Premessa
Ho ribadito con enfasi quanto il caso di Garramon sia veramente unico. Da un lato, c’è stata una sentenza definitiva riguardo alla morte del bambino, ma dall’altro non si è mai scoperto come il piccolo abbia fatto ad arrivare così lontano da casa in così poco tempo. Questo mistero ha dato vita a una serie di interrogativi cruciali, poiché non possiamo affermare con certezza che giustizia sia stata fatta, né tantomeno che la verità sia stata scoperta, considerato che l’unica cosa confermata è stata la tragica morte.

Persino il giudice dell’epoca aveva espresso dubbi sulla dinamica dell’evento, non essendo completamente convinto che la situazione sia stata correttamente valutata. Personalmente, ho condotto e sto conducendo un’indagine per comprendere la dinamica degli eventi. Ciò di cui sono certa è che quel giorno MFA non si trovava da solo, con chiunque fosse la misteriosa presenza rimasta irrisolta.
Ci poniamo molte domande su questo caso, poiché è evidente che la vicenda di Josè Garramon è costellata da troppe incognite. Anche ora, durante l’analisi, molti errori emergono, sia come dimenticanze che come errori di stampa. Come gestire tutto ciò? Sembra che ben poche cose abbiano senso in tutta questa vicenda.
Gli eventi in breve
Il mistero di come José Garramon, un ragazzino di 12 anni, sia arrivato su Viale di Castel Porziano da Viale America, una distanza di oltre 20 km, rimane irrisolto. Le indagini hanno portato alla scoperta di Marco Accetti, un giovane fotografo romano. Accetti è stato processato e condannato per omicidio colposo e omissione di soccorso a seguito dell’incidente che ha portato alla morte di José. Tuttavia, la polizia sospetta che la scena potrebbe essere stata una vera e propria messa in scena.
Il corpo di José è stato scoperto intorno alle 19:40 da un autista di bus Atac della linea Infernetto-Ostia che percorreva Viale di Castel Porziano, una strada buia circondata da fitta vegetazione, riservata al traffico dei mezzi pubblici. José era privo di una scarpa e di un calzino.
José non era tornato a casa dopo aver lasciato il negozio del barbiere a Viale America 33 alle 18:45. Quel pomeriggio, il 20 dicembre 1983, a Roma, José era uscito dal civico 99 di Via dell’Aereonautica diretto dal barbiere, una breve distanza in una zona trafficata
Il quartiere di Josè Garramon
Josè Garramon è un vivace bambino Uruguayano, trasferitosi a Roma con la famiglia per necessità lavorative. Il padre Carlos lavora all’ONU, precisamente per l’IFAD, un’agenzia della FAO. Vive in viale dell’Aeronautica 99, in zona Eur, con i suoi genitori, il fratello e la sorella, a breve sarebbero diventati due: la mamma Laura Bulanti è in dolce attesa.
Nello stesso quartiere vivono, o detengono proprietà e sedi di proprie attività, personalità a noi tutti note, così come il loro profilo criminale: a 950 metri in linea d’aria, c’è uno degli appartamenti che Enrico De Pedis ebbe da Giuseppe Scimone; a 750 metri da casa Garramon e a 300 metri dal barbiere del ragazzo, in Viale Beethoven 30, c’è un locale adibito ad ufficio o sala riunioni della cooperativa edilizia Oasi, di Aldo Accetti.
Sempre di proprietà degli Accetti è la palazzina di via Curzio Malaparte, qui il locale al civico 33. È destinato a sede della Cooperativa Edilizia di, Nuova Oasi, tra i cui associati anche note personalità. La proprietà di Curzio Malaparte dista 1.5km sud , rispetto alla casa di Garramon e 1 km, sempre a sud dalla casa del noto membro della Banda della Magliana, o meglio dei Testaccini. Si tenga presente dell’incongruenza ravvisabile tra i verbali dei Carabinieri che indicano la residenza di Marco Accetti in Curzio Malaparte (di cui lo stesso Accetti afferma di non ricordare il civico) mentre nella sentenza è indicata la casa di Sant’Emerenziana n.2.
Solo questo dato avrebbe potuto determinare considerazioni ben diverse nella gestione del tempo. Josè frequenta le scuole medie all’Istituto internazionale Saint George, ama l’arte e spesso raggiunge il Vaticano per ammirarne i musei. La sua grande passione è il modellismo, con i suoi piccoli aeroplani che porta a sfrecciare nell’aria al campo di volo a meno di 100mt da casa, vicino al Bar Rosati, il bar che Marco Accetti, la persona che verrà condannata per omicidio colposo aggravato e omissione di soccorso, frequentò con una certa assiduità nel mese di settembre, tre mesi prima dell’omicidio del bambino. O meglio, questa fu la prima versione, poi ritrattata, del cameriere Piero Facchini.
La Canta e Conta-storie
In tempi di social, spesso non realizziamo di quanti aspetti della nostra vita mettiamo alla mercè di conoscenti, amici d’infanzia mai più visti, e perfetti sconosciuti. Chi ha un passato segnato da eventi particolari, deve aggiungere alla lista curiosi, amatori, giornalisti e ricercatori e ricordare che quanto si dice apertamente sui social non ci appartiene, ed è di pubblico dominio, esattamente come se lo dicessimo al megafono in una piazza. I social, tra i primi responsabili di separazioni e tradimenti, sono crudeli perchè sui social le bugie hanno le gambe cortissime e, si finisce per incartarsi da soli.
Questo è quello che è successo anche alla ex fidanzata e amica di Marco Accetti, Patrizia D.B., la quale per lungo tempo ha sostenuto una serie di punti che, agli atti e nei fatti, risultano ben diversi, arrivando addirittura a sconfessare se stessa su molteplici aspetti, dall’uscita di casa fino al fermo in via Cilea. Innanzitutto, è necessario capire dove Patrizia risiede. Da un lato, nei documenti della sentenza, Patrizia rivendica di essere ancora in casa con i propri genitori, d’altra parte c’è chi la colloca, invece, insieme a Marco Accetti in Curzio Malaparte.
La residenza di Patrizia, o comunque dove si trova nei fatti a vivere, è di fondamentale importanza dal momento che quasi l’intero impianto difensivo e accusatorio, hanno orbitato intorno alla prossimità o meno di luoghi e abitazioni; così come la mancata imputazione della PDB. Gli appartamenti di Curzio Malaparte, anche quando si tenta di farli uscire dalla porta, rientrano dalla finestra.

Curzio Malaparte
Accetti, fermato dai Carabinieri in via Cilea verso le h. 04.15 del 21dicembre 1983, consegna i propri documenti che presentano come indirizzo di residenza un appartamento sito nella palazzina di via Curzio Malaparte, circa un chilometro a sud della zona Eur e da via dell’Aeronautica. Nonostante la documentazione, al processo verrà assunta la residenza di Sant’Emerenziana n.2 come residenza dell’imputato.

Dal canto suo la De Benedetti, tornata tra le braccia del Pifferaio tragico dopo la deriva del matrimonio con Eleonora Cecconi, nonostante ufficialmente risultasse residente con la sua famiglia nella zona Monti, a detta di alcuni testimoni dell’epoca e dietro conferma dello stesso Accetti, la donna sovente soggiornava presso l’abitazione dell’ex compagno, almeno fino a che questi non cadeva in una nuova tanto intensa, quanto fugace infatuazione.
Niente di particolarmente significativo se non fosse che la donna cerca in tutti i modi di negare questa fattispecie: più volte nelle sue frequenti e ridondanti elucubrazioni, Patrizia non solo non fa cenno a momenti trascorsi in compagnia presso l’alloggio di Curzio Malaparte, ma nega che questi fosse un edificio fruibile.
In più occasioni l’ex compagna di Accetti si riferisce allo stabile come un cantiere aperto, non abitabile, in fase di costruzione. Queste affermazioni lasciano alquanto perplessi e non se ne capiscono motivazioni e finalità. Perchè mentire e accalorarsi tanto?
La palazzina di Curzio Malaparte, abitata anche da altri relativi della famiglia Accetti, è pienamente in grado di assolvere il suo ruolo residenziale nel dicembre del 1983, e a provarlo ci sono le due residenze concesse dal comune di Roma a Marco Accetti n.33 e alla sede della cooperativa di Aldo Accetti, Nuova Oasi n.7, nonchè la regolarmente registrata utenza telefonica, (tel.8394815).
L’atteggiamento assunto da Patrizia nel voler ad ogni costo ribadire un falso stato di cantiere all’edificio di Curzio Malaparte, quando era già una realtà abitativa, fa sorgere alcune perplessità. Viene inoltre da chiedersi, qualora si fosse davvero trattato di un cantiere in costruzione, per quale motivo ne conoscesse lo stato di avanzamento.
C’è forse una probabilità che proprio in concomitanza dell’omicidio Garramon la donna stesse con MFA in Curzio Malaparte? Una simile eventualità avrebbe una portata devastante, e potrebbe rivoluzionare il quadro tracciato all’epoca.
In questo senso, appare singolare che, rilasciata dai carabinieri dopo il fermo delle 4.00 del mattino stesso, Patrizia pare non abbia chiesto e non contatti la sua famiglia che, seguendo il racconto ufficiale l’avrebbe vista uscire di casa alle 01.00 di notte, senza farvi più ritorno, ma rincasa con Aldo Accetti, anch’egli trasferitosi in Curzio Malaparte dopo la separazione dalla moglie Silvana.
Gli alibi mai confermati
Cosa ha fatto PDB quel 20 dicembre 1983? La donna fornisce riferimenti alle sue attività solo a partire dalle ore 19.30. Senza che queste testimonianze siano state verificate, per quel che è dato sapere, la cronaca ci riferisce che la De Benedetti si sarebbe trovata dalle ore 19.30 alle 21.30 circa presso il Teatro San Paolo a svolgere le prove con la sua compagnia capeggiata da Carla Fioravanti.
Le persone che lei cita: Doriana, Massimo, Adriana, Stefano e Andrea Z., pare non siano mai stati effettivamente sentiti per le verifiche. A questo riguardo credo che sarà la stessa De Benedetti a fornirci senza remore tutti i riferimenti rispetto al nome dello spettacolo e la sua prima.

Avevano tutti la 127
La questione riguardante la proprietà della Fiat 127, sulla quale Marco Accetti e Patrizia De Benedetti sono stati fermati alle 04:30 del mattino del 21 dicembre 1983, non è del tutto chiara, né nei verbali dei carabinieri né in sentenza. Entrambi avevano una Fiat 127 in, il che potrebbe aver generato confusione nella documentazione.

Secondo la versione ufficiale riportata in sentenza, l’auto su cui viaggiavano apparteneva ad Accetti. Quest’ultimo, verso l’una di notte, si reca a prendere l’amica per tornare nella pineta di Castel Porziano a recuperare materiale fotografico. Tuttavia, Accetti ha recentemente dichiarato di non essere mai ritornato a Roma quella sera, a seguito di un tragico incidente che ha portato alla perdita del piccolo José Garramon.
Pertanto, la Fiat 127 su cui sono stati fermati deve necessariamente appartenere a De Benedetti. Tuttavia, De Benedetti avrebbe potuto guidare la Fiat 127 di proprietà della famiglia Accetti solo se, in quel periodo, fosse stata domiciliata o avesse vissuto con Accetti in Curzio Malaparte. Questo avrebbe significato che non risiedeva a Monte Mario con la sua famiglia, ma a Curzio Malaparte con Accetti.
Queste informazioni, se si dovessero confermare, pur essendo state rivelate dopo anni, rappresentano un punto fondamentale per comprendere gli eventi di quella notte.
La rivelatrice

Da anni, la signora Patrizia De Benedetti illustra le circostanze che si svolsero in caserma dei carabinieri ad Ostia, attribuendosi il merito di aver informato le forze dell’ordine della presenza del veicolo incidentato, indicando anche il luogo ove era stato abbandonato. Tuttavia, tale versione non sembra aderire alla realtà, o meglio, a quella riportata sia dalle forze dell’ordine che dalla stampa locale.
Nel verbale e nella sentenza, sembra che le forze dell’ordine fossero già a conoscenza del fatto che il bambino era stato investito da un Ford Transit e sembra anche che sapessero chi era la persona alla guida. Di conseguenza, risulta eccessivo che il merito venga attribuito a Patrizia De Benedetti.

Inoltre, nella versione ufficiale, Accetti non ricordava dove aveva lasciato il veicolo. Pertanto, se Patrizia De Benedetti fosse arrivata in un secondo tempo, non avrebbe potuto conoscere la posizione del veicolo. Infatti, il veicolo viene ritrovato, anche con l’ausilio di un elicottero, tra le 8:00 e le 08:30 del mattino del 21 dicembre.
Documenti redivivi
La cosa più assurda tra quelle asserite negli anni da Patrizia De Benedetti è che la donna ha sempre sostenuto di non aver fatto il verbale perché, a detta di lei, sarebbe stata in colloquio con il magistrato Domenico Sica, il quale l’avrebbe confusa con una possibile fiancheggiatrice della lotta armata comunista, intenta a progettare un attentato data la prossimità con una scuola e con la villa del giudice Santiapichi. Quando il magistrato si rende conto che non si tratta di questo, se ne va dicendo ai carabinieri che possono anche soprassedere dallo stilare il verbale.
Questa è la versione che Patrizia De Benedetti porta avanti con insistenza da diversi anni. Tuttavia, recentemente la donna ha mostrato parte del verbale che a suo dire non era stato redatto. Questo fatto mette in luce una contraddizione evidente. Mi chiedo anche per quale motivo la donna abbia mostrato solo una parte del verbale e non l’intero documento. Ci sono punti torbidi che verrebbero svelati? Sarebbe interessante avere una risposta e mi auguro che venga chiesta alla signora anche da tutti coloro che le hanno dato estrema fiducia negli anni.
Dichiarazioni contrastanti
Le dichiarazioni di Patrizia De Benedetti sono inficiate da inesattezze e travisamenti. Ad esempio, la donna sostiene che quella sera piovesse, nonostante i verbali dei carabinieri e i rilevamenti post-incidente parlassero di un clima sereno. Inoltre, pur elencando più volte tutti gli immobili in dotazione alla famiglia Accetti, non menziona mai l’immobile in via Beethoven 30, il più vicino al luogo della scomparsa del piccolo José Garramon e probabilmente il più funzionale in caso di sequestro.

Infine, De Benedetti ha accennato a un possibile alibi dalle 19:30 in poi, ma non abbiamo alcuna conoscenza di cosa abbia fatto quel giorno prima delle 19:30. Queste incongruenze sollevano dubbi sulla veridicità delle sue affermazioni.
C’eravamo tanto amati
La situazione attuale è permeata da un palpabile nervosismo, dovuto alle numerose incongruenze tra le narrazioni di Marco Accetti e Patrizia De Benedetti. Un tempo uniti da un legame affettivo, oggi si ritrovano a essere avversari accaniti, smentendosi a vicenda per motivi di convenienza personale. Le loro interpretazioni dei fatti non trovano alcun punto di incontro.

Durante il loro rapporto, che De Benedetti sostiene sia durato due anni mentre Accetti ne riconosce solo uno, Accetti ha iniziato a tradirla. Era sempre attratto da donne che considerava più belle di lei. Racconta episodi di numerosi tradimenti a Patrizia e di come lei, nonostante non fossero più una coppia, continuava a insistere.
Inoltre, De Benedetti lamenta che Accetti, nel corso degli anni, ha manifestato comportamenti violenti e di stalking nei suoi confronti. Tuttavia, Accetti sostiene che era De Benedetti che lo seguiva, nonostante lui avesse altre donne. Ad esempio, quando Accetti stava con un’altra donna, Karin Little, De Benedetti si piazzava sotto l’appartamento finché i due non uscivano.
Oltre ai racconti di coppia ed ex coppia, sono rilevanti le contraddizioni relative al caso del piccolo José Garramon. Sarebbe importante e significativo un confronto tra i due, che potrebbe anche rendere giustizia a un caso che da quarant’anni ha visto troppo poca giustizia e ancor meno verità.
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