Segue da qui Dopo le criticità strutturali del sistema circa giudici e magistrati passiamo alle criticità di un altro attore fondamentale della vicenda: l’avvocato.
Per affrontare un procedimento in Italia è necessario farsi rappresentare da un avvocato: anche se sei parte in causa, se vai in aula senza legale è contumacia cioè come se tu non ci fossi. Ma come scegliere il professionista giusto?
Come in tutti i mestieri c’è chi lo fa bene e chi no, ma se compri una sedia che non sta in piedi hai evidenza immediata dell’incompetenza, se sono discipline intellettuali (pensiamo anche a psicologi, insegnanti, ingegneri…) lo impari solo a cose fatte. Certo, non è responsabilità solo dell’avvocato, la sentenza è emessa da un Giudice: ma se l’avvocato risulta manchevole, è inevitabile che tale risulti anche la sentenza stessa.
Come accennato in precedenza, il mio primo legale si occupava di tutto: penale, civile, amministrativo… mi illudevo di quanto mi raccontava cioè che la sua specializzazione era penale e che si avvaleva degli altri collaboratori del suo Studio specializzati nelle altre branche del diritto. In effetti diversi atti li ha presentati con doppia firma, sua e della collega.
Chiave n.1: garantitevi che il legale che scegliete sia realmente specializzato per la problematica che vi riguarda, non è una cosa così scontata.
Questo primo legale mi inoltrava e faceva leggere tutti gli atti che avrebbe presentato. Questo mi dava l’illusione di essere a corrente della situazione, di fare la differenza col mio contributo. Anche se il risultato non arrivava.
Chiave n.2: un avvocato serio non si fa scrivere gli atti dal cliente, non si fa dire dal cliente come fare il proprio lavoro, anzi, si indispettisce se insisti con le tue teorie perché è lui/lei che conosce la legge e i tribunali.
Detto per inciso: non sarete in grado di fare confronti se non revocando il mandato all’avvocato e nominandone un altro. Se anche voleste un parere su come il vostro legale sta gestendo le cose, per deontologia professionale vi dicono che non possono esprimersi fino a quando c’è un altro avvocato di mezzo.
E qui arriviamo ad una che proprio mi fa ribollire il sangue nelle vene: la colleganza. È un vocabolo presente all’interno della Treccani, ma a me viene in mente il cappellaio matto Johnny Depp con la sua deliranza, una follia. La colleganza indica “l’essere collega, rapporto fra colleghi: doveri, obblighi di colleganza”. Sul fatto di essere colleghi e chiamarla colleganza è un po’ come essere amici e chiamarla amicizia, essere innamorati e chiamarlo amore, etimologicamente parlando non fa una piega. E’ il concetto che urta. Doveri, obblighi di colleganza può diventare tanto quanto un’associazione mafiosa in ambito legale.
Se due parti arrivano in tribunale vuole dire che di relazione è rimasto ben poco se non nulla. Ti aspetteresti che, nel rappresentare seriamente gli interessi dei reciproci clienti, possa scaturire un conflitto anche tra avvocati. No, no, loro sono colleghi… Fanno i tornei di tennis tra avvocati, di calcetto… Ai quali non so se partecipano anche le avvocatesse o se a quest’ultime sono riservati tornei di pinnacolo e ricamo punto croce. Pensate che comprometterebbero questo loro mondo esclusivo per quello che generalmente, per definizione, è una bega tra litiganti?
Chiave n.3: se un collega è un coglione è un coglione, ce li siamo trovati tutti nell’ambiente di lavoro. Il collega commerciale coglione ti fa perdere il cliente, il collega legale coglione può far perdere la vita al cliente, nel caso della violenza sulle donne tante volte si arriva alla morte. Qui c’è una mancanza propriamente umana, non solo professionale.
E’ anche vero che se non si conoscono direttamente, il fatto che esista questa relazione fa sì che i legali possano “misurarsi” prima di trovarsi davanti al giudice. E magari si fanno sgambetto prima, non in aula. Unica ragione per cui è sopportabile sapere, come cliente, che il tuo legale telefona e si messaggia con l’altra parte.
Chiave n.4: se il vostro legale difende a spada tratta questo concetto di colleganza, non accoglie o ignora le vostre perplessità a riguardo significa che sta facendo i propri interessi, non i vostri.
Arriva il giorno che decido di revocare la nomina al mio primo legale: su 7 denunce fatte, 2 sono state archiviate, 3 sono state archiviate DA ANNI, ma sono spariti i fascicoli e comunque io non ne ho avuto comunicazione (se saltano fuori i fascicoli magari posso controllare a chi era stato notificato…). Le uniche 2 che hanno avuto corso hanno dato luogo a condanne: un Decreto Penale di Condanna appellato dalla controparte per cui siamo a processo e una condanna penale definitiva nel cui procedimento non mi sono costituita parte civile (quindi l’avvocato non ha partecipato allo svolgimento).
Chiaro? L’unico processo vinto in via definitiva è quello nel quale non gli ho fatto fare niente! Ma vi rendete conto?? Stiamo sempre parlando di episodi di violenza, sia fisica che verbale, non di un capriccio. Se avessi avuto l’opportunità di portare avanti anche le altre denunce forse sarebbero arrivate anche altre condanne.
NB: nel Tribunale di Reggio Emilia spariscono i fascicoli. È già la terza volta che vado in cancelleria e devo tornarci ancora. In nome di cosa una persona che ha la propria vita appesa ad un filo può accettare che di quella sua vita spariscano le rimostranze? 5 denunce su 7 archiviate quando le uniche 2 vagliate hanno portato a condanne potrebbe far pensare a ben altro che negligenza dell’impiegato della cancelleria. Non sarebbe una novità in Italia.
Bene, dicevo, arriva il giorno che cambio avvocato, come sceglierne un altro? Faccio un gesto disperato, coscientemente disperato: prendo l’elenco degli avvocati che fanno gratuito patrocinio a Reggio Emilia, annoto solo i nomi di avvocatesse in zone limitrofe e scrivo a tutte una email nella quale fornisco brevi cenni dello storico processuale, ma specifico bene che si tratta di violenza sulle donne. Perché non esiste modo ad oggi di sapere chi è più competente in materia, so che esistono corsi di aggiornamento sull’argomento, ma non obblighi né tantomeno elenchi specifici.
Insomma, ho inviato un totale di 80 email, in 6 mi hanno risposto che non potevano per motivi vari, con 5 ho fissato un appuntamento. Direi che la statistica qui non fornisce informazioni edificanti. Ad ogni modo fu una settimana di inferno, ogni volta dover raccontare tutto fin dal principio… con la sensazione che almeno un paio stessero ascoltando per colleganza, non per rappresentarmi.
Non riuscii a finire tutti gli appuntamenti, ero devastata emotivamente, scelsi un’avvocatessa più per sfinimento che per stima. Venne qui dove vivo a vedere coi suoi occhi la situazione e nel raccontare gli episodi di violenza mostrandole i luoghi, le dinamiche… mi redarguì davanti alla controparte per certi termini che usavo che poi erano i termini di discussione in tribunale. E se ne ebbe a male lei tanto che rinunciò all’incarico.
Chiave n.5: trovate qualcuno che abbia gli attributi e che abbia rispetto del vostro dolore perchè se non vi supporta quando vi relazionate, men che meno vi supporterà in tribunale.
Mi trovo di nuovo senza legale con un’udienza a breve giro. Uno dei miei fratelli suggerisce un nome che è storia vera dell’avvocatura di Reggio Emilia e che conoscevo direttamente fin dall’adolescenza, ma a cui per non so quale motivo non avevo pensato. Mi ritrovo al cospetto di una serie di legali e tecnici ognuno specializzato nel proprio campo. Si aprono i cieli finalmente.
Titani veri, sembra di parlare con l’Intelligenza Artificiale, quando esponi qualcosa ti rispondono citando leggi, precedenti, procedure e soprattutto facendoti capire la situazione da un punto di vista oggettivo (che poi sarà quello in discussione in tribunale) e non emotivo. Erano mesi e mesi che non avevo un ciclo di sonno ininterrotto superiore alle 3 ore, da quel giorno ho ricominciato a dormire le canoniche 6/7 ore a notte.
Come da prassi di colleganza, il nuovo avvocato si confronta con l’avvocato della controparte e, con mia grande gioia anche se perversa, gli viene detto il falso circa lo stato dei fatti del procedimento in corso. L’imminente udienza non era il dibattito finale, ma l’audizione dei teste della controparte che il mio legale poteva contro interrogare (stavolta mi ero costituita parte civile). Se l’è mangiato lo stesso. D’altra parte quando hai teste che mentono davanti al giudice puoi dimostrarlo col buon senso e perspicacia se stai sul pezzo. Ciò detto senza nulla togliere al grande lavoro che ho visto fare al mio nuovo avvocato, vederlo all’opera in aula ha riscattato in poche ore anni di frustrazione. Ma, di nuovo, non è così scontato. Tornando a casa canticchiavo Mina “Sei grande grande grande come te sei grande solamente tu” e gliel’ho pure messo per iscritto via email.
Chiave n.6: dovete avere stima del vostro legale, se non vi convince come non vi convince il macellaio sotto casa da cui non andate più, non perdeteci tempo perchè perdete diritti alla meglio, vita alla peggio. I soldi li spendete comunque.
Chiave n.7: se fa davvero i vostri interessi, il vostro avvocato si infervora in aula, non fa l’accomodante. Se sa il fatto suo sa anche quanto può chiedere e pretendere da un giudice.
Le cose sono in corso, vedremo come andranno, ma posso garantire che l’avvocato che nominate è fondamentale prima di tutto per la vostra salute psico-fisica. Già si vive in uno stato di debilitazione quando si denuncia questo tipo di violenza in più metteteci lo stato di incertezza e impotenza (in tribunale potete parlare solo e quando viene concesso se ci arrivate!!) che avere un avvocato in gamba vi cambia davvero la vita.
Chiave n.8: se il senso di frustrazione che inevitabilmente provate nell’attesa della giustizia lo provate anche quando parlate col vostro avvocato non perdete tempo, cercate altrove.
E mi fermo qui perchè avrei voluto parlare anche dell’abolizione dell’ordine degli avvocati, di come forse sarebbe meglio opportuno che gli avvocati fossero impiegati statali come giudici e magistrati perchè sennò rimane sempre e solo una questione di soldi e non di diritto, chi più ne ha paga il migliore. Con corsi di aggiornamento obbligatori, con concorsi statali per essere di ruolo in modo che il numero sia contenuto e non ci sia un esubero tale che diventino truffatori per campare. Perchè come in tutti i mestieri, anche in questo c’è chi truffa.
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