di Alessandro Perelli
Mentre Macron alza i toni e propone, a parole, di inviare truppe dei Paesi Nato in aiuto agli ucraini aggrediti dall’ invasione di Putin (con una successiva marcia indietro dopo il netto rifiuto di vari Governi, compreso il nostro, e degli stessi Stati Uniti, ) una repubblica baltica , la Lettonia, con misure concrete, si pone alla testa dell’ Unione Europea per i provvedimenti sanzionatori nei confronti di Mosca. Situato nella parte nord orientale del nostro continente, questo Stato confina ad est con la Russia e non si è limitato alle sanzioni soprattutto energetiche decise per penalizzare Vladimir Putin. La Lettonia, insieme al Regno Unito, si è messa alla guida di una coalizione industriale per produrre droni da consegnare all’ Ucraina al fine di rafforzare il sostegno militare a lungo termine. Il Governo lettone ha raccolto l’ appello di Zelenski per dotare le forze armate di droni con visuale in prima persona che sono quelli che sono serviti per affondare le navi russe nel Mar Nero e inoltre si sono dimostrati molto efficaci sui campi di battaglia. Ma non basta. Con un provvedimento storico, nei giorni scorsi, il Parlamento di Riga ha approvato il divieto di importazione di prodotti agricoli dalla Russia (e dalla Bielorussia) diventando il primo Paese UE a farlo. Con questa decisione sono stati raggiunti due obiettivi. Il primo è l’ evidente penalizzazione per gli introiti di Mosca che considerava questo Stato una specie di hub per il suo grano vista la sua grande possibilità di stoccaggio e le efficienti infrastrutture portuali . Il secondo la risposta positiva alle richieste degli agricoltori lettoni che avevano inscenato manifestazione di protesta chiedendo appunto la cessazione di queste importazioni. Da notare che proprio ieri , venerdì 22 marzo, il Consiglio Europeo ha deciso di aumentare i dazi imposti per l’ importazione di grano russo quasi venendo dietro alla scelta più radicale di Riga. Paladino di questa misura è stato il Presidente della Repubblica Edgars Rinkevics. Il divieto posto dal Parlamento impedisce l’ importazione dei prodotti agricoli russi e per l’ alimentazione animale e sana una situazione che aveva visto, lo scorso anno, un afflusso di grano da Mosca a basso costo con una palese concorrenza sleale nei confronti delle imprese lettoni. Immediata è stata la reazione del Cremlino, fatta di avvertimento e di vere e proprie minacce. Il ministero dell’ interno russo ha inserito vari membri del Governo di Riga nella lists dei ricercati . Il motivo? Non è stato comunicato ufficialmente ma potrebbe essere la distruzione di monumenti dedicati alle forze armate sovietiche nella sconfitta del nazismo. Ma ciò non ha sicuramente fermato la determinazione della Lettonia contro Putin. La Premier lettone Evika Silina, in una serie di dichiarazioni, ha perorato il rapido ingresso di Kiev nella Alleanza Atlantica e nell’ Unione Europea e si è impegnata a un forte sostegno militare e finanziario all’ Ucraina, fino al conseguimento della vittoria contro l’aggressione di Mosca. A questo proposito la Silina ha sollecitato a Bruxelles un ulteriore inasprimento delle sanzioni, chiedendo anche l’ utilizzo dei beni sequestrati alla Banca centrale russa per la ricostruzione dell’ Ucraina. Infine, ha condannato gli attacchi ibridi del Presidente bielorusso Lukashenko, che hanno creato pericolose tensioni nei Paesi Baltici. Da parte sua, la Ministra della Giustizia di Riga Inese Libina -Egnere, in visita a Roma, ha tenuto a sottolineare l’unità con l’ Italia nel sostegno al popolo ucraino e il fondamentale contributo fornito dal nostro Paese per la difesa dello spazio aereo lettone anche grazie alla presenza di truppe italiane sul territorio della Lettonia . E un’ ulteriore conferma del clima pessimo che segna i rapporti tra Riga e Mosca è arrivata dal servizio di sicurezza statale della Lettonia, che ha avviato un procedimento penale contro una eurodeputata lettone Tatjana Zdanoka, sospettata di aver lavorato per i servizi di intelligence russi per vari anni .

