Dopo l’autocritica clamorosa di Borrelli (“Non valeva la pena distruggere il mondo di ieri per cadere in quello di oggi”), dopo l’improvvisa conversione di Di Pietro alla legge che prevede la separazione delle carriere dei magistrati (contro la quale l’Anm ha proclamato scioperi e mobilitazioni), dopo le rivelazioni del sen. Pellegrino che ha ammesso un rapporto privilegiato del suo partito, il Pci-Pds, coi magistrati di Milano, gestito da Luciano Violante, ecco puntuale le riflessioni di monsignor Ruini, già presidente della Cei e punto di riferimento di una corrente importante della Chiesa cattolica. In un’intervista rilasciata a Francesco Verderami e pubblicata sul Corriere Ruini così dichiara a proposito della rivoluzione giudiziaria: “Il giudizio era e resta negativo. Emersero effettivamente problemi di legalità, ma ero sconcertato nel vedere amici cari morire sotto il peso di accuse mai dimostrate. Assistere a metodi che sembravano intimidatori verso le persone e persino verso le istituzioni. Constatare gli sconfinamenti di potere e quel meccanismo unilaterale in base al quale c’era chi veniva salvato e chi no». E poi ancora: «Mi rivolsi a Franco Marini. Lo esortai: “Faccia un discorso forte sulla giustizia, come quello che ha fatto Bettino Craxi in Parlamento”. Mi rispose: “Ci ho pensato ma non me la sento”». Per la verità allora la Chiesa, e anche la Cei, non presero posizione e cavalcarono l’onda dell’indignazione popolare frutto del combinato disposto “manette ai politici”, e “blocco dell’informazione critica e coordinamento a senso unico dei giornali e delle televisioni” (anche quelle di Berlusconi). Ruini rivela anche un tentativo che può essere paragonato a una sorta di golpe. Il presidente della Repubblica Scalfaro gli avrebbe esplicitamente chiesto di favorire la cacciata di Berlusconi dopo elezioni regolarmente vinte da quest’ultimo. E Ruini disse no. A proposito degli anni della rivoluzione giudiziaria, sulla quale chiediamo ancora l’istituzione da parte del Parlamento di una commissione d’indagine, da segnalare, nel clima della rivalutazione delle personalità della cosiddetta Pdima repubblica, un’intervista a Giulio Di Donato su Il Mattino. Giulio era allora deputato, eletto col maggior numero di preferenze nel collegio Napoli-Caserta, e vice segretario nazionale del Psi. E annota: “Ho subito 44 processi e tre ordinanze di custodia cautelare. Una sola condanna peraltro ingiusta”. Nel mio ultimo libro, “L’impronta”, ho ricordato le traversie dell’intero gruppo dirigente del Psi, con esaurienti esclusioni (torna alla mente la frase di Ruini su chi veniva salvato e chi no), l’ossessione giustizialista che animava i magistrati nei confronti dei socialisti, la distruzione di un partito (che aveva certo commesso errori) per via giudiziaria. Questa parola, socialista, veniva usata, come ricorda il nostro Ivo Costamagna, raggiunto da un provvedimento giudiziario quando era consigliere regionale delle Marche, come se fosse di per sé un reato. “Sei anche un socialista”, gli dissero i magistrati. Come se fosse un’ulteriore prova di colpevolezza. Tutti i partiti finirono, ma il Psi piu di tutti nel disonore. Possiamo essere lieti che oggi molte opinioni siano cambiate e addirittura alcune capovolte. Sono trascorsi trent”anni. Ci voleva così tanto tempo? O adesso queste rivelazioni sono rilasciate perchè ininfluenti sulla politica? E dunque non fanno male…
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


2 commenti
Il PSI a quel tempo aveva occupato i posti di potere…
Oltre che dare fastidio ai sindacati…Di un certo massimalismo…
Ricordiamo le riforme sul lavoro…
Che mai il PCI propose anzi…
Avversò…
Dava fastidio anche alla DC…
Vedi lotta alla mafia…
Dopo Moro e Sigonella…
Craxi ed il PSI andavano eliminati…
L’ amico americano non aveva gradito…E sappiamo chi c’era come segretario di stato…
Ci fu quindi la sostituzione con Berlusconi…
La Chiesa era neutrale…
In affari…Come sempre…
Ai magistrati…
Furono date solamente le prove…
Senza fermare nessuno…
Mi chiedo quanti “dopo” servano ancora, per convincere quei socialisti di allora che, all’epoca di Tangentopoli, e negli anni a seguire, aderirono all’idea di doverci caricare delle “responsabilità” che ci attribuivano, e che invece non avevamo, di fatto un’autoaccusa che ha semmai alimentato il nostro “disonore”, contribuendo nel contempo a far sì che il sentire comune ci ritenesse comunque “colpevoli” di qualcosa, al punto da renderlo ormai indifferente o quasi a questo succedersi di “rivelazioni” piuttosto clamorose.
Il che, a sua volta, allontana verosimilmente l’ipotesi di una Commissione d’inchiesta parlamentare, mettendo sostanzialmente una pietra, almeno per il momento, sulla possibilità di “scoperchiare” una pentola dal contenuto abbastanza scomodo, ma ciò che a me continua a stupire è l’attaccamento che ancora mi par di vedere in più d’uno, tra le fila socialiste di un tempo, verso una sinistra che non ci è stata molto amica, come stiamo sempre più scoprendo (è per caso una sorta di Sindrome di Stoccolma ??) .
Paolo Bolognesi 17.06.2024