di Matteo Bettini.
La questione socialista non è un capitolo chiuso, né un reperto d’archivio da affidare alla storia. È, piuttosto, una ferita ancora aperta nel tessuto democratico del nostro Paese, e insieme una sfida inevasa: quella della modernizzazione dell’Italia, della giustizia sociale senza giustizialismi, della libertà coniugata all’uguaglianza.
Oggi che il dibattito pubblico è prigioniero di semplificazioni populiste e nostalgie identitarie, vale la pena tornare a interrogarsi su ciò che fu il socialismo riformista italiano: un progetto di emancipazione laica, europea, e profondamente radicato nella cultura del lavoro e dei diritti civili.
Non si tratta di operare riesumazioni, ma di riconoscere un’eredità politica ingiustamente delegittimata e colpevolmente dimenticata. Forse è il momento di riaprire, con onestà e senza ipocrisie, una riflessione storica e politica sulla fine del PSI e su ciò che quell’esperienza ha significato – e potrebbe ancora significare – per l’Italia.

