di Edoardo Maria Pedrelli
Squilla il telefono.
“Salve, Edoardo Maria Pedrelli? È la World Youth Orchestra, la contattiamo per partecipare
come primo oboe alla nostra tournée ad Hanoi, in Vietnam”
“Come scusi?”
Ed è proprio così che è iniziata quest’inusuale avventura, una sorpresa certamente ma ben accetta, quando mai ti potrebbe ricapitare di essere coinvolto in una produzione impegnativa dall’altra parte del mondo assieme a musicisti e musiciste provenienti da 19 paesi differenti?
Credevo che andare a studiare a Lugano sarebbe stato il luogo estero più lontano da casa in cui mi sarei mosso in questo periodo, ma con grande stupore mi sono dovuto ricredere e caricatomi di coraggio ed entusiasmo sono partito con il mio primo volo in assoluto per questa tournée.
Arrivati a destinazione il Vietnam mi colpisce, mi colpisce forte: l’aria è umida e densa.
Hanoi è la piuccheperfetta rappresentazione del termine giungla di cemento: i cinque milioni di motorini che governano questa capitale si muovono come vespe arrabbiate in una perfetta danza caotica senza regole ma con stupefacente rispetto, le abitazioni si ergono in verticale senza preoccuparsi di essere ghermite dalla vegetazione o abbattute dalla muffa, le attività commerciali si espandono a macchia d’olio su ogni pezzo di terreno libero con forme e variazioni differenti, le persone vivono tra gli assordanti rumori da tecno music della città e la velenosa aria di un’epoca industriale che noi europei abbiamo per fortuna superato.
Le persone sono molto cordiali e disponibili, e di fatto ti fanno entrare in casa propria senza problemi, questo perché il piano terreno di ogni abitazione dà luogo ad un’attività commerciale a conduzione familiare: dal più modesto minimarket ai negozi di abiti, dalle sale massaggio alla più rocambolesca officina per scooter.
Hanoi vive così e non la si può biasimare.
Il Vietnam infondo è la Cina della Cina.
Per qualche persona vermiglia è un sogno segreto.
La produzione orchestrale ci ha tenuti impegnati dal 30 Marzo al 10 Aprile con un doppio concerto: il primo, eseguito alla Grand Concert Hall dell’Accademia Nazionale di Musica del Vietnam ad Hanoi il 6 Aprile, ha previsto musiche di Vincenzo Bellini e Gioacchino Rossini, con tappa tra le melodie tradizionali vietnamite fino a concludersi con la profetica Sinfonia n5 di Tchaikovskij; il secondo concerto dedicato interamente alle arie di Puccini è stato eseguito il 10 Aprile all’Opera House di Hanoi.
La parola chiave di quest’ensemble è fratellanza.
In un mondo purtroppo ancora conteso tra guerre di violenza e di ideologie mosse da ciechi ammaestratori, la musica fa trovare un ambiente aperto e sereno dove potersi sentire fratelli sotto lo stesso tetto.
Sembrerebbe piuttosto complesso poter lavorare assieme a persone di diversa provenienza,
con diversa cultura, un diverso linguaggio e invece quando ci si impegna tutti assieme per qualcosa di bello ci si riesce ad intendere benissimo.
Poi la musica è il nostro lavoro, il nostro linguaggio, la nostra espressione.
Ancora una volta la musica dimostra la sua più grande forza: superare ogni tipo di ostacolo.
Ma com’è farne parte? Semplicemente fantastico.
Personalmente sono molto aperto allo sharing is caring: non c’è nulla di meglio che incontrare persone con una diversa cultura e cercare i punti di contatto e i punti di condivisione.
Imparare dagli altri è la chiave per maturare, crescere e migliorarsi.
Forse dal momento che sono oboista sta nella mia natura: con la mia collega giapponese siamo stati nella classe di Oboe del Conservatorio di Hanoi e sin da subito tutti insieme ci siamo soffermati sulle ance, su come le facciamo, con quali misure e quale canna usiamo, perché le ance mettono tutti gli oboisti alla pari e non si smette mai di imparare.
Questa realtà che la giovanile musicale offre dovrebbe essere più presente e più numerosa nel nostro paese: potrebbe sembrare un paradosso ma in Italia si lavora davvero poco in orchestra all’interno dei conservatori, ci sono poche occasioni come questa dove i musicisti sono chiamati a montare su una produzione importante in poco tempo.
È un peccato.
Il musicista si forma nell’orchestra.
Però a quanto pare le priorità dei conservatori sono altre e per altri.
Mi auguro che l’attività di questa fondazione continui, perché una scuola di formazione di questo livello è fondamentale per il futuro della musica nel mondo.

