Sulla riforma della “separazione delle carriere” abbiamo pensato di sentire il parere degli avvocati. Sono stati
quindi contattati diversi professionisti, appartenenti a vari territori, che rivestono, o hanno rivestito, degli incarichi istituzionali all’interno dei loro ordini di appartenenza, o in altre sedi, e proporremo ai nostri lettori queste interviste man mano che le raccoglieremo.
Oggi abbiamo come ospite Federico Novelli – Avvocato del Foro di Roma – Iscritto all’Albo Speciale Cassazionisti e Giurisdizioni Superiori – E’ stato Presidente della Commissione Nazionale di Garanzia del PSI, membro della Segreteria Nazionale di tale Partito, Segretario Regionale della Federazione Umbria, Candidato per il csx al collegio uninominale del Senato elezioni politiche 2022, amministratore provinciale e comunale, che ci ha gentilmente concesso parte del suo tempo per permetterci di raccogliere il suo pensiero sullo scottante tema.
1.- Avvocato Novelli, la riforma è stata approvata: ci dica, in una decina di parole, la sua valutazione di sintesi.
Positiva. Si tratta di un passo in avanti verso l’attuazione del principio del giusto processo e sul percorso avviato nel 1989 per uniformare il nostro codice di procedura penale al sistema accusatorio, abbandonando il precedente modello inquisitorio di stampo autoritario. Vanno in questo senso la separazione delle carriere, la previsione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, l’estrazione a sorte dei componenti, l’attribuzione della competenza disciplinare ad una Alta Corte composta da giudici.
2.- La separazione delle carriere appare figlia di una posizione politica mentre le ragioni di chi si oppone sono figlie di una opposta posizione politica. In realtà la madre di questa riforma è un’altra e cioè quella che trasformò il processo inquisitorio in processo accusatorio.
Esattamente. Autore di quella riforma è il Prof. Giuliano Vassalli, che oltre ai “titoli” giuridici, istituzionali e politici è stato medaglia d’oro della resistenza. Uno dei padri della Repubblica. In una bellissima intervista rilasciata nel 1987 al Financial Times, richiamando un suo intervento in commissione proprio sul nuovo codice di procedura penale, dichiarò: “ho detto che parlare di sistema accusatorio laddove il pubblico ministero è un magistrato uguale al giudice, che ha… che non avrà più gli stessi poteri del giudice come li ha il oggi, ma che continuerà a far parte della stessa carriera, degli stessi ruoli…essere colleghi eccetera, è uno dei tanti elementi che non rendono molto leale parlare di sistema accusatorio. Tuttavia, ho detto anche, che per ragioni di opportunità, propendevo per lasciare la parola “secondo i caratteri del sistema accusatorio” … perché se l’avessimo levata, sarebbe stata una ulteriore spinta per la magistratura italiana per lasciare le cose più o meno come sono”.
3.- La magistratura è ferocemente contraria salvi casi rarissimi. I giudici hanno davvero paura della creazione dei due CSM o c’è dell’altro.
A mio avviso c’è dell’altro.
Rileggo il Vassalli di quell’intervista: «la magistratura ha un potere enorme … lo ha sul potere legislativo … è il più grande gruppo di pressione, è il più forte gruppo di pressione che abbiamo conosciuto, almeno nelle questioni di giustizia … in quaranta anni non c’è stata una legge in materia di giustizia che non sia stata ispirata e voluta dalla magistratura, la quale è diventata sempre più un corpo veramente corporativo». E snocciola una serie di esempi concreti. Il giornalista domanda “quindi mi sta dicendo in poche parole che la volontà del parlamento non è sovrana, non si può esercitare sovranamente sull’apparato dello Stato?”
Il Sen. Vassalli: risponde “È una sovranità limitata, come quella del paesi dell’Est Europeo, è una sovranità limitata dalla magistratura, nelle questioni di giustizia, non in tutte le questioni.”
4.- Potrebbe essere l’Alta corte di Disciplina a creare la loro ostilità.
No. È quello a cui si riferiva Vassalli, la perdita di questo potere di pressione, di condizionamento.
5.- Gli oppositori alla riforma adombrano il pericolo che la magistratura perda la sua indipendenza e hanno fatto ricorso anche a notizie false come la intervista a Falcone letta da Gratteri in tv.
La mistificazione fa parte di una certa cultura politica che non mi appartiene. Lasciamo perdere “l’uso” di Falcone fatto da alcuni magistrati e da alcune forze politiche.
Guardiamo la legge che modifica: l’art. 104 della prevedendo l’istituzione e composizione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri; la parte in cui si afferma che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” viene ulteriormente rafforzata attraverso l’esplicito riferimento alla magistratura requirente quale componente della magistratura.
L’indipendenza e l’autonomia della magistratura non sono messe in discussione, anzi.
Aggiungo che se il governo o il parlamento avessero voluto sottoporre al loro controllo i pubblici ministeri avrebbero provveduto ai sensi dell’art. 107 con legge ordinaria, senza aver bisogno di cambiare la Costituzione.
La modifica costituzionale assicura maggiore indipendenza alla magistratura.
6.- Un altro degli argomenti, specie dei magistrati vedi Gratteri, è che statisticamente sono pochi i magistrati che passano da una funzione all’altra.
Mi pare un argomento assai debole per negare un principio che è un pilastro del sistema accusatorio.
7.- Il sorteggio riuscirà davvero a sconfiggere le correnti politicizzate della Anm?
Lo diranno i fatti.
Io la penso come il Prof. Cassese;“Il sorteggio presenta due vantaggi. Da un lato dà eguali chance a tutti i magistrati di accedere ai due Consigli superiori. Dall’altro, evita che si costituiscano cordate e correnti, e quindi strutture clientelari. Il Csm è una sorta di direzione generale del personale collettivo, che decide assunzioni, promozioni, assegnazioni di sedi, trasferimenti (è scritto nell’articolo 105 della Costituzione). Non è il Parlamento dei magistrati, deve solo gestire il personale. Non deve rappresentare la magistratura, deve solo assicurare che la carriera dei magistrati non sia influenzata da ragioni partigiane e che tramite la gestione della carriera non si influenzino i giudizi espressi dai magistrati. Quindi è solo uno scudo, non il vertice di uno Stato nello Stato”
8.- Non trova che forse una certa commistione tra giudici e pm, se così la si vuol chiamare, si concretizza più nella quotidianità che tra le regole? Per esempio se un pm chiede il rinvio di un dibattimento per studiare meglio le carte il giudice raramente lo nega, se lo chiede un avvocato son guai. Oppure la circostanza che la proroga delle indagini preliminari non viene quasi mai negata. Oppure ancora che tutte le udienze preliminari si risolvono in un rinvio a giudizio.
Hai fatto degli esempi concreti.
Il punto è sempre quello Pm e Giudice, pur essendo ambedue magistrati, svolgono compiti diversi, l’uno dirige un’investigazione, l’altro valuta le posizioni delle parti.
Prendo a prestito ancora una volta il Prof. Cassese “Com’è possibile reclutare con le stesse procedure, sottoponendo agli stessi esami, giudicando le stesse attitudini, persone che svolgono mestieri tanto diversi? Quindi fin dalla selezione e poi dalla carriera, si deve procedere in modo diverso perché i mestieri sono diversi”.
Una sua metafora rende l’idea: “un anestesista e un chirurgo sono tutt’e due laureati in medicina, ma il chirurgo fa una cosa e l’anestesista un’altra. E a me non farebbe piacere essere operato dall’anestesista invece che dal chirurgo”.
9.- Ci consenta una domanda politica: questa riforma è stata indiscutibilmente adottata dalla destra che ne rivendica anche la primogenitura risalendo addirittura a Berlusconi. Noi pensiamo che la esegesi corretta ponga la sua genesi altrove.
Torniamo alle legge Vassalli.
Voglio aggiungere una cosa.
Discutiamo di strumenti adottati non per indebolire la giustizia, ma per rafforzarne l’equilibrio, l’imparzialità e la credibilità. A questo diremo si o no. Occorre spogliare il referendum di un significato politico errato e strumentale che non ha. Non dobbiamo dare un voto a questo o a quel governo, e neppure alla magistratura. Non dobbiamo pronunciarci su chi ha proposto la riforma ma sulla riforma. In questo senso non ha ragion d’essere il clamore di alcuni politici e di alcuni magistrati militanti e ha l’obiettivo di fuorviare rispetto alla vera scelta.
10.- Una domanda fuori tema ma a nostro avviso pertinente. Sia Gratteri che Davigo sono contrarissimi ai cosiddetti “tribunali minori”. Nell’agenda di governo c’è il riordino dei criteri delle norme che portarono alla soppressione di numerosi tribunali. In molti casi furono soppressi uffici che lasciarono sguarniti territori importanti. La giustizia deve essere di prossimità o deve per forza rispondere, come una azienda, a criteri di numeri di produzione?
Quella scelta fu un errore e va rivista.

