L’avevamo preso a pernacchie perché è quello che si meritava uno che rubava la scena del capodanno per aver portato a spasso, al veglione del 31, una pistola alla Mata Hari.
Pernacchie che son rimaste tali e non si sono trasformate in dolore e costernazione per una tragedia che non c’è stata solo per un colpo di fortuna di Palazzolo.
Che poi però è stato talmente bugiardo da provocare la querela di Campana, il ragazzo ferito che lo stavano facendo passare da vittima a colpevole.
In verità non pensavamo che questa penosa e ridicola vicenda dovesse campeggiare, come la presenza oscura di un fantasma, nella conferenza stampa della Meloni dalla quale ci si aspettava che venissero trattati ben altri temi che dessero risposte alle domande del paese.
E già perché, a parte i riferimenti al Mes e ai balneatori, la Meloni del futuro della sua azione di governo ha detto ben poco.
Ha parlato del premierato, che però per ora resta solo uno slogan non trapelando molto sul come, dove, quando e perché arriverà la riforma costituzionale e poi ha promesso di voler fare la riforma della burocrazia e della giustizia.
Se avesse detto che voleva colonizzare Marte e sconfiggere il male del secolo sarebbe stata forse più concreta.
Perché della riforma della giustizia si parla, e sparla, dal suo insediamento a Palazzo Chigi ma, nonostante avesse acceso i nostri entusiasmi, al povero Nordio fa fare come al Monopoli, una casella avanti e due indietro.
Di riforme della burocrazia sono piene le fosse lasciandoci in bocca l’amara riflessione che in Italia, ormai, per attuare l’unico modo serio, destinato a trasformare in meglio la burocrazia, bisognerebbe eliminare i burocrati.
Di fisco, sanità, infrastrutture, lavoro, sviluppo industriale, cultura, scuola, università, dinamiche sociali, aree interne e piccole attività e imprese, neanche una parola.
Alla fine sappiamo che Palazzolo sarà sospeso (in attesa che il clamore sfumi e la vicenda sarà dimenticata) e che invece, per l’altra questione scottante, Salvini non dovrà riferire in parlamento sulle scorribande di Verdini Junior, fratello della sua compagna.
Salvini a questa vicenda è estraneo, perché si trattava di questioni che riguardavano Ministri precedenti, ma forse era la figura più idonea per riferire al parlamento quello che era effettivamente successo in passato all’interno del suo attuale ministero.
Una ciambella lanciata dalla Meloni forse per smorzare le intemperanze e i capricci del leader leghista che sull’Europa, e sulle prossime elezioni, frigna invocando scenari sovranisti e nazionalisti.
Nulla di nuovo per Giorgia che faceva e diceva le stesse cose fino a un anno e mezzo fa ma che ora, divenuta Presidente del Consiglio, ripudia per rafforzare una sua nuova immagine di europeista convinta e istituzionalmente corretta.
Quelle di Salvini hanno il lontano sapore di prove tecniche di rottura e le elezioni europee, e quella manciata di elezioni regionali in arrivo a partire dall’Abruzzo, ne saranno la conferma. Perché se i risultati della Lega e di Forza Italia saranno coerenti con gli attuali sondaggi che prevedono per loro autentici disastri elettorali, per le due formazioni tenere in piedi un governo che rafforza oltre ogni misura Fratelli d’Italia e demolisce i due alleati non ha nessun senso né politico né masochistico.
E magari se si arrivasse a sciogliere le camere che avvenga in primavera così mettiamo una pezza alle stupidaggini di Conte, che il voto a fine agosto non s’affronta.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.

