“La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”.
Non poteva essere più chiaro il presidente della Repubblica nel giorno in cui ha inaugurato l’anno scolastico in uno dei luoghi simboli della ricostruzione del terribile terremoto del 2016, Amatrice.
Il monito di Sergio Mattarella è limpido e cade a poche ore dall’annuncio della premier Giorgia Meloni di due riforme forti che toccano proprio il mondo dell’istruzione: il tetto nelle classi agli studenti stranieri e il divieto di indossare il burka nelle aule.
Il Presidente parla davanti al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – silente sul provvedimento – e chiama in causa chi ha il potere e il dovere di intervenire: “gli insegnanti non devono essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili”.
Alla fine è sempre Mattarella, dio lo benedica, a rimettere l’ago impazzito della bussola sulla posizione corretta verso nord.
Il provvedimento che Giorgia Meloni ha annunciato sembra sconciare la notte quello che il giorno si tesse.
Da un lato la destra di governo parla della necessità che gli stranieri si integrino e facciano propri i principi e i valori della tradizione culturale italiana e dall’altro si vanno a creare le condizioni perché questo non accada.
Con la iniziativa sule scuole la Meloni sembra inseguire Vannacci sul fronte dell’oltranzismo e del rigore.
Del resto il generale l’ha appena detto “faremo tutto il possibile per rendere sconveniente allo straniero venire e poi restare in Italia”.
Sembra che abbia pigiato uno dei pulsanti di comando e Giorgia abbia obbedito.
È chiaro che Meloni ha paura di Vannacci e del consenso che per ora sta mietendo a destra della destra.
Non vuole metterselo dentro la coalizione perché ha paura di perdere i voti moderati.
Non vorrebbe farne a meno perché ha paura di perdere le elezioni visti i sondaggi delle ultime settimane.
Ma anche Vannacci ha paura.
Il duro e puro, quello che “vado dritto per la mia strada”, ha paura di stare fuori.
Perché il concetto di voto utile peserebbe sulla sua area di consenso e rischierebbe di tenerlo al di sotto delle soglie di sbarramento.
Altrimenti perché ripeterebbe ogni santo giorno, sui suoi profili social, la formula magica “se il centrodestra non vuole
perdere ha bisogno di noi”.
E poi il video bolso che lo vede camminare sotto il sole con l’ombrello chiuso tenuto in alto con la mano.
Alla domanda “che fai?” risponde “così a destra mi vedono meglio ed è più facile per loro inseguirmi”.
Il problema non sono i suoi deliri di onnipotenza ma quella parte di Italia che è entusiasta di queste buffnate.
Poi che non ha ragione Bonaccini.
Ma la questione è un’altra.
Mattarella riserva alla fine le parole più dure, quelle sottolineata dal più forte applauso di una platea in gran parte composta da insegnanti: “la scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.
E questa funzione sul piano della integrazione funziona.
Sono sempre di più i ragazzi stranieri che si integrano, che fanno loro la nostra cultura, che parlano l’italiano alla perfezione, che si commuovono quando suona l’inno nazionale e lo cantano perfettamente a memoria, meglio di tanti italiani.
Pensate ai tanti atleti azzurri di origine straniera, ma naturalizzati italiani, che tra l’altro ci stanno regalando una caterva di medaglie.
E poi ci sono quelli congolesi che salvano la vita dell’insegnante aggredita da un ragazzo italiano.
Questo vuol dire che l’integrazione funziona e gli italiani lo sanno, se ne accorgono, lo vedono nella vita quotidiana.
Ed è questa la cosa che fa più paura a Vannacci.
“La scuola”, conclude Mattarella, “è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti, gli studenti non sono semplici utenti della scuola. La società ha bisogno della loro voce”.
Grazie Presidente.


1 commento
Riguardo al provvedimento annunciato dalla Presidente del Consiglio, io non riesco a vedervi il pericolo di emarginazione/ghettizzazione che sento invece teorizzare e paventare, anche a gran voce, tra le fila degli antimeloniani, ma il limite del 30% mi sembra anzi perseguire un doppio risultato, ossia la salvaguardia del multiculturalismo e nel contempo la custodia del nostro patrimonio valoriale-identitario (secondo la logica che ciascun Paese ospitante cerca di dare continuità generazionale alle proprie sembianze culturali, tradizioni, consuetudini ….).
Ci sarebbe in ogni caso un’alternativa, perlomeno a mio modesto avviso, da poter essere percorsa e proposta da chi avanza critiche al provvedimento in causa, o lo boccia senza riserve, ed è quella che Scuola pubblica e Scuola privata paritaria siano messe sullo stesso piano, anche in ordine ai costi sostenute dalle famiglie, in maniera che le stesse possano scegliere il modello scolastico e di insegnamento cui affidare l’educazione-istruzione dei propri giovani (credo appartenga al pensiero liberal-socialista il dare alle famiglie la possibilità di una siffatta opzione).
Paolo Bolognesi 22.09.2026