In un periodo, primo decennio del ‘900, fortemente intriso di polemiche religiose e fortemente caratterizzato da forti convinzioni anticlericali, ogni tema della vita civile divenne oggetto di accuse reciproche, di scontri politici tra i moderati e socialisti, tra clero e anticlericali.
La scomunica aveva già colpito i socialisti e Prampolini nel 1897, al tempo della sua famosa Predica di Natale, e nel 1901 per volontà del vescovo Vincenzo Manicardi, senza però procurare conseguenze significative né sull’uomo, né sul partito.
Nel 1908 il confronto si allargò alla struttura della società e ai suoi valori sociali e morali, alle Istituzioni, ai diritti dei singoli, a una nuova concezione di società di liberi e uguali. Il cambiamento era in atto e nemmeno i borghesi o i preti più oscurantisti potevano fermarlo.
Per i socialisti nulla poteva considerarsi immutabile, nemmeno i pilastri fondamentali sui quali si reggeva il modello di società borghese: proprietà, patria, religione, famiglia. Su ciascuno di quei temi il PSI reggiano, e non solo quello, organizzò pubbliche conferenze presso la locale Biblioteca popolare per rendere sempre più consapevole il proletariato dei suoi diritti e della necessità di un profondo cambiamento.
I propagandisti socialisti nelle loro conferenze, nei comizi, nei circoli della città e della campagna, dove la propaganda clericale era particolarmente forte e incisiva, cercarono sempre di fornire la versione socialista dei temi ricordati e oggetto di aspra polemica, arricchendoli con altre tematiche molto sentite dal popolo: la politica educativa, quella igienico-sanitaria e la parità, oggi diremmo, di genere, con particolare riferimento al diritto familiare e del minore.
Il tema che al pari di quello religioso polarizzò il confronto tra i due schieramenti, quello borghese e quello socialista, fu senza alcun dubbio quello della Istituzione familiare. L’interrogativo apparve subito semplice e complesso a un tempo. Il modello della famiglia borghese doveva intendersi eterno e immutabile come andavano sostenendo i borghesi e i preti?
I socialisti e Prampolini in primis, non erano di quella opinione. Gli argomenti da questi portati a supporto della loro tesi furono tali da scardinare l’insieme dei valori ritenuti sacri e intoccabili e prospettare un nuovo tipo di società.
Su La Giustizia settimanale del 13-12-1908 Prampolin,i con semplicità perché risultasse da tutti comprensibile, ricordò che nella famiglia borghese tradizionale, formata sul modello economico-sociale dominante, l’uomo cercava una donna con una buona posizione e una donna un uomo agiato con un buon impiego.
Nella maggioranza dei casi si trattava di vera e propria “prostituzione legalizzata”, in sostanza di un vero contratto commerciale tra le due famiglie di provenienza dei futuri coniugi, con la benedizione finale della chiesa.
Il perdurare di una simile prassi finalizzata all’interesse esclusivamente materiale, portava l’amore a risultare del tutto secondario. Purtroppo essendo diffusissimo si trattava del modello che connotava di sé tutta la società, dai principi e re fino al popolo. L’interesse economico ricavato da quel tipo di matrimonio o mercimonio prevaleva sulla felicità dei singoli e su quella collettiva.
Ne facevano le spese, di conseguenza, i sentimenti, senza neppure una via d’uscita, non essendo nemmeno previsto il divorzio. La tradizionale famiglia borghese, considerata sacra e inviolabile, produceva di conseguenza la morte dei sentimenti.
La cronaca nera e quella giudiziaria ne erano una triste testimonianza. Il confronto tra la morale clericale-borghese e quella socialista, quindi, parlava da sé.
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Fabrizio Montanari
Autore. Fabrizio Montanari è nato a Reggio Emilia nel 1951 e ha svolto per molti anni attività lavorativa come Dirigente cooperativo. Socialista autonomista, è stato dirigente provinciale del PSI reggiano e regionale, segretario provinciale (1975) e membro della segreteria nazionale della FGSI (1976-77). Giornalista pubblicista, collabora a diverse riviste storiche (Ricerche Storiche, L’Almanacco socialista, Reggio Storia), e ai giornali 24Emilia e La Giustizia. È inoltre autore di diversi libri e saggi storici sul movimento socialista e libertario italiano.

