Mi hanno insegnato che, prima di giudicare, bisogna conoscere. E per conoscere, bisogna informarsi. Nessuno però mi ha mai ventilato la più remota possibilità che, nel 2024, oltre 500mila italiani votassero per qualcuno che osannasse la Decima Mas. Voglio pensare, magari ingenuamente, che di questi 500mila buona parte manchi soltanto di informazione. E allora sarebbe opportuno iniziare dalle basi.
La Treccani descrive la Decima Mas così: “Reparto dei mezzi d’assalto della Marina italiana che nel marzo del 1941 assunse la denominazione di X flottiglia MAS (dal motto dannunziano Memento Audere Semper). Nel maggio 1943 il comando della flottigliq fu assunto da J.V. Borghese, il quale, dopo l’8 settembre, ne fece una formazione militare autonoma per continuare a combattere al fianco del Terzo Reich. In questa fase, fu impegnata soprattutto nella lotta contro i partigiani“.
Qualora la Treccani non fosse sufficiente, una persona mediamente dotata di senno e ancora sprovvista di sufficienti informazioni, andrebbe a cercare sul sito web della Marina Militare Italiana. Dove è riportato: “Medaglia d’oro al Valor Militare alla X Flottiglia MAS, Conferita con Regio Decreto in data 10 giugno 1943. Motivazione: Erede diretta delle glorie dei violatori di porti che stupirono il mondo con le loro gesta nella prima guerra mondiale e dettero alla Marina Italiana un primato finora ineguagliato, la X Flottiglia M.A.S. ha dimostrato che il seme gettato dagli eroi nel passato ha fruttato buona messe. In numerose audacissime imprese, sprezzante di ogni pericolo, fra difficoltà di ogni genere create, così, dalle difficili condizioni naturali, come nei perfetti apprestamenti difensivi dei porti, gli arditi dei reparti di assalto della Regia Marina, plasmati e guidati dalla X Flottiglia M.A.S., hanno saputo raggiungere il nemico nei più sicuri recessi dei muniti porti, affondando due navi da battaglia, due incrociatori, un cacciatorpediniere e numerosi piroscafi per oltre centomila tonnellate. Fascio eletto di spiriti eroici, la X Flottiglia M.A.S. è rimasta fedele al suo motto: “Per il Re e la Bandiera”.
Profondamente basita dal tono esaltato della Marina Militare Italiana, ho continuato a leggere quanto pubblicato dal sito ufficiale, e con sommo stupore ho trovato l’elenco delle gesta “eroiche” di simile formazione. In ordine sparso, dal 1940 al 1943: Baia di Suda, affondamento dell’incrociatore York e grave danneggiamento della cisterna Pericles; Alessandria danneggiamento della cisterna Sagona e del mezzo marino Jervis; Sebastopoli, affondamento di una motonave e danneggiamento di un piroscafo, poi affondato da aerei tedeschi; danneggiamento dell’incrociatore Molotov e affondamento di un sommergibile e di tre motovedette sovietiche; Gibilterra e Mersina, danneggiamento di tredici piroscafi britannici e affondamento di una petroliera.
Ripeto: siamo nel 2024, e la Marina Militare Italiana rende ancora pubblici, con evidente esaltazione delle gesta, simili imprese che di onorevole hanno davvero ben poco. Ma il buon Vannacci non poteva esimersi dal riportare in auge tali fasti. E oltre mezzo milione di italiani lo hanno apprezzato. Amarcord? Direi di sì. Ma anche peggio.
Gli eroi della Decima in mare usavano dei mezzi d’assalto subacquei soprannominati “maiali”. Con questi, che allora erano strumenti all’avanguardia, compivano tutto ciò che abbiamo appena ricordato. Ma i sedicenti eroi agivano anche in superficie, rendendosi autori di rastrellamenti, agguati, saccheggi, stupri, fucilazioni sommarie, stragi. Come si muovevano? Facevano il giro delle frazioni, dei piccoli borghi, e la popolazione civile ritenuta fiancheggiatrice dei partigiani non aveva scampo. Spesso indossavano le divise dei nazisti, per non farsi riconoscere. La morte delle loro vittime non era mai indolore: i partigiani catturati erano torturati in piazza, con la folla costretta ad assistere. Appiccavano il fuoco con stracci imbevuti di benzina, e la fine arrivava lenta, per le ustioni. Se avevano fretta, però, passavano al piano B: plotone d’esecuzione, fucilazione e via andare.
Il comandante, quello che stringeva accordi diretti coi nazisti, era una figura che sarebbe riapparsa anche diversi anni dopo nella storia italiana: Junio Valerio Borghese. Molti dei crimini di guerra da lui commessi rimasero nascosti per mezzo secolo. In quello che fu ribattezzato “l’armadio della vergogna”, nel 1994 furono ritrovati a palazzo Cesi-Gaddi a Roma ben 695 fascicoli sui crimini di guerra dei nazifascisti tra il ’43 e il ’45, compresi quelli della Decima Mas. Fu il giornalista Franco Giustolisi a farli riemergere. A indagini concluse, furono giudicati senza dubbio occultati per “ragion di Stato”.
La Decima Mas cadde dopo la Liberazione, e inizialmente Borghese fu condannato all’ergastolo, poi a dodici anni di carcere, ma grazie all’Amnistia Togliatti fu presto scarcerato. Nessuna sorpresa se divenne perfino presidente del Movimento Sociale Italiano dal 1951 al 1953. Il cerchio della vita di Vichiana memoria oggi si chiude: oggi siamo governati dal partito figlio dell’MSI, con i suoi alleati che inneggiano alla Decima Mas.
Nel 1970 Borghese ordì il famigerato colpo di Stato (il Golpe Borghese), quando radunò 20mila uomini tra dirigenti e militanti del Fronte Nazionale, neofascisti indipendenti e paramilitari. Saltò tutto grazie a una misteriosa telefonata, dopo la quale Borghese impartì il repentino contrordine. Ancora oggi non sappiamo con certezza chi ci fosse alla cornetta, anche se le ipotesi si sono ridotte a tre opzioni: Licio Gelli, Giulio Andreotti o qualcuno dei servizi segreti americani. All’indomani del fallimento del colpo, Borghese fuggì (o meglio, fu lasciato fuggire) nella Spagna franchista, dove morì ’74.
Ciò che resta è la consapevolezza di essere governati, nel 2024, da loro. Dagli eredi della Decima Mas, di Borghese e dell’MSI. Vogliamo provare a concentrarci sulla luna e non sul dito? Se l’Italia che vogliamo è quella del Memento Audere Semper e degli ex missini, allora qualcosa non va. Houston, abbiamo un problema: la memoria storica debole. Oltre mezzo milione di nostri connazionali, più tutti i Fratelli d’Italia, sono convinti che quel motto latino è di D’Annunzio, e non c’entra nulla con lo slogan dei neofascisti. Come non c’entrano niente la svastica, e la X Flottiglia Mas.
Un tempo la X era simbolo di inclusione: la firma degli analfabeti che avevano comunque il diritto di lasciare il proprio segno sui documenti ufficiali. Oggi è l’aberrazione di un marchio d’infamia usato da una formazione militare nazifascista, rievocato in un contesto elettorale, e acclamato come vittorioso. E sdoganato nelle aule parlamentari, ormai. Questo è, anche, ciò che rappresenterà l’Italia in Europa.
Con animo rotto, penso soltanto: è questo, davvero, che ci meritiamo?


4 commenti
Credo abbia fatto confusione tra la x mas ante 1943 della MM e la x mas post 1943 di Borghese. Ha scritto inesattezze gravi, spiace
Gentile Brienza, le inesattezze cui si riferisce non sussistono. Nel pezzo sono riportate, semplicemente e ben distinte, fonti aperte a chiunque. Piuttosto, forse, Lei avrebbe gradito una più netta distinzione tra i soggetti storici. Ritengo, tuttavia, ben più grave la continua giustificazione del “mito” che molti continuano a sostenere. Forse, tra questi anche Lei. Ci scriva un articolo di rettifica, e nello spirito di condivisione e confronto che ci unisce, saremo lieti di pubblicare il suo pensiero. Grazie
Ha fatto bene Lucia a mettere in fila le Decime Mas, della repubblica sociale e del “dopoguerra”.
Ho molto apprezzato questo articolo. Forse, però, chi ha votato per il signor “Decima” è solo e semplicemente fascista. Di quelli che hanno ancora il fez del nonno o del bisnonno; che una volta era nel cassone in soffitta e che forse ora è tornato nel salotto buono.
La ringrazio, Moreno: “messe in fila”, esattamente così. Se si fosse trattato di un semplice registro delle imprese, il soggetto sarebbe stato identico. La Storia ultimamente è fin troppo manipolata, e qualcuno deve pur riuscire a riportare i fatti semplicemente come stanno: mettendoli in fila, se serve. Appunto.