Carlo Nordio l’ha appena annunciato: “il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che introduce i test psicoattitudinali per l’ingresso in magistratura“. A margine, ha pure specificato che “non c’è alcuna interferenza da parte dell’autorità politica o del governo“. Qualcosa che suona un pò come quel vecchio motto – excusatio non petita, accusatio manifesta. Ma tant’è.
Le parole del ministro
Per addolcire la pillola, a molti indigesta, il guardasigilli ha anche voluto specificare che “quando entrambe le Camere ti inviano determinate osservazioni è un dovere quasi del governo quello di adeguarsi“. E per quanto riguarda il casus belli in sé per sé, ha aggiunto: “sono polemiche sterili, vuote astrazioni polemiche, nessuno ha mai pensato di introdurre valutazioni periodiche dell’attitudine e della psiche dei magistrati“. E ha continuato: “Questa è un’attuazione della legge delega del 2022, che riguarda soltanto l’ingresso in magistratura, quindi tutto quello che abbiamo sentito sulle valutazioni periodiche della psiche dei magistrati sono vuote astrazioni polemiche, perché nessuno ha mai pensato di introdurre una cosa del genere“. Peccato, diremmo. Perché se, allora, vogliamo fare una cosa seria, facciamoli ‘sti controlli. Ma periodici. E non se ne parla più.
Ma le giustificazioni del ministro non finiscono qui: “Non è affatto invasione di campo da parte del governo nei confronti della magistratura” – ha continuato Nordio – “Tutta la procedura di questi test è affidata al Csm (…) la valutazione finale è sempre rimessa alla commissione che decide sull’esito delle prove scritte e orali. Parlare di oltraggio all’indipendenza della magistratura è assolutamente improprio (…) Non c’è nessun vulnus, nessuna lesa maestà“. E qui la sovrapposizione con Ponzio Pilato è palese. Lavarsene le mani sembra una panacea. “L’esame psicoattitudinale” – ha ribadito il ministro – “è previsto per tutte le funzioni più importanti del Paese, ma soprattutto è previsto per le forze dell’ordine. Il pubblico ministero è il capo della polizia giudiziaria, che è sottoposta al test. Se sottoponiamo ai test chi obbedisce al comandante, è possibile non sottoporre a test chi ha la direzione della polizia giudiziaria?”. Un discorso che davanti ad Aristotele farebbe un figurone, se si trattasse di una tenzone filosofica sull’arte nobile della Logica.
E per sottolineare la nitidezza razionale del tutto, il guardasigilli ha confidato alla stampa, come in camera caritatis: “Mi sono sottoposto ai test psicologici del Minnesota, che è quello che vorremmo introdurre qui. Non c’è nulla di male se una persona cerca di capire com’è fatta, e magari può cercare di correggersi. Si tratta di persone che hanno in mano le vite degli altri, come i medici“. E qui bisognerebbe approfondire una simile dichiarazione universalistica di opportunità che sfocia comunque anche nel merito. Perché, viene da dire, considerata la rilevanza capitale della questione, allora sarebbe il caso che il Grande Fratello di orwelliana memoria fosse chiamato a intervenire pure sui docenti universitari, sugli insegnanti di ogni ordine e grado, sui taxisti, sui conducenti di mezzi pubblici, sugli operatori ecologici, e perché no: sui politici tutti. Melius est abundare quam deficere!
Laconica e sorniona, infine, la chiusura di Nordio. Alla domanda “cosa accade se il candidato non supera il test?” il titolare di via Arenula risponde: “L’esame di accesso alla magistratura si può ripetere quattro volte“. E allora andrebbe rinnovata la proposizione di cui sopra: dunque, se si tratta di qualcosa di talmente semplice, e utile per il conseguimento del cosiddetto bene pubblico supremo, perché eseguire questo test solo al momento dell’accesso, e non rinnovarlo anche periodicamente durante tutta la durata dell’incarico?
Cosa prevede il decreto
In base alle prime rivelazioni, il testo demanda ad esperti qualificati il compito di verificare l’idoneità psicoattitudinale allo svolgimento delle funzioni giudiziarie, ma con “rimandi a decreti delegati più approfonditi” di cui tuttora non si vede l’ombra all’orizzonte. Quindi, a onor del vero, la legge si limita a introdurre esclusivamente il principio. I contenuti dei test, nonché gli esperti che ne valuteranno i risultati, saranno specificati in un secondo momento, con atti subordinati. In base a quanto ci è oggi dato sapere, il test psicoattitudinale sarà svolto subito dopo le prove scritte e prima di quelle orali. Sarà condotto da un professionista, scelto tra vari professionisti che siano già docenti universitari e titolari di cattedre in materie psicologiche. Quindi, almeno, non saranno dei dilettanti. E chi si occuperà del loro ingaggio? E in che modo? E con quale retribuzione? Pagata con denaro pubblico, ovviamente. Questo è certo. La valutazione finale, tuttavia, resterà saldamente in mano alla commissione che decide sull’esito complessivo delle prove. Allora tutti sereni, dai.
Alcune osservazioni a latere
Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati è stato ieri ospite di Lilli Gruber, e davanti alle telecamere di Ottoemezzo ha detto: “È una norma simbolo che serve solo a creare una suggestione, quella che i magistrati hanno bisogno di un controllo psichico o psichiatrico“. Qui non si tratta di essere garantisti o giustizialisti. Per favore, simili dicotomie sono a dir poco riduttive nel trattare derive manipolatorie di tale portata. Piuttosto, a preoccupare dovrebbe essere il segnale di ipercontrollo che il governo trasmette, quasi una campana che suona da preallarme un pò per tutti. Oggi controlliamo la salute mentale dei magistrati. Domani, a chi toccherà? E chi controllerà il controllore? E sulla base di quali parametri? Stabiliti da chi?
E se volessimo davvero occuparci della salute, del benessere e delle garanzie dei cittadini, allora dovremmo verificare la salute mentale non solo delle forze dell’ordine e dei magistrati, ma anche degli educatori (docenti, insegnanti, istruttori), o dei neurochirurghi, o dei pubblici ufficiali attivi nella pubblica amministrazione – tutta. O, ancora, di tutti i dipendenti ministeriali, che rappresentano indirettamente – ma univocamente – lo Stato. Le valutazioni potrebbero essere talmente vaste, e talmente specifiche, da riscrivere tutti i manuali non solo psicologici, ma etici e morali fin qui mai esistiti.

