La improvvisa scomparsa a Parigi del romanziere, giornalista, filosofo e critico d’arte Emile Zola suscitò grande impressione e sgomento in tutto il mondo intellettuale, giornalistico e politico europeo.
Era la notte del 29 settembre 1902 quando, secondo gli inquirenti, cessò di vivere per intossicazione da monossido di carbonio uscito dal camino della stanza da letto. Aveva 62 anni ed era noto, non solo per i suoi romanzi, ma anche per le tante battaglie sociali, combattute in difesa dei più deboli o in difesa dei condannati ingiustamente. Zola scrisse molti romanzi, una infinità di articoli, accurate e competenti critiche d’arte, prese parte attiva alla vita sociale francese. Qui è sufficiente ricordare la sua coraggiosa difesa, nel 1898, del capitano di origini ebraiche Alfred Dreyfus, accusato di alto tradimento, degradato e condannato alla Caienna. Il suo articolo “J’Accuse” apparso sul quotidiano L’Aurore, che gli costò una causa per diffamazione e l’esilio a Londra.
Zola aveva guadagnato dunque tanti ammiratori e altrettanti nemici da far sospettare a un assassinio. Tale sospetto in realtà non decadde mai definitivamente, pur essendo stata esclusa dalla polizia per mancanza di reali e inconfutabili prove.
Solo negli nel 1953 il giornalista Jean Bedel raccontò di aver raccolto la confessione del farmacista Pierre Hacquin, secondo il quale un certo Henri Buronfosse, morto nel 1928 e di mestiere fumaiolo, che ammise d’essere stato lui con altri complici, appartenenti a un gruppo nazionalista, a ostruire la canna fumaria. Buronfosse e i componenti la squadra avrebbero agito in quel modo per vendicare la sua difesa del capitano Dreyfus.
Sta di fatto che la stampa antisemita e nazionalista non nascose la sua soddisfazione per la morte dello scrittore. Sull’altro fronte per contro si ricordarono le sue battaglie per affermare il diritto alla libertà di tutti gli uomini, la giustizia sociale e la laicità dello Stato repubblicano.
Dapprima venne sepolto nel cimitero di Montmartre, per poi essere trasferito al Pantheon accanto a Alexandre Dumas e Victor Hugo.
La dipartita di Zola permise a Camillo Prampolini di cogliere l’occasione per richiamare l’attenzione generale su un fatto indiscutibile, ma spesso dimenticato. Si tratta di un’accorata lamentazione per l’esclusione dei poveri dal godimento delle bellezze della scienza e dell’arte. Ne scrisse su La Giustizia settimanale del 05.10.1902.
“…La folla dei poveri, degli analfabeti, condannati al duro lavoro dei campi e degli opifici, inesorabilmente esclusi dai piaceri della scienza e dell’arte, che pure con il proprio sudore alimenta, non può nemmeno lontanamente comprendere la bellezza e la bontà dell’opera zoliana, che essa ignora completamente, e quale perdita abbia ora fatta l’umanità. Sulla tomba di Emilio Zola- che ebbe comuni coi socialisti il desiderio ardente della giustizia e la fede sicura in un avvenire di universale benessere- noi riaffermiamo il proposito di lottare con tutte le nostre forze per affermare il giorno in cui le gioie della civiltà non saranno più iniquamente il privilegio di pochi, ma allieteranno la vita di tutti gli uomini divenuti fratelli e felici sotto l’unica e redentrice legge del lavoro”.

