E così Lapo Elkann, che vedeva la sua creatura principale, Italia Independent, sull’orlo del fallimento, si è visto abbuonare dai creditori, principalmente banche, il 90% dei loro crediti in una sorta di accordo transattivo destinato al salvataggio del brand più amato dal rampollo sabaudo nonostante fosse una azienda che produceva molti più debiti che capi griffati.
Insomma gli hanno regalato circa 24 milioni di Euro.
La notizia fa il paio con quella che è arrivata una settimana fa da Palazzo Chigi che racconta dell’abbuono di circa 2 miliardi di tasse alle banche italiane.
Eccheciazzecca direbbe Di Pietro, e invece, come si dice dalle mie parti, c’entra perché ci capa.
Perché il problema è che se un povero cristo va a chiedere alla sua banca un prestito di 5.000 euro non glielo danno manco se si impicca a meno che non porti la firma della moglie, della mamma della moglie, dell’amante, della mamma dell’amante e pure della mamma di quello che gli si tromba la moglie.
E se un altro povero cristo sconfina di 50 euro sul conto il giorno dopo si ritrova il direttore della sua banca sul ballatoio, che ha passato la notte lì con il sacco a pelo per beccarlo al mattino presto e farsi ridare i 50 euro.
E già perché l’Italia è ormai sempre più divisa tra il paese reale dei poveri cristi e quello etereo e virtuale dell’alta economia.
Ecco il punto di congiunzione tra due vicende apparentemente così scollegate che sembra un romanzo di Dan Brown.
Per i poveri cristi l‘accesso al credito, allo sconto fiscale, o all’abbuonano dei debiti è una cosa quasi impossibile, se non nell’osservanza di meccanismi rigidissimi.
Quando invece rivolgi lo sguardo verso i piani alti della macroeconomia italiana ti accorgi che i milioni di euro girano come i coriandoli al carnevale di Rio e grandi imprenditori del cacchio, più incapaci di Furio, Mimmo e Pasquale in “Bianco rosso e verdone”, evitano fallimenti, pignoramenti, sequestri e aste giudiziarie con la stessa facilità con la quale la mattina succhiano l’ovetto alla coque preparato dalla cameriera.
Lo stato, per rimettere a posto i conti, preferisce tiranneggiare gli ultimi e gli umili e rastrellare gli spiccioli tra i ceti più bassi e ignora i grandi profitti dei grandi gruppi, banche comprese, e quest’ultime continuano a centellinare il credito ai tanti che chiedono 1.000 euro mentre non si fanno scrupolo di elargire milioni ai pochi dell’alta economia e imprenditoria.
Eppure la storia insegna che dal Banco Ambrosiano al Banco di Napoli, dalla Popolare di Lodi al Monte Paschi i grandi botti sono stati causati non dal poco dato a molti ma dal moltissimo dato a pochi, così come insegna che il recupero dell’indebitamento fiscale dei grandi gruppi (banche comprese) risolverebbe più di un problema al paese.
L’Italia per fortuna non la fanno i Lapo Elkan o i tanti come lui, dalla Santanché a Vacchi, che si fanno chiamare imprenditori ma sono solo dei produttori cronici di indebitamento allo stesso ritmo di come Rocco Siffredi produce il suo testosterone.
Questo paese vive grazie alla miriade di servizi di una imprenditoria piccola e media che ogni mattina, col sudore, i sacrifici e le sofferenze, si sveglia presto, fa colazione con latte e caffè (che si prepara da sola) e con l’aiuto di figli o fratelli si butta tra pioggia e neve, o sotto il sole cocente di ferragosto, per mandare avanti la loro piccola azienda.
E se lo Stato, o il sistema bancario, vogliono davvero costruire la ricchezza del paese (che poi alla fine fa star bene tutti) a queste figure deve guardare, concedendo respiro, aiutandoli in momenti di difficoltà, dando ossigeno quando hanno bisogno.
E sennò non serve. Continuare con questo andazzo significa solo derubare la gente, la povera gente, e non del loro denaro, si badi bene, ma del loro lavoro, del loro tempo, del loro impegno, della loro serenità, della gioia di sedersi a pranzo la domenica con la famiglia sapendo di non avere problemi. Gli si ruba il diritto di lavorare con tranquilltà.
Ricorderete la “banda bassotti “, quei lestofanti di Disney che non ne azzeccavano una.
Ecco, tra Stato e banche sono diventati uguali a loro. Non azzeccano le loro vittime e non portano a casa nessun bottino.


2 commenti
Sottoscrivo ogni parola in quanto in maniera semplice fa una fotografia a 360 gradi della situazione attuale. Bravissimo
Concordo.