di Francesco Losito, avvocato internazionalista
Tra i capisaldi del pensiero illuminato c’è il “Discorso sulla servitù volontaria” scritto verso la fine del ‘500 da Etienne de La Boétie.
Un testo lungo una cinquantina di pagine che da l’input al pensiero politico di quel secolo che apre la modernità.
Aveva studiato la vita pubblica di quel periodo nella Francia ancora intrisa di feudalesimo.
L’autore stesso spiegava così la sua opera: “Com’è possibile che tanti uomini sopportino un tiranno che non ha forza se non quella che essi gli danno? Da dove prenderebbe i tanti occhi con cui vi spia se voi non glieli forniste? State risoluti a non sortire più ed eccovi liberi”.
È un pensiero di grande modernità: è il popolo che costruisce lo Stato e lo amministra.
Se ci riflettiamo, le monarchie e i nobili che hanno avuto nella storia poteri enormi hanno preparato, senza saperlo e dando l’inpt a rivolte dal basso, la modernità politica.
Del resto anche Marx scrisse un breve saggio nel quale diceva che la rivoluzione francese aveva ottenuto la libertà, ma si trattava solo del primo passo; il secondo doveva essere l’eguaglianza.
Col passar del tempo l’eguaglianza avrebbe preso maggiore importanza della libertà che comunque era ormai acquisita senza alcun dubbio.
Pertanto, in qualche modo questo discorso di Marx riesumava quello di La Boétie che lo precedeva di quasi tre secoli.
E tra un secolo e l’altro c’era stata nientedimeno che la Rivoluzione Francese che toccò il suo massimo con la battaglia di Valmy con l’esercito rivoluzionario che fermò i conservatori europei mobilitati dalla Germania, dall’Austria e dalla Prussia.
È stupefacente guardare all’Europa di oggi: dà la sensazione di essere un Continente emerso dopo secoli di insistenza politica e culturale. Anche se non è proprio così! Tuttavia è avvenuto che l’Europa dal Cinquecento ad oggi ha fatto un percorso notevole ma sembra scomparsa negli ultimi cinquant’anni.
Esiste, allora, l’Europa d’oggi con la dignità di un tempo? Tutto lascia pensare di no!
La storia ci ricorda che i regimi assoluti dell’Europa del Cinque-Seicento sono delle macchine del potere che non lasciano spazio alcuno al diritto ed alla pur timida rappresentanza popolare. Ieri come oggi le guerre vengono presentate come un’occasione straordinaria di civilizzazione, di protezione degli interessi nazionali nel nome del re e di Dio.
Tocqueville ci parlerà, due secoli dopo la morte di de La Boétie, di «dispotismo di specie nuova» riferendosi ad un adattamento del potere ai nuovi standard di espansione anche coloniale:” l’Europa oltre i suoi confini, diretta in ogni parte del mondo, la nascita della nazione statunitense, la dimostrazione di una possibilità di concretizzazione dell’autonomia prima e dell’indipendenza”.
Il potere sembra cambiare radicalmente prospettiva pur di svilupparsi ed è pronto, quando si rende conto che il suo rovesciamento può essere imminente, ad addivenire ad una serie di compromessi che fanno largo a nuove forme di libertà civile nonché sociale.
Ed è proprio qui che la scoperta di de La Boétie, ossia l’essere volontariamente servi, si va a innestare con l’evoluzione socio-politica dei tempi più moderni: l’affermazione dei diritti dell’uomo e del cittadino a cui ogni costituzione moderna fa in qualche modo riferimento. Una volta eliminata la sudditanza senza condizioni, il mutamento culturale è un tutt’uno con quello sociale.
Quindi l’attualità del pensiero di De La Boétie non viene meno, perché, per quanti sforzi si faccia per affermare i fondamentali dell’Illuminismo e di una critica sociale, di Stati dittatoriali ne esistono anche (e soprattutto) oggi.
La lettura di questo piccolo testo, così lontano dal nostro tempo, invita a ragionare su quanti passi ancora debbano essere fatti per dare attuazione concreta a semplici valori democratici che sono rimasti invariati ed inattuati nonostante tanti capovolgimenti epocali determinati proprio dalle controversie belliche tra Stati più o meno imperialisti, tra intere porzioni di pianeta contro altre. Qualcuno potrebbe essere tentato dal descrivere le parole di Étienne de La Boétie come “un fuoco sacro di un ardore tipico di chi ha l’entusiasmo, dato dalla fiorente energia di vita, per cercare di cambiare il mondo”.
Ma non è così.
Sono la pietra miliare di un modello di democrazia oggi inattuato.

