Le democrazie moderne non muoiono con un colpo di Stato, muoiono di silenzio, di abitudine, di scrollate di spalle.
Muoiono quando la politica abdica alla cultura, quando il pensiero critico si ritira in esilio e resta solo il rumore delle tifoserie, quando la destra gioca con l’autoritarismo e la sinistra con l’identità, dimenticando entrambi la libertà.
Le democrazie muoiono quando la legge viene piegata al consenso, quando si cambia la Costituzione come si cambia un governo, e si svuota il Parlamento come fosse un vecchio mobile da cantina.
Muoiono quando i cittadini smettono di indignarsi e cominciano ad abituarsi all’arroganza del potere, al volto grigio della censura mascherata da decoro, al disprezzo delle regole in nome dell’efficienza.
E allora non c’è bisogno di generali o di carri armati, basta un popolo stanco, un’opposizione pavida, e un leader abbastanza furbo da travestire il comando da semplificazione.
Così muoiono le democrazie: lentamente, legalmente, apparentemente nel rispetto delle forme.
E quando ce ne accorgiamo, spesso è troppo tardi.
Matteo Bettini

