Era l’alba in Israele e centinaia e centinaia di ragazzi s’erano dati appuntamento per fare mattina e ballare. Nei kibbutz la gente dormiva. I ragazzi pensarono ai fuochi d’artificio e solo alcuni presero paura ai primi spari. Nei kibbutz il terrore si seminò in un attimo. Dieci, venti, trenta palestinesi armati iniziarono a uccidere, a sterminare, a sgozzare uomini, donne e bambini. Una telefonata di Mahmoud, giovane di Gaza, riportata nell’articolo del Corriere di oggi di Francesco Battistini: “Papà, papà! Ho ucciso dieci ebrei con le mie mani!». «Che Dio ti protegga, figlio mio, come vorrei essere lì con te!» I palestinesi di Hamas non fanno differenze. Non distruggono la vita dei militari ma dei civili e tra questi non distinguono tra adulti e bambini. Sono ebrei, devono morire. Esattamente com’erano soliti ragionare i nazisti. Come quei ragazzi che ballavano in pace a cui hanno sparato impietosamente. Ho ucciso dieci ebrei, papà. Complimenti. Se fossero stati venti, cinquanta, cento, ancora meglio. I rapiti, duecento e forse di più, non hanno avuto salva la vita, ma sono stati torturati, le ragazze stuprate, i bambini affamati. Nei cunicoli sono stati continuamente spostati. Chi ha avuto la fortuna di essere scambiato é tornato a casa, senza una moglie o un marito, senza un figlio, due figli trucidati, e la loro vita non sarà più la stessa. Il capo di una potenza mediorientale che elimina le ragazze che portano male il velo ha stabilito che l’azione di Hamas del 7 ottobre é stata legittima, mentre Hezbollah aveva cominciato una guerra dal Nord e gli Outi dello Yemen sparavano alle navi dal canale di Suez. Tutto é cominciato così. Con la barbarie e il terrore, mentre Erdogan minaccia anche lui Israele e Putin accoglie i capi di Hamas al Cremlino. Poi c’é stata la reazione di Israele e la strage di Gaza (le basi missilistiche di Hamas vengono installate nei pressi di scuole ospedali perché, lo ha detto uno dei suoi capi, Ismail Hannyhe: “Il sangue delle donne, dei bambini e degli anziani… siamo noi che abbiamo bisogno di questo sangue per risvegliare lo spirito rivoluzionario dentro di noi, per spingerci avanti.” . Ma qual’é l’obiettivo? Lo ha detto con chiarezza Kamenei: la distruzione dello stato di Israele. In questo caso, che non può accadere, che non accadrà, i veri sconfitti saranno l’Olp, l’Egitto e la Giordania che l’hanno riconosciuta e l’Arabia Saudita che stava per sottoscrivere i famosi patti di Abramo.E’ passato un anno dall’inizio di questa orrenda guerra e l’Europa, l’America, anche l’Onu se non si fosse trasformata in un ente inutile, hanno il dovere di disegnare il dopoguerrra. Non credo che la giusta reazione di Israele ai missili iraniani possa portare in breve a un cambio di regime a Teheran.. Purtroppo le giovani generazioni iraniane e i liberali che esistono in quel paese dovranno continuare una lotta per la libertà che costerà lutti e sacrifici. Occorre decidere se e quando cessare il fuoco, a chi delegare la gestione politica della striscia di Gaza, che rapporti stabilire con il legittimo governo palestinese della Cisgiordania che di fatto é divisa in tre zone, una sola a comando palestinese. E che fine far fare alle colonie israeliane di Cisgiordania in ottemperanza agli accordi di Oslo. Questo in una situazione geo politica sostanzialmente cambiata e col terrorismo in ginocchio e i suoi capi quasi tutti eliminati. In tutto questo i palestinesi devono essere rappresentati solo dall’Olp. Indebolire l’Olp e di fatto rafforzare Hamas é stato il tragico errore di Netanyahu. Nessun patto coi terroristi e cogli stati amici dei terroristi. Come dargli torto, dopo quell’orribile e macabro 7 ottobre da cui tutto é cominciato.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


1 commento
Netanhyau sta scalando a mani nude una parete ardua. Riuscirà a raggiungere la vetta prima che sopraggiunga una bufera di ghiaccio e vento?