Cosa si nasconde dietro la quasi certa indizione delle elezioni anticipate in Kosovo? Prima di avventurarci nel campo delle ipotesi occorre precisare che il Governo della piccola repubblica balcanica, indipendente dal 2008, non attraversa , nei numeri parlamentari, nessun pericolo. Il Premier Albin Kurti, eletto nel 2021, e leader del partito nazionalista di sinistra Vetevendosje , e’ saldamente al comando del Paese e di fatto interlocutore unico di Usa e Unione Europea per quanto riguarda il noto e in certi casi cruento contenzioso con la Serbia che continua a considerarlo una sua provincia.
E’ anche abbastanza naturale che il principale partito dell’ opposizione punti sulla prova elettorale per ribaltare l’ attuale quadro politico. Cosa spinge quindi Kurti sulla strada delle elezioni anticipate evocata anche recentemente piu’ volte in dichiarazioni e interviste? Pesano motivazioni interne e internazionali. L’ attuale Esecutivo che si fa forte di un’ alleanza tra il partito piu’ forte, Vetevendosje ,e altre forze minori non può vantare certamente grandi successi nel campo economico. Il caro vita e l’ aumento dell’ inflazione gravano sulla popolazione.
Il malcontento e’ palpabile nelle famiglie i cui giovani sono costretti e scegliere la strada dell’ emigrazione per trovare un lavoro. Il ricorso di Kurti a proclami e scelte nazionalistiche e anti serbe e’ rimasto un collante ancora forte con l’ orgoglio dei kosovari ma non e’ piu’ sufficiente a mascherare un malcontento che , secondo i sondaggi, oggi ridurrebbe nei numeri la supremazia di Vetevendosje. Il Premier starebbe quindi pensando a elezioni anticipate che , anche se dovessero portare a una perdita di consensi, riconfermerebbero la sua leadership senza aspettare la scadenza naturale del Parlamento che potrebbe probabilmente metterla ulteriormente in pericolo. Secondo la normativa pero sono necessari 80 deputati sui 120 che compongono l’ Assemblea legislativa per sciogliere il Parlamento di Pristina. E qui viene il bello.
Infatti se il principale partito di opposizione, i democratici (Pdk),sembra aver raggiunto gia’ un’ intesa con il Governo per il voto anticipato, diversa appare la posizione degli altri due l’ Ldk e l’ Aak dell’ ex Primo Ministro Haradinaj che invece puntano sulle dimissioni di Kurti e la sua sostituzione con un altra persona che dovrebbe poi portare il Paese al volo. In realtà vi è poi la preoccupazione di voler rinviare le elezioni anticipate a una data dopo la stagione estiva nella quale rientrano in Kosovo decine di migliaia di emigrati che , secondo le previsioni, dovrebbero favorire il partito d Kurti. Inoltre finora su questo punto non di e’ espressa la Srpska Lista, la forza politica che rappresenta la minoranza serba e gli interessi di Belgrado.
Se a questo aggiungiamo la naturale tendenza di alcuni parlamentari a arrivare alla scadenza della legislatura per il timore di non essere rieletti si può ben capire che l’ obiettivo degli 80 voti necessari per sciogliere il Parlamento non sia certo al cento per cento . I prossimi giorni ci daranno più chiarezza anche se politologi e buona parte dei media sono ormai orientati e prevedono il voto anticipato. Ma anche sul piano internazionale questo stato di cose e’ seguito con interesse. Albin Kurti gioca una partita pericolosa.
La sua scelta nazionalista e di intransigenza nei confronti della Serbia ha portato il Paese a un progressivo isolamento anziché al supporto politico dell’ Unione Europea, nella quale , tra l’altro, cinque Stati non ne riconoscono ancora l’ indipendenza. La sua netta chiusura al riconoscimento dei diritti della minoranza serba, richiesto non solo da Belgrado ma anche dalla Ue. sta allontanando la trattativa per una composizione della questione . Il muro contro muro contro Vucic non ha pagato. Le opposizioni puntano anche su questo fatto per indebolirlo ulteriormente sul piano interno e internazionale .
Ma Kurti insiste nella sua intransigenza, convinto che sarà indispensabile per mantenere il potere. L’ embargo deciso da lui contro ogni merce proveniente da Belgrado e criticato anche dalla UE e’ stato ulteriormente prorogato. L’ ultimo avvertimento, se possiamo chiamarlo così, e’ incredibilmente giunto, dall’ ambasciatore americana Belgrado Christopher Hill che ha sostenuto, udite udite, che la Serbia potrebbe entrare nell’ Unione Europea anche senza il riconoscimento ufficiale dell’ indipendenza del Kosovo ma solo garantendo pace e stabilità in quell’ area.

