Non c’è pace laggiù. E non c’è nemmeno una linea logica per incorniciare il quadro della situazione. L’ultima? Attraverso canali diplomatici segreti Teheran sta minacciando di prendere di mira sia gli stati arabi del Golfo, quelli ricchi di petrolio, sia gli altri alleati americani in Medio Oriente. Alcuni funzionari arabi hanno avvertito: se i loro territori o il loro spazio aereo saranno utilizzati per consentire un attacco aereo israeliano, saranno i prossimi ad essere colpiti.
Nel frattempo Israele ha minacciato Teheran di una dura rappresaglia. La minaccia è arrivata dopo che l’Iran ha lanciato circa 180 missili balistici contro Israele dieci giorni fa. Alcuni commentatori israeliani spingono per attacchi dannosi contro gli impianti nucleari di Teheran o le loro infrastrutture petrolifere. Se accadrà, l’Iran risponderà con attacchi devastanti alle infrastrutture civili di Israele, e reagirà contro qualsiasi Stato arabo che faciliterà l’attacco.
Il cambiamento della retorica da parte della leadership politica israeliana, e la portata degli ordini di evacuazione militare in Libano, lasciano il sospetto che la guerra sarà più lunga e più devastante dell’operazione “limitata” annunciata.
E non basta. La comunità internazionale condanna l’attacco di giovedì scorso da parte delle forze di Israele contro la torre di guardia della base della missione di pace UNIFIL delle Nazione Unite, che ha provocato il ferimento di due soldati indonesiani. Lettera morta, visto che stamattina altri due peacekeeper sono rimasti feriti in un altro attacco israeliano nella base di Naqoura.
Da quando i soldati della 98a divisione israeliana sono entrati in Libano nella loro prima invasione del paese da quasi due decenni, la portata dell’assalto di terra israeliano contro Hezbollah è cresciuta rapidamente.
Altre tre divisioni si sono unite ai combattimenti, con migliaia di soldati israeliani che avanzano in Libano da ovest a est. Gli ordini di evacuazione militare coprono ora più di 110 aree del Libano, partendo dai villaggi al confine alle zone costiere, 60 km a nord.
Al contempo, i leader israeliani hanno inasprito il loro linguaggio riguardo a ciò che ci aspetta. Netanyahu martedì ha invitato i libanesi a sollevarsi contro Hezbollah, avvertendo che l’alternativa è
“una lunga guerra che porterà alla distruzione e alla sofferenza come vediamo a Gaza”.
“Due settimane fa gli israeliani parlavano di un’incursione di terra limitata per un paio di settimane, ma queste due settimane sembrano estendersi continuamente“, ha detto un funzionario occidentale.
“C’è poco ottimismo sul fatto che Israele si fermerà presto, e comunque non prima delle elezioni americane”.
Per ora i funzionari militari israeliani restano reticenti nel rivelare l’esatta natura e la portata dell’offensiva di terra, lasciando la maggior parte dei dettagli avvolti nella nebbia. Ma insistono col ritornello che le operazioni siano mirate.
L’obiettivo dell’offensiva, dicono, è quello di eliminare la minaccia di un attacco transfrontaliero da parte di Hezbollah e di rimuovere la linea di fuoco diretta contro le comunità israeliane, consentendo agli israeliani sfollati di tornare a casa.
Molti libanesi temono che gli Stati Uniti abbiano dato il via libera all’intensificata offensiva di Israele contro Hezbollah. Il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller questa settimana ha affermato che Washington sostiene “gli sforzi di Israele volti a indebolire le capacità di Hezbollah”. “Ma alla fine vogliamo vedere una soluzione diplomatica a questo conflitto”, ha aggiunto.
Ehud Yaari, ricercatore presso il Washington Institute for Near East Policy, ha affermato che l’offensiva israeliana è un “grinder”, cioè si tratterebbe di usare le truppe per attaccare obiettivi che sono più facili da individuare da terra che dall’aria, all’interno di una striscia profonda 2 km sulla costa settentrionale, al lato della Linea Blu.
La Linea Blu è quella che demarca il confine tra Libano e Israele. Fu resa pubblica dalle Nazioni Unite il 7 giugno 2000 per determinare se Israele si fosse completamente ritirato dal Libano.

Oggi la Blue Line copre il confine israelo-libanese e una sua estensione, fino alle alture del Golan.
Alcuni funzionari israeliani affermano che nella prima settimana di combattimenti sono stati uccisi 500 soldati Hezbollah contro solo nove soldati israeliani.
“Stiamo tagliando la catena di rifornimento dalla Siria al Libano, e dall’Iraq alla Siria”, ha detto Shlomo Mofaz, ex funzionario dell’intelligence delle forze di difesa israeliane che ora dirige il Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center.
Considerando la storia di Israele, e delle sue operazioni che finirono per espandersi (inclusa l’invasione del Libano nel 1982, che si trasformò in un’occupazione di 18 anni del sud del paese), e valutando le perdite limitate che le sue forze sembrano aver subito finora, i funzionari occidentali si aspettano che le truppe israeliane finiranno per spingersi più in profondità in Libano. Uno di loro ha detto:
“Penso che gli israeliani vogliano arrecare il maggior danno possibile a Hezbollah e liberare quanto più terreno possibile tra il confine e il fiume Litani. Ma dopo non è più chiaro”.
“Vogliamo che si fermino adesso e accettino un piano politico che è già ampiamente condiviso. Ma sembra che, poiché stanno avendo un grande successo militare, continueranno ad andare avanti finché non sentiranno di ottenere meno”.
“Da un punto di vista militare questa è l’unica logica che può giustificare un’invasione con forze di terra”.
“Perche in Libano sai dove e quando inizi. Ma non sai mai quando e dove finirai“.
Yaakov Amidror, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Netanyahu e membro del Jewish Institute for National Security of America a Washington, ha pure affermato che l’offensiva di terra sarà una questione politica e militare. E ha aggiunto che la “logica” militare dell’operazione sarebbe quella di circondare e distruggere la presenza di Hezbollah a sud del Litani, per poi impedirne il ritorno.
Ma ha pure detto:
“Possiamo farlo nelle circostanze attuali, quando abbiamo altri problemi su altri fronti? Quale sarebbe la reazione di Israele ad una guerra più lunga? Quale sarebbe la reazione nel mondo quando fosse chiaro che Israele sta portando avanti un piano per schiacciare Hezbollah?”.
Dovremmo iniziare a chiedercelo anche noi. Davvero.

