La Prima guerra mondiale è appena iniziata quando La Giustizia per mano di Prampolini vuole stigmatizzare l’atteggiamento e l’aspra critica antisocialista espressa dai clericali in più occasioni. L’anticlericalismo socialista di inizio secolo e mai sopito riprende qui forza e trova in Prampolini, in passato già scomunicato due volte, il suo alfiere. L’occasione d’altra parte è troppo allettante per tacere.
Poche settimane dopo l’inizio della Prima guerra mondiale è eletto papa il genovese Benedetto XV, che l’undici novembre 1914 emana l’enciclica Ad Beatissimi Apostolorum, per invocare la pace.
La posizione della Chiesa, espressa nell’Enciclica, viene giudicata da Prampolini equivoca e pericolosa.
La tesi secondo la quale la causa della guerra è la mancanza d’amore vicendevole, causato dalle nuove teorie avverse al Vangelo, riassumibili nella diffusione dell’individualismo liberale e nel processo di secolarizzazione, che vede l’abbandono da parte delle società contemporanee delle linee guida della chiesa cattolica, nascondono per Prampolini la verità storica e palesano un antisocialismo inaccettabile.
Il 13 dicembre scrive che per l’ennesima volta si tratta della solita morale cattolica sorda e insensibile di fronte alle cause strutturali e alle motivazioni concrete da cui procedono i conflitti.
Prampolini invita pertanto Benedetto XV a non accusare i socialisti di tanta strage che affligge l’Europa intera, ma a guardare meglio la presente realtà e la storia. Solo così troverà la causa della guerra più vicino a sé stesso che non si creda. La storia, infatti, insegna che spesso sono stati i papi a impugnare le armi, spingendo la povera gente al macello per ingrandire il loro potere temporale.
“Ora il cattolicissimo Francesco Giuseppe ha gettato la favilla che doveva far divampare sì grande incendio”. La risentita replica dell’Apostolo socialista reggiano continua ricordando i tanti patti d’alleanza tra papi, principi e re stranieri per opprimere il popolo e tenerlo schiavo. Prampolini denuncia anche “l’appoggio fatto dare dal Vaticano alle spese militari per mezzo dei suoi deputati clericali e dei nazionalisti guerrafondai, che hanno avuto l’appoggio dei preti nelle ultime elezioni”.
L’invito rivolto al papa e a tutti i clericali è quello di analizzare meglio la loro storia antica e recente e rispettare coloro che si battono da sempre per la pace e la fratellanza tra i popoli. L’articolo si conclude con una ferma condanna dell’atteggiamento tenuto in parlamento dai cattolici e i loro sostenitori, che hanno votato le spese militari.
“Chi non vuole la guerra, non deve volerne neppure i mezzi: ma la chiesa cattolica (cioè l’interesse chiesastico, il quale differisce dall’interesse religioso) è oggi ciò che fu sempre nel passato, e cioè: amica ed alleata con gli aggressori e i dominatori e gli usurpatori e gli impiccatori. Non si viene oggi a piangere sulla catastrofe e l’immane situazione mondiale, quando invece di impedire si volle la guerra.
La parola di pace-pronunciata dal romano pontefice-oggi è un’ironia, una bestemmia”.
Cinque mesi dopo la pubblicazione di questo articolo l’Italia entrerà nel conflitto, non però al fianco degli imperi centrali ma della Francia e dei paesi alleati. La posizione astensionista dei socialisti, specie dopo il disastro di Caporetto, sarà oggetto di severe critiche per non aver contribuito all’interesse della Patria e alla vittoria finale
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Fabrizio Montanari
Autore. Fabrizio Montanari è nato a Reggio Emilia nel 1951 e ha svolto per molti anni attività lavorativa come Dirigente cooperativo. Socialista autonomista, è stato dirigente provinciale del PSI reggiano e regionale, segretario provinciale (1975) e membro della segreteria nazionale della FGSI (1976-77). Giornalista pubblicista, collabora a diverse riviste storiche (Ricerche Storiche, L’Almanacco socialista, Reggio Storia), e ai giornali 24Emilia e La Giustizia. È inoltre autore di diversi libri e saggi storici sul movimento socialista e libertario italiano.

