Francesco Di Lorenzi
Se mi venisse chiesto di scegliere un punto imprescindibile per un programma di rilancio della presenza socialista in Italia, uno solo, risponderei senza un attimo di esitazione: ”difendere, curare e riattivare la nostra macchina del tempo!”. No, non mi riferisco a qualche film di fantascienza o all’infatuazione di Salvini e Meloni per Elon Musk, bensì alla splendida espressione coniata dal compagno Intini per descrivere la forza, la ricchezza, la magia e le enormi potenzialità della nostra storia, capace di farti viaggiare attraverso i secoli semplicemente tramite la voce o la penna di un singolo militante socialista.
Scriveva infatti Ugo nella sua introduzione alla monumentale storia dell’Avanti:”…ho infatti frequentato tutti i direttori della seconda metà del ‘900 e pertanto ho messo in moto quella che potrebbe essere definita “la macchina del tempo”. Una “macchina” in grado di far rivivere voci provenienti da un passato lontano. Cosa fosse, l’ho imparato da Nenni. Si basa sulla memoria dei vecchi e sull’ascolto dei giovani. L’anziano leader diceva spesso: ”Come era bella la Repubblica sotto l’impero!”. “Che cosa significa?”, gli ho chiesto un giorno. “Negli anni ’20, quando ero in esilio in Francia-ha risposto-ascoltavo i compagni della Comune di Parigi del 1870. Dicevano sempre così. Quando lottavano contro l’impero di Napoleone III, la Repubblica sembrava loro bella, bellissima; poi, quando finalmente l’hanno ottenuta, si è dimostrata una delusione, come spesso accade nella vita”. Ho ascoltato dalla voce di Nenni le parole di chi ha vissuto il 1870…Le posso ripetere a chi sarà ancora al mondo nel 2070 e che forse le racconterà a qualcuno pronto a raccontarle a sua volta nel 2140”.
Ecco, ho l’impressione che in questi lunghi anni di smarrimento, di crisi, di diaspora della nostra comunità politica, sia venuta a mancare, sia rimasta chiusa in un polveroso garage, quella macchina del tempo basata sulla memoria dei vecchi e sull’ascolto dei giovani, che aveva fatto viaggiare per decenni con la mente e con il cuore migliaia e migliaia di socialisti. Troppo indaffarati con le mille fusioni dell’atomo, con le ricomposizioni temporanee e le nuove scissioni, con le indubbie impellenti e continue necessità del “primum vivere”, abbiamo smesso di viaggiare nel tempo e, di conseguenza, di far sognare e di far emozionare le nuove generazioni. Perché un giovane socialista di oggi, come è successo a molti militanti del passato, può appassionarsi e sentirsi parte della stessa storia con chi a fine ottocento ha lottato contro re, generali e padroni, con chi lungo tutto l’arco del novecento ha combattuto per la giustizia sociale, per l’emancipazione di milioni di lavoratori, per la democrazia e per la libertà. Può sentirsi erede del medico o dell’insegnante socialista che ad inizio del ventesimo secolo ha portato gratuitamente istruzione ed assistenza alla moltitudine di diseredati che erano esclusi dal vivere civile, semplicemente perché era da socialisti farlo; può viaggiare sulle montagne insieme ai partigiani delle brigate Matteotti che hanno dovuto imbracciare un mitra per riconquistare diritti, pace, libertà e dignità per tutti; può partecipare alla grande ricostruzione del dopoguerra scrivendo pagine indelebili nell’edificazione di un Paese e di una società più giusta, aggiungendo il proprio nome sotto “riforme” che hanno avuto una portata rivoluzionaria, cambiando per sempre la vita a milioni di cittadini e che hanno visto i socialisti attori protagonisti, come lo statuto dei lavoratori, la scuola media unica fino a quattordici anni, la pensione agganciata all’ultimo stipendio e le pensioni di vecchiaia, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la nascita del servizio sanitario nazionale, le battaglie vinte per i diritti civili. Può inorgoglirsi per chi ha difeso realmente e sempre la nostra sovranità nazionale(come a Sigonella e in molti altri casi), per chi ha portato l’Italia ad essere quarta potenza economica mondiale, per chi ha dato una spinta incredibile allo sviluppo e alla modernizzazione del Paese, per chi ha fatto della difesa della propria libertà motivo di vita, anche a costo dell’esilio e della damnatio memoriae. Se la macchina del tempo funziona può vivere tutto questo, viaggiando in oltre 130 anni di storia del socialismo italiano, incontrando e conoscendo personaggi e vite straordinarie, dal più umile bracciante agricolo al Presidente della Repubblica più amato dagli italiani, scorrendo un elenco interminabile di intellettuali, artisti, scienziati che hanno associato il loro nome al garofano rosso e alla storia del socialismo italiano. Può capire cosa significa battersi per i propri ideali, può gioire per le vittorie ottenute e riflettere sui molti errori commessi; può sentirsi parte di un movimento europeo e mondiale ancora più ampio, con i suoi miti, i suoi martiri ed i suoi eroi, e può capire perché, ancora oggi, qui ed ora, testardamente, donne e uomini socialisti continuino, tra mille difficoltà, a tenere accesa con orgoglio ed ostinazione la fiammella del socialismo democratico.
Ho paura, al contrario, che se la macchina del tempo smettesse definitivamente di funzionare, sarebbe molto difficile compiere un nuovo passaggio di testimone generazionale offrendo, ai ragazzi e alle ragazze di oggi, come prospettiva ideale solamente l’agenda Draghi o l’ipotesi di una lista con Renzi o Calenda. Per questo mi appello in particolare ai compagni più anziani, affinché non smettano di raccontare e di cercare orecchi disposti ad ascoltare, perché sono i custodi preziosi di una memoria e di una storia che deve essere trasmessa per continuare a vivere e per dare nuovi frutti. Abbiamo a disposizione molti nuovi strumenti per far funzionare la macchina del tempo, dai nostri siti, ai podcast, dalle letture dal vivo ai canali social fino all’indispensabile ruolo di partiti, circoli ed associazioni sul territorio; solo così potremmo sperare che quel ragazzo del 2140 di cui parlava Ugo Intini sarà lì pronto a consegnare a sua volta la bandiera, gli ideali, i sogni e le storie del socialismo italiano a chi vivrà nel ventitreesimo secolo.


1 commento
Socialismo largo.
Circoli, associazioni, fondazioni, riviste e siti on line, tante sono ancora le fiammelle resistenti allo spegnimento della storia del socialismo italiano.
In tale contesto, ciò che sconcerta è la perdurante assenza di una organizzazione di riferimento unitaria, a livello nazionale, capace di finalizzare elettoralmente gli sforzi in atto a sostegno delle idee socialiste.
A trent’anni dalla dissoluzione dello storico PSI, contrassegnati da laceranti divisioni e fallimentari tentativi di ricomposizione della diaspora, non si è messa ancora una pietra sopra il passato e volto, decisamente, lo sguardo verso la rinascita di un Partito di ispirazione socialista, aperto ad altre culture riformiste, in sintonia con le aspettative della società odierna.
Un Partito che rilanci l’essenza della libertà e della giustizia sociale, del garantismo, del pacifismo, del governo strategico dei beni e dei servizi pubblici fondamentali, ( scuola, sanità, trasporti, energia ), della salvaguardia ambientale, dell’innovazione del mondo produttivo e dei diritti civili.
Che affronti con determinazione le sperequazioni ingigantite dalla globalizzazione dalle nuove tecnologie di lavoro, perché i ricchi non diventino sempre più ricchi, i poveri più poveri, i giovani senza speranze ed opportunità per il loro futuro.
Più che altre effimere iniziative verticistiche, per il decollo della nuova offerta politica, necessita la definizione di una chiara prospettiva politica, delle visibili correzioni di rotta, nonché tanta e ancora tanta generosità.
Il deludente risultato delle liste Stati Uniti d’Europa e Azione con Calenda, espressioni di una area elettorale grandemente sovrapponibile, non va letto come una bocciatura dell’idea di unire le componenti laico – riformiste, ma semplicemente come la conseguenza dei miopi personalismi, registrati verso tale obiettivo.
La presenza di un significativo Partito liberal, socialista e democratico, nel panorama italiano, resta una esigenza da soddisfare senza ambiguità, sul proprio ruolo autonomo nell’ambito del centro sinistra, disponibile a condividerne programmi ed obiettivi, credibilmente alternativi al centro destra.
Il centrismo equidistante, nell’attuale sistema elettorale, non è di alcuna utilità, alla attuazione delle scelte di governo necessarie al nostro Paese, oggi molto condizionate dalle forze populiste presenti negli schieramenti.
Per le forze politiche che in questi mesi, hanno lamentato veti, discriminazioni e scarsa considerazione, come anche per le diverse personalità che hanno manifestato il loro disagio nei rispettivi Partiti, è giunto il tempo di dare uno sbocco alle rispettive riflessioni.
Dopo anni di ondivaghi posizionamenti, spero proprio che i socialisti, nel loro insieme, assumano nell’ambito del progetto sopra delineato, un ruolo trainante nella valorizzazione delle culture riformiste del centro sinistra, oggi frammentate e marginali.
Il Psi di Maraio, nell’ambito della recente festa Avanti, si è espresso a favore della costruzione di liste di ispirazione riformista con i Partiti alleati alle elezioni europee (+Europa e Italia Viva, in particolare) con l’auspicabile convergenza anche di altre forze civiche e associative.
Ora sarebbe bene che anche le “ fiammelle” più rappresentative di cui sopra, si esprimano altrettanto esplicitamente.
Virginio Venturelli