Della Danimarca, lo Stato piu’ piccolo e meridionale della Scandinavia, le cronache si sono occupate soprattutto per la sua posizione allinterno dell’ Unione Europea, di cui da parte dal 1973, favorevole a una rigidità di bilancio ma aperta alla crescita. Proprio negli ultimi giorni del 2023 però è balzata all’attenzione internazionale per due fatti che riguardano in modo prioritario la situazione istituzionale e politica interna e la sua collaborazione internazionale. Il 31 dicembre, nel consueto discorso alla Nazione, la Regina Margrethe ha annunciato che il 14 gennaio abdicherà e lascerà il trono al figlio Frederik dopo 52 anni di regno. Un annuncio un po’ a sorpresa per i sudditi che Margrethe ha giustificato ricordando di essere reduce da un’operazione alla schiena, perfettamente riuscita, ma che l’ha debilitata, e ha affrettato la sua decisione di trasferire le responsabilità alle prossime generazioni considerando anche la sua età di 84 anni.
Per la monarchia parlamentare danese, che e’ la formula di Governo del Regno che comprende anche le Far Oer e la Groenlandia che godono in diversa misura di una certa autonomia, significa un cambiamento sostanziale. La Regina Margrethe, come ha rilevato la Premier Mette Frederiksen, è stata l’incarnazione stessa del Paese e ha saputo dare voce e sentimento al suo popolo. Il riconoscimento alla sua azione e’ stato pressoché unanime, essendo riuscita a modernizzare la monarchia e a farsi apprezzare dal punto di vista interno e internazionale. Non per niente l’ottanta per cento dei danesi si dichiara monarchico. Donna cun una solida preparazione culturale, laureata in archeologia preistorica a Cambridge, parla cinque lingue e ha svariati interessi, tra cui in particolare il disegno a cui potra’ dedicarsi con maggiore disponibilità di tempo. Di lei se ricordano parecchi episodi significativi come quello che la vide, a settant’anni, indossando una tuta mimetica, andare a ringraziare i soldati danesi impegnati in Afghanistan.
E proprio in linea con questa sua scelta di campo lo scorso 20 dicembre la Prima Ministra, la socialdemocratica Mette Frederiksen ha firmato un importantissimo accordo sulla difesa con gli Stati Uniti. In base a questa intesa la Danimarca consentirà alle truppe americane di stazionare sul suo territorio, realizzando un cambiamento significativo nella sua politica di difesa. Nella conferenza stampa in merito, organizzata dalla Premier e dal Ministro della Difesa, dopo la rilevazione dei pericoli e delle forze che minano gli assetti democratici, è stato precisato che i militari statunitensi potranno potranno stazionare, in modo permanente, in tre basi aeree del Paese. In questa maniera si rafforzerà l’accesso degli Usa all’Europa e al mar Baltico contribuendo alla difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica. di cui Copenaghen fa parte fin dalla sua costituzione avvenuta nel 1949.
I due non hanno dichiarato ancora quanti soldati Usa verranno ospitati nelle basi militari danesi aggiungendo che, a loro giudizio, presto, altri Paesi vicini faranno lo stesso. Inoltre l’accordo firmato prevede che non ci saranno armi nucleari presenti confermando la scelta di Copenaghen contraria all’energia atomica. Un’ulteriore puntualizzazione ha rivelato che l’ intesa con gli Usa non riguarda le Far Oer e la Groenlandia e sarà portata in tempi brevi al Parlamento per la sua approvazione. E Frederik X, che sarà proclamato nuovo re il 14 gennaio davanti al Consiglio di Stato, sarà sicuramente favorevole alla volontà dell’Assemblea legislativa.
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