La sanità, che sul piano etimologico significa salute, in forza di quanto dispone l’art.117 della Costituzione italiana, rientra tra le materie di legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Lo Stato determina i principi e i diritti fondamentali, le Regioni ne disciplinano l’organizzazione in coerenza con quanto disposto dalla legge ordinaria e nel rispetto della gerarchia delle fonti. In Italia, ciò ha prodotto ventuno Sistemi sanitari regionali e generato gravi diseguaglianze in termini di accesso alle cure. I dati riportati dal Rapporto 2025 di Cittadinanzattiva ne sono una precisa e puntuale testimonianza. La carenza di personale, le lunghe liste d’attesa e la disomogeneità territoriale dimostrano che il Sistema sanitario è più malato di coloro che cura. Per quanto concerne le difficoltà di accesso, Cittadinanzattiva riferisce: un anno per una TAC, 720 giorni per una colonscopia, 520 giorni per una visita specialistica. Secondo un’elaborazione di Agenas 2025, nella fascia di priorità urgente la colonscopia supera, per un cittadino su quattro, i 105 giorni rispetto alle 72 ore previste! Nella fascia D (differibile entro 60 giorni) i tempi massimi sono ampiamente superati: 147 giorni per una mammografia, 177 giorni per una visita dermatologica! Questi dati, dimostrano che il Sistema ha bisogno d’essere riformato in radice, ma nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione italiana e dei principi della L. 833/78: universalismo, equità e uguaglianza di accesso alle cure. Alla Festa di Atreju 2025, alla presenza del Ministro della Salute Schillaci e di alcuni Presidenti di Regione si è dibattuto sulla necessità di riformare la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale (d’ora in poi Ssn) potenziando la sanità territoriale, superando lo scontro ideologico tra pubblico e privato per modernizzare il sistema. Al centro del confronto tra i partecipanti al tavolo, le criticità da risolvere sono: le liste d’attesa, la carenza di personale in alcune specialità, il rapporto tra pubblico e privato e la necessità di un nuovo modello territoriale. Il Ministro Schillaci ha difeso a spada tratta il Ssn pur riconoscendo la necessità di ammodernarlo: “Ogni volta che sono all’estero, dal G20 alla Cina, vedo come il modello italiano venga indicato come esempio da imitare” e, dopo altre considerazioni, ha concluso: “Non è accettabile che l’aspettativa di vita dipenda dalla Regione in cui si nasce”. I Presidenti di Regione, presenti all’evento, sono intervenuti ponendo l’accento su vari aspetti: chi sulla necessità di stoppare la guerra tra pubblico e privato (Occhiuto, Calabria), chi sulla necessità di ricostruire un modello territoriale per decongestionare gli ospedali e i pronto soccorso (Acquaroli, Marche), il superamento della visione ospedalocentrica a favore di un modello basato su territorio e domicilio (Fedriga, Friuli Venezia Giulia) e, riguardo alle liste d’attesa, si è invocata maggiore trasparenza. Pare che nessuno degli intervenuti abbia proposto come fare per risolvere questi problemi ormai divenuti cronici e sui quali si discute da troppo tempo; ha ragione chi sostiene la necessità di porre mano al sistema attraverso una riforma strutturale che però dev’essere prima di tutto di natura culturale: dal paradigma patogenico al salutogenico! Nel mondo opulento, le grandi epidemie sono rappresentate dalle patologie non trasmissibili (d’ora in poi pnt), dalle cronicità e dalla solitudine; come le epidemie dell’Ottocento, vanno superate attraverso mirati interventi a prevalente contenuto sociale. Un esempio: Semmelweis (1818 – 1865), era un giovane medico ungherese che lavorava nel reparto maternità dell’ospedale generale di Vienna allora diviso in due sezioni: una gestita dai medici, dove la mortalità era elevatissima, l’altra gestita dalle ostetriche dove la mortalità era molto più bassa. Il nostro, notò questa differenza, e cominciò a studiarla. Nel 1847, dopo la morte di un suo collega per un’infezione contratta durante un’autopsia, intuì che i medici potessero trasferire una sostanza infettante alle partorienti. Semmelweis impose nel suo reparto il lavaggio frequente delle mani con ipoclorito. I risultati furono straordinari e la mortalità per febbre puerperale crollò dal 18% al 1%! Nonostante le evidenze, Egli incontrò forti resistenze da parte dei suoi colleghi e morì in un manicomio senza veder riconosciute le sue scoperte. Nello stesso periodo storico e sempre attraverso interventi di natura sociale sono state debellate la pellagra, la malaria e lo scorbuto. Questi esempi sono utili per dimostrare che molto spesso, i grandi risultati, si ottengono con massicci interventi di natura sociale e a basso contenuto sanitario. Le pnt e la solitudine, sono le epidemie del xxi secolo e per ridurle si rende necessario e urgente un preciso intervento di natura prevalentemente sociale. Il dm 77/2022, prescrive l’istituzione delle Case e degli Ospedali di Comunità allo scopo di potenziare il territorio, ma se non si farà il salto di paradigma più sopra proposto, si creeranno solo sovrastrutture, doppioni e spreco di denaro pubblico! Il paradigma salutogenico, rimanda alla produzione di salute, piena o residua, attraverso la prevenzione primaria e secondaria; le pnt, si contrastano efficacemente attraverso l’attività motoria preventiva e adattata e la corretta alimentazione. Diverse Regioni, il Veneto per primo, attraverso la legislazione regionale hanno previsto l’istituzione delle Palestre della Salute ma, ahinoi, tali leggi trovano scarsa applicazione! Le Case di Comunità, a parere di chi scrive, dovrebbero essere organizzate come luoghi finalizzati alla conservazione della salute piena o residua! Concretamente significa realizzare le Palestre della Salute anche, ma non solo in tali contesti, le cui attività dovrebbero essere guidate da personale specializzato (LM 67) e opportunamente prescritte. Intorno alla Palestra della Salute dovrebbero ruotare gli ambulatori specialistici per patologia, al fine di misurare i miglioramenti derivanti da tali pratiche e i dati raccolti trasmessi ai medici di medicina generale (d’ora in poi mmg). Risultati attesi: riduzione della somministrazione dei farmaci in termini di dosaggio, nella prevenzione secondaria; allontanamento dell’insorgenza delle patologie nella prevenzione primaria; riduzione degli accessi alle strutture ospedaliere. In questa sede non può essere taciuto il tema dell’appropriatezza prescrittiva e organizzativa del Ssn che deve andare di pari passo con la diffusione delle Palestre della Salute. Come il giudice è sottoposto alla soggezione della legge, così il medico dovrebbe sentirsi vincolato alla clinica e, su questa base, dovrebbe prescrivere indagini diagnostiche e visite specialistiche. Ma è sul piano organizzativo che deve incidere profondamente la riforma; siamo nell’era della tecnica la quale rappresenta un mondo e la tecnologia, ormai pervasiva, deve diventare lo strumento principale del cambiamento organizzativo. Territorio e ospedale vanno pensati come geografie a confini sfumati e la comunicazione organizzativa dev’essere favorita e mediata dalla tecnologia. I nodi del sistema organizzativo devono poter dialogare e decidere insieme le vie migliori da seguire per la prevenzione, la cura e la riabilitazione della salute del cittadino. Oggi, purtroppo, si registrano significative sacche di inefficienza e inefficacia del sistema e, inevitabilmente, ciò porta a diseconomie e ritardi. Ecco perché il Ssn è più malato di coloro che cura! La telemedicina e il teleconsulto, opportunamente organizzati, sono le vie da percorrere per superare queste criticità, ma anche per favorire il dialogo tra generalisti e specialisti: questa nuova relazione, diventerà una sorta di formazione reciproca permanente e continua e i cittadini e il sistema non potranno che beneficiarne. Qui, non si tratta di condurre una battaglia ideologica contro il privato e a favore del pubblico, ma molto più semplicemente proporre una riforma strutturale del Ssn che tenga conto dei cambiamenti demografici, della prevalenza delle patologie e degli errori di valutazione fatti negli ultimi decenni. Il privato puro è utile ai cittadini facoltosi, il privato convenzionato va bene come momento complementare al pubblico ma, il Ssn sostenuto dalla fiscalità generale è necessario per garantire l’universalità, l’equità e l’uguaglianza delle cure! Oggi non è così, ma percorrendo la strada qui indicata ci si potrà tornare. La salute, è un diritto costituzionalmente prescritto ma soprattutto un compito istituzionale, collettivo e individuale! Il metodo induttivo, lo studio dei fatti sociali e il pragmatismo, a cui si aggiunge l’osservazione partecipante, rappresentano i pilastri sui quali poggia la presente proposta che, in altre parole, è il lascito culturale di Giacomo Matteotti.
Massimo Tosini
Sociologo della Salute


1 commento
Il SSN è stato minato dalla scelta di favorire la sanità privata , fatta alcuni decenni fa.
Il peggioramento dipende dalla scarsità di risorse al SSN che non riesce a fronteggiare al meglio la concorrenza privata.