Nell’intricata vicenda relativa al caso Almasri il dibattito in Aula non é servito a chiarire alcunché. Solo é valso ad esprimere a toni accesi le posizioni di ciascuno. Sullo sfondo l’eterna questione del rapporto tra politica e magistratura, la guerra dei Trent’anni, come l’ha definita in un’intervista il ministro Crosetto. In questo caso sono entrati in campo i magistrati dell’Aia per come hanno trasmesso gli atti alle autorità italiane, quelli della Corte d’Appello di Roma che hanno scarcerato il generale arrestato quarantotto ore prima dalla Digos di Torino e infine la Procura di Roma che in base a un esposto di un ex senatore decide di inviare il tutto al tribunale dei ministri. Primo interrogativo. Che i rapporti con la Libia, come ha sottolineato l’ex ministro degli Interni del governo di centro-sinistra Marco Minniti, siano strategici per l’Italia tutti dovrebbero ammetterlo. Sia sul piano dei cosiddetti respingimenti degli immigrati e dell’opera dei trafficanti di esseri umani (l’accordo venne siglato dallo stesso Minniti), sia sul piano degli interessi energetici. Anche per questo l’attacco alla Libia da parte innanzitutto francese e poi americano e la successiva e barbara eliminazione di Gheddafi non dovevano essere appoggiati dal governo italiano (dopo dubbi e aperte contrarietà) e Berlusconi avrebbe dovuto assumere una posizione nettamente contraria come quella della Merkel. Forse sarebbe cambiato poco. Ma se questi rapporti sono strategici oggi con due governi libici, sostenuti reciprocamente da Russia e Turchia e in perenne conflitto tra loro e col contorno di decine di tribù autogestite, erano ugualmente rilevanti e più facilmente gestibili quando comandava uno solo. Il generale Almasri é direttamente responsabile di questi campi in cui vengono denunciati maltrattamenti, sevizie, violenze, e anche omocidi. Da Minniti (ministro degli interni con Gentiloni presidente dal 2016 al 2018) in poi sono passati il governo gialloverde, quello giallorosso, il governo Draghi. Tre governi: uno di destra-sinistra, l’altro di sinistra e il terzo tecnico e di unità nazionale. Da tre anni esiste un quarto governo, quello della Meloni. Avevamo bisogno di Almasri e del mandato d’arresto della Corte penale internazionale per verificare che i campi libici erano vergati dal segno della sopraffazione e della ferocia? L’Onu aveva bisogno di questo per accorgersene? Quante verifiche l’Organizzazione delle nazioni unite ha fatto in quel Paese? E se le ha fatte non ha visto, non ha sentito, non ha capito? Perché se l’Onu avesse verificato tale emergenza allora si doveva mettere sotto processo l’intero governo libico e dare diritto d’asilo a quei poveretti che fuggivano dalla violenza e dalla morte. Questa é la prima e preliminare domanda. La seconda. Almasri gironzolava per mezza Europa, da Londra a Bruxelles, a Berlino, a Torino. Perché la Corte ha atteso a inviare il mandato d’arresto proprio quando era sul nostro suolo? Conosceva bene le particolari condizioni e le singolari difficoltà delle relazioni tra Italia e Libia e dunque il mandato é stato appositamente confezionato? Forse questa domanda sarà destinata a restare tale. Terza. Il mandato d’arresto é stato inviato al ministro della Giustizia che lo ha controfirmato. E’ stata la magistratura che, individuando in esso un vizio di forma, ha deliberato l’immediata scarcerazione di Almasri. Poteva il ministro rinviare l’atto alla Corte internazionale per scriverlo correttamente, poi firmarlo di nuovo e incarcerare nuovamente Almasri. Così non é stato. Perché? La risposta non c’é stata. Le due versioni di Nordio e di Piantedosi anzi differiscono. Per Piantedosi Almasri é un soggetto pericoloso e per questo si é deciso di accompagnarlo in Libia con un aereo di Stato. Ma se era così pericoloso perché non é stato arrestato in Italia? Forse Piantedosi doveva meglio specificare il significato di quel “pericoloso”. Era pericoloso per le relazioni tra Italia e Libia. Arrestare in Italia un generale dell’esercito libico era pericoloso per gli accordi politici ed economici tra Italia e Libia. Ma allora perché non apporre su tutta la vicenda il segreto di stato? Solo una certa ingenuità della presidente del Consiglio, neppure presente quest’oggi in Aula, poteva ritenere che questa vicenda non regalasse giorni e giorni di polemiche tra i partiti e tra governo e magistratura. Solo il pressapochismo politico di certi ministri (ma si mettano d’accordo tra loro prima di riferire alla Camera) apre la porta al solito interessato protagonismo politico della magistratura. Che noi socialisti conosciamo bene, caro Crosetto, essendo stati all’origine della guerra dei Trent’anni…
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


3 commenti
Ho trovato gli interventi dei due Ministri piuttosto circostanziati, e pertanto efficaci quanto al farmi comprendere lo svolgersi dei fatti, e mi hanno dato altresì l’idea che ognuno di loro si sia mosso, e abbia agito, in base al proprio ruolo e alle proprie competenze.
Naturalmente, in una circostanza così delicata, anche sul piano politico, le opinioni maturate da ciascuno in proposito possono essere varie, e anche vicendevolmente distanti, come ci accorgiamo nel parlare di questo caso con l’una e altra persona.
Paolo Bolognesi 05.02.2025
Una delle peggiori pagine e sceneggiate della Repubblica…
Senza se e senza ma…
Con due ministri inguardabili…
Un capo di governo che ha preso i social per il Parlamento…
E gli due vice che come pecoroni l’hanno seguita non venendo in Parlamento…
E tanto per cambiare si è trovata l’ ennesima scusa per attaccare la magistratura…
Vogliamo fare funzionare la giustizia in Italia?
Bene, basta panzane e scuse:
Fornite i mezzi e le strutture per farla funzionare.
Gli italiani vogliono che i processi durino poco e che la giustizia funzioni.
Separazione delle carriere, palle varie a voler delegittimare la magistratura che è l’ unico contrappeso che si oppone ad un governo che sta avendo come una dittatura…
Il disegno è ben preciso, e la nuova legge elettorale che stanno proponendo e poi il premierato va in questo senso.
Ovviamente come sempre mascheriamo tutto con la nebbia…
Ed i gonzi ci cascano visto che è da un mese circa che parliamo dello schifoso libico…
E non che l’ Italia è al tappeto economico…
La gente è sempre più in difficoltà…
E l’ opposizione fa l’ Aventino perché non sa proporre nulla ma si scanna sul lodo Franceschini…
Se quanti scrivono su questo giornale sono appartenuti al vecchio PSI, le posizioni espresse sul caso in questione, al di là delle rispettive ragioni, mi sembrano essere una ulteriore conferma che i pezzi della cosiddetta diaspora socialista, formatisi nel dopo Tangentopoli, non sono più ricomponibili, semmai qualcuno pensasse ancora di poterli rimettere insieme.
Paolo Bolognesi 06.02.2025