Nel più assordante silenzio mediatico il gigante tricolore da 36 mila dipendenti si spacca in due.
Gli Elkann vendono la divisione dei veicoli commerciali a Tata Motors, e gli indiani (contenti) dicono di aver comprato per “arginare la concorrenza cinese”. L’altra parte, quella che produce mezzi militari, resta sotto il controllo dello Stato per concorrere alle commesse sul riarmo.
Con una doppia operazione annunciata poco, e male, il 30 luglio scorso, due eccellenze italiane ora si separano in modo netto. Iveco Group nacque nel 1975 per volere dell’Avvocato, ed è stata oggetto di una offerta pubblica di acquisto da parte del colosso indiano Tata Motors, mentre la sua divisione Iveco Defence Vehicles viene acquisita da Leonardo.
Commenta Cristina Peddis, segretaria provinciale a Torino per Azione: “Assistiamo mese dopo mese, notizia dopo notizia, al totale disfacimento dell’automotive e dell’industria italiana, di cui Torino è uno dei principali siti storici in cui questa si è sviluppata.
Senza una politica industriale seria, che abbia origine dalla politica, che abbia il coraggio di usare la golden power quanto serve, saremo destinati a perdere pezzi“.
Finora il complesso di Iveco Group impiegava 14 mila dipendenti in Italia, 36.000 in tutto il mondo, con 19 siti industriali e 30 centri di ricerca e sviluppo. Il valore complessivo delle due operazioni è di 5,5 miliardi: per Exor, che detiene poco più del 27% di Iveco, vale un introito di 1,5 miliardi. Tutti soldi che finiranno dritti dritti nelle tasche degli Agnellini, senza nemmeno sfiorare l’Italia, perché la loro finanziaria ha sede legale e fiscale in Olanda.
Iveco Group ha chiuso il secondo trimestre 2024 con ricavi pari a 3,78 miliardi di euro rispetto ai 3,9 miliardi dello stesso periodo 2024. Insieme, Iveco e il ramo veicoli commerciali di Tata Motors avranno ricavi di circa 22 miliardi di euro, suddivisi tra Europa (50%), India (35%) e Americhe (15%). “Tata non chiuderà nessuno dei siti produttivi di Iveco Group, e non ridurrà la forza lavoro per i prossimi due anni, mantenendo la sede principale a Torino“. Quindi possiamo dormire sereni per altri 24 mesi….
Preoccupati i sindacati, per cui la vendita rappresenta una scelta che allontana un’importante realtà industriale italiana dal suo storico radicamento nazionale.
Iveco Defence Vehicles, la parte inglobata da Leonardo, conta 2.000 dipendenti suddivisi nei sei stabilimenti di Bolzano, Piacenza e Vittorio Veneto in Italia, ma anche Sete Lagoas in Brasile, Ulm in Germania e Petresti in Romania. Nel 2024 ha generato ricavi per 1,1 miliardi di euro. La partnership con Leonardo in realtà è già attiva dal 1985. Iveco Defence Vehicles oggi collabora con le Forze armate dei principali alleati della Nato e con i Marines degli Stati Uniti. Leonardo, la sua acquirente, è soggetta al controllo pubblico italiano per il 30,2%, quota detenuta dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Così, acquisendo il 100% di Iveco Defence, Leonardo guarda ad un mercato europeo che, si stima, nel 2030 varrà 100 miliardi di euro.
Intanto, tutti zitti davanti al degrado e al costante smantellamento del sistema industriale italiano. Con un’aggravante non da poco: le perdite sono di tutti, ma gli Agnellini maturano sempre nuovi guadagni. Nell’epoca della più sfrenata flessibilità economica e finanziaria, un dato rimane certo: la rigidità dei profitti di casa Elkann. Quella sì che è sempre stata costante. Alla faccia dei dipendenti, ovunque essi siano impiegati. Sempre che restino tali…

