporzionale puro.
Se ci riuscite.
Chiosa finale.
Il fattore tempo è determinante.
L’elettorato si deve accorgere che esiste una terza posizione ma soprattutto deve individuarne e capirne i caratteri distintivi e il significato di natura politica e ideologica.
Non è una digestione rapida.

