Una secchiata d’acqua gelida ha ridestato tutti noi, la scorsa settimana, ricordandoci che qualche chilometro a sud-est rispetto al nostro Paese, dal dopoguerra, c’è una terra abitata da due popoli che, a distanza di quasi ottant’anni non è ancora riuscita a trovare una quadra. Appellandosi a motivazioni ora storiche e ora ideologiche sono riusciti, entrambi gli schieramenti a polarizzarsi in maniera radicale, come dimostrano gli esiti alle urne, laddove alle urne siano stai chiamati.
Il rispetto e il riconoscimento reciproco del diritto all’esistenza, non sembra più contemplato. Violazioni e provocazioni sono all’ordine del giorno ma, in un mondo dove il quarto potere ha velocemente risalito la china acquistando posizione di rilievo, chi più ha, più è, e più influenza. Sono stata nello stato di Israele e sono stata nello stato non riconosciuto di Palestina, quelle chiazze di terra disseminate a macchia di leopardo, che sono a tutti noti con il nome di “territori palestinesi“. In quei luoghi brulli, che caratterizzano la più grande depressione sulla Terra, alle rive del Mar Mortoe poi le alture Golan, la mia vita si è intrecciata con la vita di uomini, donne, ragazze, ragazzi e bambini, che abitano i territori del West Bank.
Quel che resta dopo l’attacco israeliano a Gaza
Il West Bank altro non è che la terra che in Italia chiamiamo Cisgiordania, l’altra faccia della Palestina, quella che davanti alla scelta tra la mobilitazione permanente: l’opzione terroristica e violenta, rappresentata da Hamas, ha optato per la resistenza pacifica, seguendo la linea politica del partito di Al-Fateh, guidato da Mohammud Abbas, noto come Abu Mazen. Vorrei potervi dire che l’opzione pacifica ha sortito i suoi frutti. Non è così: in Palestina sembra che non ci sia una scelta conveniente, se non per la propria anima.
A proposito di anime, oggi vi propongo una delle mie preferite, una persona a cui voglio molto bene e che stimo moltissimo sia come uomo, sia come attivista: A.A.K.. Ho conosciuto Ahmad venti minuti dopo aver posato il piede all’esterno dell’aeroporto Ben Gurion di Israele e, giusto il tempo del tragitto alla volta di Jerico, aveva capito che avrebbe avuto a che fare con una tizia un po’ sopra le righe, ha accettato la sfida e ne è nata una bellissima amicizia che lo ha portato ben tre volte in Italia.
A. è stato Vicepresidente dell’Internazionale Giovanile Socialista, membro del partito di Al-Fatah, vive a Gerusalemme con la sua meravigliosa famiglia composta dalla moglie Yasmine e le due figlie, beato tra le donne! Nella vita di cosa si occupa? Ma naturalmente di caffè italiano! Oggi, però, questa tazzina di caffè ce la beviamo a distanza e la riempiamo di zucchero, perché di amarezza ce ne è già a sufficienza in questo porco mondo.
R- Ma voi lo sapevate? Qui si dice che era parecchio tempo che Hamas stava progettando l’attacco con gli iraniani e i libanesi di Hezbollah. Si dice che anche gli israeliani fossero stati avvisti dall’Egitto…
A- Credimi amica mia, qui in Cisgiordania non ne sapevamo nulla, ne siamo rimasti scioccati come tutti gli altri. Stiamo vivendo in un mondo non solo cattivo ma profondamente sbagliato. Non so cosa stia succedendo ma va sempre peggio, qui e ovunque. E’ un mondo sbagliato e crudele. Si, più o meno su questo abbiamo le stesse informazioni, dicono che gli egiziani li avessero avvisati e che Israele non ha ascoltato o ha sottovalutato queste notizie. Però ecco, anche di questo che posso dire, so dai media. Che sarebbe iniziato un attacco più o meno consapevole non era un’informazione che circolava, almeno qui da noi.
R- Capisco, e sai che credo a ciò che mi dici,. Tu, Y. la famiglia siete al sicuro? Sono molto preoccupata che tutto ciò possa divenire un pretesto per, diciamo, sistemare la questione israelo-palestinese in maniera definitiva…
A- Noi stiamo tutti bene, qui a Gerusalemme oggettivamente si è più al sicuro che in altri luoghi. Però a livello generale la situazione è complessivamente drammatica. Sia qui in citta, sia in Cisgiordania coloni ed esercito stanno spaventando la popolazione muovendo contro le case e minacciando i bambini. Ma noi cosa c’entriamo? Qui non ci sono i terroristi di Hamas. E anche a Gaza… a Gaza vivono 2,3 milioni di persone, per la maggioranza sono bambini e adulti in età avanzata.
R. E Hamas, quanti sono quelli di Hamas per dover portare un popolo ad abbandonare le proprie case, è un metodo efficace per sconfiggere il terrorismo?
A. E’ da tempo che il mondo ha voltato definitivamente la faccia dall’altra parte. Tutti sanno esattamente cosa avviene in Palestina, ogni giorno, da anni. Ma non conta. Noi moriamo, i nostri figli muoiono ma quanto ne parlano i vostri media? Se muore un israeliano e, ovviamente non è assolutamente quello che desidero, però ne parlano tutti.. Loro, per risolvere il problema e mostrare a tutti la risposta del popolo di Abramo, attaccano per distruggere: se resti, sai a cosa vai incontro. E’ questo il motivo per cui si formano queste fiumane di profughi.
R. Ok, ma se decidessero di restare non possono bombardare, sarebbe una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.
A. Lo fanno, hai visto anche tu, nei media, quanto tempo è stato accordato per allontanarsi. Oggi, stiamo parlando di questa giornata, sono stati uccisi più di 700 bambini palestinesi, oltre 400 donne e, se aggiungiamo gli uomini, la giornata di oggi ci ha regalato 2.300 anime in meno…. ma non si può parlare di genocidio…. Hamas? Non si può sapere quanti siano effettivamente quelli di Hamas e delle fazioni terroriste, però sappiamo quanti sono i civili, e loro sono innocenti.

R. Siamo già in tema…Sono giunte queste atroci notizie, hanno fatto inorridire il mondo intero… 40 bambini morti, decapitati. Ne vogliamo parlare?
A. Ma di cosa dobbiamo parlare Rosse, tutto ciò non dovrebbe esistere, non dovrebbe essere contemplato nell’umanità. Nel caso specifico però, nel giro di un paio di giorni le notizie si sono susseguite e ribaltate. Chi sta da quest’altra parte, esattamente come voi, non può sapere cosa avviene laggiù. Noi tutti dobbiamo fare affidamento ai media che, però, pare siano di giorno in giorno meno affidabili. Prendiamo proprio questa notizia: comunicano questo orrore, passano a fatica due giorni e da Al Jazeera alla CNN, dalla dirigenza israeliana al presidente Biden, iniziano a mutare le posizioni “non possiamo confermare la notizia“, “non abbiamo elementi in grado di affermare..“. Ma le foto? Intelligenza artificiale. Non possiamo più nemmeno credere in quello che vediamo.
R. Quindi è stata diffusa una fake news di quella portata? Ma io non ho sentito grandi smentite. Questa storia dell’intelligenza artificiale si fa sempre più inquietante.
A. E lo è, sulle smentite… è sempre facile diffondere falsità, più difficile è tornare indietro. L’impatto che ha avuto questa notizia, che ha fatto il giro del mondo, lo trovi nella morte di quegli oltre 700 bambini di Gaza, che niente hanno a che vedere con il terrorismo.
Non lo vedo, il mio amico A.A.K, sempre propositivo e sorridente, ma avverto la sua disillusione, la sua sofferenza , la sua rassegnazione. Lui che tanto ha lottato per il suo paese e anche per tanti altri, percepisco che non sa più che altro possa fare. Pensa al futuro della sua gente, delle sue figlie e, probabilmente fatica a metterlo fuoco, tante, troppe le incertezze e gli interrogativi.
Provo a mettermi nei suoi panni, nei panni di quella stragrande prevalenza di palestinesi che ha optato per la resistenza pacifica; mi metto anche nei panni di quelle persone che inizialmente hanno pensato che la lotta armata fosse la soluzione, per poi presto ravvedersi, come è successo alla maggioranza delle famiglie che abitano la Striscia, quando hanno realizzato che combattere e commettere attentati non li ha portati a nulla, se non ad estremizzare e peggiorare una situazione già tesa.
R. Questa reazione di Israele, mi dicevi che si stanno muovendo anche nel West Bank. Cosa succederà?
A. Ora devono vendicarsi, farcela pagare. Noi non abbiamo nessuna responsabilità, così come non la hanno i cittadini di Gaza. Qui in Cisgiordania stanno continuando ad avanzare nei nostri territori, a prendere le nostre case…
R. Di chi stai parlando, chi vuole tutto questo, gli israeliani?
A. Gli israeliani e i palestinesi, entrambi nella stessa misura, vogliono vivere in pace e non accettano che a farne le spese sia la popolazione civile. Il male è nell’esercito e nell’estremismo in entrambi i casi.
R. Se avessi il potere di essere determinante cosa faresti tu?
A. Ovviamente fermerei subito gli attacchi su Gaza
R. Intendo in maniera generale, come ritieni si possa risolvere la questione israelo-palestinese?
A. L’unica soluzione possibile, affinché si possa raggiungere una pace autentica, sta nell’effettiva edificazione di due stati. E’ ovvio che con le scelte fatte non è pensabile tornare alla soluzione proposta e rifiutata del 1948. Un compromesso, al fine di garantire la pace, fu siglato, comportava la rinuncia a dei territori e oggi ci sta bene. Questo accordo aveva stabilito nel 1967, dei limiti e dei confini. Questi limiti e questi confini sono stati ignorati e l’occupazione è proseguita. Questo è sotto gli occhi di tutti e viola l’intera regolamentazione stabilita insieme all’ONU. Ripartiamo da lì e poniamo fine a tutto questo.
R. In questa drammatica situazione ci mettono lo zampino, ognuno in misura e con interessi differenti, anche le superpotenze affiancate da altri stati…
A. Hanno responsabilità, le hanno sempre avute. Dal punto di vista dei palestinesi queste non possono che rappresentare un ulteriore freno, nonché un effettivo problema. La loro intromissione non è disinteressata, alimentano una propaganda invece di diffondere notizie, e le recentissime fake news di cui abbiamo parlato, sono un esempio.
Stiamo assistendo, e questo oramai vale per ogni conflitto, a due guerre in contemporanea: quella combattuta sul campo, e quella portata avanti dagli organi di informazione. Possiamo concludere quanto, a questo punto, conosciamo realmente. Non ci vengono più riportate le notizie, ci viene raccontata una verità, una tra le tante, quella che idonea ad avvantaggiare una delle due parti o, meglio ancora, a giovare al suo sostenitore. Se a ciò aggiungiamo il ruolo fraudolento che da qui in avanti andrà a ricoprire l‘intelligenza artificiale, non è difficile comprendere la piega che prenderanno i possibili scontri, si creeranno i mostri.
R. Quindi i conflitti avranno un vincitore e una ragione a prescindere, e possiamo immaginare da chi verrà stabilita… Dal più forte. In quest’ottica i palestinesi non partono sicuramente da una posizione di vantaggio.
A. Esattamente. I media internazionali non hanno mai messo in dubbio quanto sostenuto dai politici israeliani e hanno taciuto molto di quanto accade in Palestina. Tu ci sei stata, hai visto i campi profughi, molte città tra cui Hebron che in quel periodo stava vivendo forti tensioni. Hai potuto vedere. Hai raccontato?
R. Ho raccontato ma ho effettivamente incontrato resistenze quando non una forte opposizione. Critiche particolarmente feroci ed aggressive volte a screditare e disincentivare la diffusione di quanto i miei occh,.i avessero visto e la mia macchina fotografica documentato. Mi sono guadagnata un bel 6T sul passaporto… Secondo te qual è il motivo che spinge anche gli organi di informazione a tacere fatti oggettivi?
A. Rossella il motivo è molto semplice: a cosa possono servire gruppi di poveri palestinesi? Non credo nei nobili ideali delle superpotenze. Alla base di tutto, in questo sbagliato mondo, ci sono due cose: i soldi e il potere. Noi non abbiamo né l’uno né l’altro.
Preoccupano le notizie che giungono da Gaza dove, è bene ricordare, vivono civili e non si tratta unicamente di terroristi. Ci stanno raggiungendo rumors che indicano l’utilizzo da parte dell’esercito israeliano, di bombe al fosforo bianco, (qui). Ritengo che sia giunto il momento di affrontare la questione israelo-palestinese con onestà, condannando le violenze e i soprusi di ambo le parti ma, altrettanto, riconoscere il diritto all’esistenza di entrambi questi popoli, ponendo fine alla apartheid che è un fatto.
In questi giorni, mentre l’esercito israeliano opera su Gaza nei territori della Cisgiordania i coloni stanno procedendo con ulteriori espropri e chi li nega, si soffermi sulla mappa qui sopra. Riconoscere alla Palestina e ai palestinesi il diritto di esistere, non significa nè giustificare gli attacchi e gli attentati subiti da Israele nè, tantomeno, negarne l’esistenza ed il suo diritto all’esistenza. Quello che sta avvenendo in questi giorni nel West Bank è un sopruso. Quando Israele avrà eliminato, come annunciato, i terroristi di Hamas, confido nel suo aiuto nel riportare alle loro case i civili, che stanno subendo enormi perdite e che non utilizzi questo momento per appropriarsi di nuove terre e creare nuovi profughi
A.K., io voglio ancora aver fiducia. Lo dobbiamo ai tuoi figli e a tutti i bambini, palestinesi ed israeliani che sono e saranno vittime innocenti dell’arroganza e del cinismo del potere e dall’odio cieco dei padri. Israele è una realtà e tale deve restare, così la Palestina e questi bambini, nati al di là o al di qua di questi labili confini non devono e non dovranno mai dover giustificare il loro diritto di essere, di esistere e, soprattutto di vivere una vita degna di questo nome. Ti ringrazio per questa chiacchierata, abbraccio te, la tua famiglia e tutte le persone che non si rassegnano ad accettare un mondo senza pace e senza giustizia. Sei sempre nel mio cuore. A presto.
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