Per favore, non facciamo gli struzzi. La notizia tanto per cambiare non ha avuto il giusto risalto sui media della nostra amata nazione, ma non per questo dobbiamo far finta di niente: il principale funzionario antiterrorismo dell’amministrazione Trump si è dimesso a causa della guerra in Iran, e lo ha fatto invitando palesemente il presidente a “invertire la rotta”.
Joe Kent, il direttore del National Counterterrorism Center, ha scritto sui social che l’Iran non rappresentava “una minaccia imminente” per gli Stati Uniti e ha rivelato che l’amministrazione “ha iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana“. La Casa Bianca ovviamente ha respinto la lettera, affermando che il presidente aveva “prove inconfutabili” del fatto che l’Iran avrebbe attaccato per primo gli Stati Uniti. Addirittura, un famoso osservatorio anti-odio statunitense ha accusato Kent di “teorie antisemite”.
Cosi’, rassegnando le sue dimissioni, Kent è oggi la figura di più alto profilo all’interno dell’amministrazione Trump ad aver criticato pubblicamente l’attacco israelo-americano all’Iran. Per minimizzare l’accaduto Trump ha definito Kent “una brava persona“, ma “debole in materia di sicurezza”. E ha pure detto che la lettera di dimissioni di Kent gli aveva fatto capire che “era un bene che se ne fosse andato“.
Nella lettera indirizzata proprio a Trump, Kent sosteneva che “alti funzionari israeliani” e influenti giornalisti statunitensi avessero diffuso “disinformazione”. Lo ha scritto nero su bianco:
“La cassa di risonanza mediatica è stata usata per ingannare la gente e farle credere che l’Iran rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti, ma questa era una menzogna”.
Kent pero’ non si era mai opposto prima d’ora a Trump, anzi! Da suo accanito sostenitore era stato nominato dal presidente fin dall’inizio del suo mandato e poi confermato a stretta maggioranza. Durante le audizioni per la conferma, era perfino rifiutato di ritrattare le affermazioni secondo cui agenti federali avevano fomentato la rivolta del gennaio 2021 al Campidoglio, o che Trump non fosse stato sconfitto alle elezioni del 2020. I democratici avevano pure criticato la sua scelta di assumere un membro del gruppo di estrema destra Proud Boys come consulente alle elezioni del 2022. E invece adesso l’Anti-Defamation League (ADL), un’organizzazione statunitense che monitora l’antisemitismo, ha dichiarato in un comunicato che le accuse contenute nella lettera di dimissioni di Kent “ricorrono a vecchi stereotipi antisemiti” e riporta “roba orribile che fa leva sui peggiori stereotipi antisemiti“.
Kent, 45 anni, è un veterano delle forze speciali statunitensi e della CIA. Sua moglie, Shannon Kent, tecnico crittografico della Marina, fu uccisa in un attentato suicida in Siria nel 2019. Vedovo e padre di due figli, ha prestato servizio per 11 volte all’estero con le forze armate statunitensi, anche con le forze speciali dell’esercito americano in Iraq. Già ufficiale paramilitare della CIA, ha lasciato il servizio governativo solo dopo la morte della moglie. Nella sua lettera di dimissioni Kent ha pure citato il suo servizio militare e la morte della moglie, affermando di
“non poter appoggiare l’invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo di vite americane“.
Presso il National Counterterrorism Center, Kent rispondeva direttamente al Direttore dell’Intelligence Nazionale Tulsi Gabbard e supervisionava l’analisi e l’individuazione di potenziali minacce terroristiche provenienti da tutto il mondo. Eppure, nonostante le dimissioni di Kent, Gabbard ha comunque appoggiato la decisione di Trump di entrare in guerra con l’Iran affermando che, in qualità di comandante in capo, il presidente era responsabile di “stabilire cosa costituisse o meno una minaccia imminente“. Ha poi scritto sui social:
“Dopo aver esaminato attentamente tutte le informazioni a sua disposizione, il presidente Trump ha concluso che il regime terroristico islamista in Iran rappresentava una minaccia imminente e ha agito sulla base di tale conclusione“.
La reazione politica è stata contrastante. Mitch McConnell, ex leader repubblicano al Senato, ha dichiarato: “Gli isolazionisti e gli antisemiti non hanno posto in nessuno dei due partiti e certamente non meritano posizioni di fiducia nel nostro governo“. Ma l’ex deputata della Georgia Marjorie Taylor Greene, un tempo sostenitrice di Trump, si è schierata a favore di Kent, definendolo “un eroe americano“. Ha scritto:
“Mentiranno su Joe Kent e cercheranno di screditarlo. Non credete alle bugie!“.
Dalla nostra parte dell’oceano atlantico non dimentichiamoci che quando i migliori lasciano il proprio posto, quel posto non è più degno dei migliori.

