Non é il film di Fellini che ha vinto l’Oscar. E non é neppure “quella che porta a te”, come cantavano i giovani cattolici nel ‘68 e neppure quella invocata da Giorgio Gaber per sfuggire alla monotonia della convivenza. E’ una strada laica che ci porta a un obiettivo politico condiviso. Prendiamo il povero Psi. In nome di quale strada invoca la stantia riaggregazione dei socialisti di trent’anni fa e poi caccia quelli che fino a ieri erano nel partito? Lasciamo stare i commissariamenti militari in ogni parte d’Italia, ma qual’é la politica della fantomatica e strabica riaggregazione? Passati dalla lista col Pd alla suggestione di un accordo con Fratoianni alla lista con Renzi alle Europee e alla recente esaltazione dell’Union de la gauche in salsa francese, perché mai si dovrebbe sposare questo appuntamento? In nome di quale progetto? Prima la politica, come scandiva Nenni con lo slogan “politique d’abord”. Rimpiccioliti, perseguitati, impauriti, balbettanti, si biascica di tutto. Diciamo allora che teniamo ferme le ragioni della nascita dell’Associazione socialista liberale e di questo giornale, La Giustizia, manifesto storico del riformismo, che da domenicale divenne quotidiano e che da provinciale si trasformò in nazionale. E poniamo cinque argomenti alla base di qualsiasi progetto. Questi punti, irrinunciabili, sono nell’ordine 1) Una vocazione europeista che contrasti i neo nazionalismi di destra e di sinistra. Il manifesto elettorale della Lega “Meno Europa e più Italia” é assieme un’indicazione suicida (meno Europa equivale a meno Italia) e ridicola (meno Europa di così non c’é l’Europa). 2) L’appoggio alla resistenza ucraina che combatte il neo imperialismo di Putin. Un appoggio politico, morale e militare. 3) Una politica che insieme sia ispirata alla salvaguardia dell’esistenza di Israele e alla lotta contro il terrorismo di Hamas e nel contempo alla legittima aspirazione dei palestinesi ad avere una patria libera dagli insediamenti delle colonie israeliane. 4) La piena collaborazione di tutto il Parlamento per la realizzazione degli obiettivi previsti dal Pnrr. Si tratta di 190 miliardi che devono consentire all”Italia una crescita di Pil e di occupazione. 5) Una riforma della giustizia che preveda la separazione delle carriere dei magistrati, la nomina per sorteggio del Csm, la revisione del carcere preventivo e una profonda riforma del regime carcerario. Questi cinque obiettivi non sono alla base di riferimento di nessuno dei due poli. Anzi nella coalizione di destra e di sinistra ci sono forze decisamente contrarie al sostegno alla resistenza ucraina e nella coalizione di sinistra la maggioranza (Pd e Cinque stelle) è contraria alla riforma della giustizia. Si tratta di capisaldi della nostra identità. Condannare le aggressioni e sostenere la giustizia giusta e non quella politicizzata è un dovere irrinunciabile e coerente con i nostri ideali e con la nostra storia. E’ la nostra strada. Può ritrovarsi attorno a questi punti, intanto, il mondo socialista residuo e diviso? Può essere questa una prima fase per poi puntare alla nascita di una nuova forza politica riformista, pienamente democratica e libera da gruppi dirigenti chiusi, da satrapi e da soffocatori del dissenso? Una forza di cultura e d’idee, non un ridicolo partito tardo morandiano. Un movimento aperto e fornito di tutti gli strumenti tecnologici per sondare militanti, simpatizzanti, semplici cittadini. Un nuovo punto di raccolta per giovani e intellettuali che rifiutano la politica attuale e si rifugiano nel non voto. Ma la collocazione, sulla base di quei cinque punti discriminanti, non può che essere autonoma e in contrasto col finto bipolarismo italiano al quale purtroppo pare convertito lo stesso Renzi. Visto che sia a destra sia a sinistra si formano coalizioni che possono vincere le elezioni, ma non governare in modo compatto e stabile un paese, tanto vale superare il maggioritario e tornare al proporzionale. Magico ritorno al passato. Altro che Premierato e partiti padronali. L’uomo solo al comando (o sarebbe meglio dire la donna) non é il farmaco giusto (né la strada) per curare la crisi della democrazia.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


3 commenti
Caro Mauro…
Con tutta la stima per il tuo encomiabile insistere…
I punti che hai citato sono purtroppo pochi e privi di interesse per la cosiddetta gente comune…
Giovani e classe media che sta andando verso il basso…
La Schlein furbescamente a slogan sta quantomeno intercettando qualcosa…
Se però a breve non enuncerà un programma concreto e fattibile…
Vedi soldi da trovare…
Sarebbe un ennesimo flop…
I socialisti erano menti eccelse nel proporre programmi all’ avanguardia e concretamente fattibili…
Non a caso gli hanno prelevati quasi tutti gli altri partiti…
Movimento 5S compreso…
Un’ albore di tentativo di riunione dei socialisti per degli obiettivi simil Rimini…Lo ha cercato Martelli ma del PSI è rimasto solo macerie… Soprattutto intellettuale e di spessore politico…Ed è ormai solo a traino del sud…
Seguendo il ragionamento del Direttore, io non escluderei che la strada da lui indicata, ossia un progetto di segno terzo polista, possa incontrare consensi nell’area del non voto, ovvero tra chi, per motivi vari, non intende schierarsi con l’uno o l’altro degli attuali due versanti politici, mentre nutro invece dubbi circa la possibilità che risulti attrattivo per chi si è già convintamente schierato, e ciò vale a mio avviso anche per quei socialisti che nel dopo Tangentopoli hanno scelto di non andare a sinistra, o comunque per non pochi di loro (con riferimento alla domanda del Direttore, laddove ragionevolmente si chiede se attorno ai punti qui elencati possa ritrovarsi intanto il mondo socialista residuo e diviso).
La formazione qui prospettata si prefigura come soggetto autonomo, ma ci sono precedenti che possono far supporre che non vi sarebbe effettiva equidistanza, e rimanga comunque la vicinanza/contiguità con la sinistra, una tesi a mio vedere avvalorata da un ulteriore elemento: a meno di pensare che detto soggetto riesca ad ottenere percentuali tali da assumere la guida del Paese, si porrebbe giocoforza la questione alleanze, salvo estraniarsi dalla vita politico-istituzionale, e qui non si dice in quale direzione saranno orientate, quantomeno per lasciare intendere che possono esserlo in entrambi i sensi, a seconda dei programmi e provvedimenti volta a volta in esame.
Tale “non detto” può rappresentare quell’ulteriore elemento di cui avanti dicevo, e che potrebbe rendere diffidenti quanti non vorrebbero casomai trovarsi ad aver sostenuto una formazione sostanzialmente propensa ad accordi con il Campo Largo, e del resto anche la “chiusura” verso il Premierato, riportata sul finire di queste righe, sembra allinearsi alla posizione della sinistra, quando, se non ricordo male, chi aveva allora mostrato intenzione di vita ad un Terzo Polo si era espresso in maniera al riguardo possibilista, se non favorevole, convenendo sulla opportunità di rafforzare la figura del Primo Ministro (se questa “virata” trovasse conferma, non credo ne gioverebbe il progetto qui esposto)
Paolo Bolognesi 31.07.2024
Il ritorno al proporzionale darebbe nuova vita alle idee e slancio a chi coglie le aspettative della società.