La narrazione è trionfale e i proclami anche, con le solite stoccate all’avversario.
“Dopo 34 anni abbiamo reintrodotto le preferenze”. “Con noi (la destra) le preferenze con loro (la sinistra) zero preferenze”. “Finalmente abbiamo ridato il diritto di scelta al popolo”.
Questi i cartelli esposti dai senatori di destra al Senato dopo il voto sulla reintroduzione delle preferenze.
Insomma le solite pagliacciate da III C in gita scolastica cui ci hanno amaramente abituati.
E sì pagliacciate vere e proprie.
E vi spieghiamo il motivo.
La reintroduzione delle preferenze (se ne possono scegliere sino a 3) è prevista solo per quei candidati che seguono il primo della lista. (che viene scelto ovviamente dai partiti)
Tecnicamente si chiamano “capilista bloccati”.
Vuol dire che il primo seggio che si assegna a ogni partito va al capolista.
Dove sta il trucco.
La maggior parte dei collegi avranno pochi seggi da eleggere, vuol dire che ogni partito ne eleggerà uno solo, molti non eleggeranno proprio.
In questi tipi di collegi verranno eletti quindi solo i capilista che non verranno scelti dall’elettorato ma saranno nominati dai partiti. Quelli che seguiranno in lista saranno solo delle comparse non retribuite.
Allora dov’è la novità?
Non c’è. In pratica una finta. Una mossa da prestigiatore che fa sparire la moneta da una mano e poi la fa apparire dall’altra tra le ovazioni del pubblico.
Perché la sostanza è che il cuore del sistema rimane intatto.
I partiti continueranno a scegliere la stragrande maggioranza dei parlamentari eletti.
Insomma se vi eravate stufati di bere Fanta e volevate Cocacola sappiate che è cambiata solo l’etichetta della lattina. Dentro continua a esserci aranciata.
Le segreterie dei partiti continueranno a controllare chi viene eletto.
Ma il problema non sono loro.
È chi glielo permette, in questa insana propensione degli italiani a farsi prendere per i fondelli.
Esattamente come per le accise.


1 commento
C’è stato un momento in cui, se non ricordo male, le critiche al testo della nuova legge elettorale riguardavano il premio di maggioranza, critiche poi andate smorzandosi fors’anche perché, da che mi risulti, ci sono Regioni tradizionalmente governate dalla sinistra nelle quali, per norma propria, il raggiungimento di almeno il 40% dei voti validi, tramite sistema proporzionale, porta ad ottenere almeno il 54% dei seggi consiliari (come quota maggioritaria).
Ora i rilievi alla legge elettorale in itinere paiono essersi spostati sui Capilista bloccati, ma se si accetta il principio che chi è chiamato a governare debba poter contare su un certo qual numero di eletti predeterminati, principio che non manca di ragioni, può corrispondere a tale logica il criterio dei Capilista bloccati, e non a caso nelle Regioni di cui dicevo vigeva un tempo il Listino bloccato, con cui il Presidente portava con sé il 20% circa dei componenti del Consiglio.
Paolo Bolognesi 12.09.2026