E’ abbastanza evidente che il nuovo assetto di governo in Francia riveli la strategie di Emmanuel Macron per i prossimi appuntamenti elettorali e in particolare per le Europee di quest’anno. Dato il benservito a Elisabeth Borne accettando le sue dimissioni (che poteva respingere come aveva già fatto) e poi salvaguardandone la dignità con le lodi sul suo operato, a Macron non rimaneva che indicare un suo fedele come nuovo Primo Ministro. Con delle caratteristiche pero che tenessero conto del fatto che Renaissance, il partito di tendenza liberal socialista che lo ha candidato, non ha la maggioranza assoluta all’ interno del Parlamento e quindi ha bisogno dei voti dei gollisti per fare approvare i provvedimenti. La scelta è caduta su Gabriel Attal. Attal, a 34 anni e’ il Premier più giovane nominato in Francia nella storia della Quinta Repubblica e si può definire un enfant prodige. Si può anche certamente etichettare come un bravo allevo del macronismo, rimanendo accanto al Presidente fin dal 2016, dopo una militanza nel Partito socialista. Una scelta anche generazionale quella di Macron in risposta al fatto che, nella prossime elezioni europee, Marine Le Pen, per il Rassemblement National, ha indicato il ventinovenne Jordan Bardella. Ma al di là del dato anagrafico è sul piano politico che l’inquilino dell’Eliseo si sta muovendo. Dopo aver portato a termine la riforma delle pensioni e risanato il bilancio Macron ha capito che la sinistra di Melenchon, che sembrava in ripresa, si è divisa sulla politica estera perdendo credibilità. La guerra all’Ucraina e i recenti scontri in Medioriente tra Israele e Hamas hanno prodotto lacerazioni evidenti all’interno della gauche che sara’ molto difficile che vengano superate e cicatrizzante prima del voto europeo. Il pericolo di un sorpasso per Renaissance viene quindi da destra. Ed ecco che sono stati approvati nelle scorse settimane provvedimenti restrittivi nei confronti delle migrazioni proprio per disinnescare la Le Pen, lasciati in eredità a Attal (leggi razziste secondo la sinistra), che proseguirà su questa strada. Intanto il nuovo Premier ha proceduto a un rimpasto che conferma, con qualche sorpresa, la strategia del Presidente della Repubblica. Due le principali novità: la nomina di Rachida Dati a Ministra della Cultura e quella di Stefane Sejournè a responsabile degli Esteri. La prima e’ un chiaro messaggio ai gollisti. Lei, gia’ legata politicamente a Sarkozy, ha preso il posto di un’esponenti dell’ala sinistra del partito di Macron, la Rima Abdul Malak. Guarda caso un ironico commento negativo sulla Dati e venuto dalla Sindaca di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, che ha compatito gli attori della cultura francese per l’incompetenza della nuova titolare del dicastero. La nomina di Sejournè, che le malelingue hanno interpretato come un premio all’ex fidanzato di Attal, va vista come un riconoscimento a un fedelissimo di Macron, attualmente Presidente di Renaissance. Non c’è stato all’ interno del nuovo Governo un rinnovamento radicale. I Ministri dell’Economia, dell’Interno e della Difesa sono rimasti gli stessi dell’era Borne. Piazza pulita invece per i Ministri che erano espressi dalla componente di sinistra del partito di Macron a cominciare dall’ex titolare dei Trasporti Clement Beaune che aveva criticato pesantemente i provvedimenti restrittivi sui migranti irregolari. Uno spostamento a destra quindi quello in atto da parte del nuovo Governo francese. Nessuna notizia invece sul futuro politico dell’ex Premier Elisabeth Borne. Gabriel Attal le avrebbe offerto il dicastero della Difesa ma si è visto rispondere con un netto rifiuto. Non è esclusa però la sua candidatura a un seggio al Parlamento europeo. Intanto il nuovo Esecutivo francese in questi ultimi giorni si trova a dover affrontare le proteste degli agricoltori in lotta ormai in tutti i Paesi dell’Unione europea. Mal comune mezzo gaudio? Il Premier si appella anche a questo proverbio, nato con Cicerone, per minimizzare il malessere.

