E già, dopo il trionfo di Muti a Vienna e quello del Milan ieri a Riad, le vicende della politica ci portano nello spazio a vagare tra 7.000 satelliti che si trovano in un’orbita a circa 36.000 km dalla terra e che sarebbero destinati a diffondere internet con una crittografia super sicura e con una velocità stratosferica.
Questo, secondo alcuni, sarebbe stato il motivo che ha spinto la Meloni in Usa e che avrebbe preso le mosse dai cinguettii amorosi che si sono scambiati Giorgia e Musk durante il suo soggiorno americano di qualche tempo fa.
Si chiama SpaceX e sembra un nome da episodio di Star Trek. Invece è una delle ultime follie di Musk.
SpaceX nacque all’inizio del 2002 dalla collaborazione tra Elon Musk e Tom Mueller ed ebbe come prima sede un magazzino in California. Dopo un inizio con pochi dipendenti vennero fin da subito gettate le basi per la realizzazione di razzi con costi di produzione ridotti il cui primo progetto si chiamò Falcon 1.
In breve è diventato il giocattolo spaziale di Musk estendendo il suo raggio di azione dai viaggi interstellari alle comunicazioni.
Infatti il 2015 fu inaugurata Starlink, una costellazione di satelliti per garantire un accesso a internet con una velocità di 30 millesimi di secondo rispetto ai 160 che garantiscono le attuali reti superveloci.
I rumors parlano di un accordo da un miliardo e mezzo di dollari per garantire all’Italia questo servizio.
“La Presidenza del Consiglio smentisce che siano stati firmati contratti o siano stati conclusi accordi tra il Governo italiano e la società SpaceX per l’uso del sistema di comunicazioni satellitari Starlink“, specifica una nota di Palazzo Chigi.
La risposta si è resa necessaria dopo le ferventi polemiche nate sul tema.
“I ‘patrioti’ al Governo stanno mettendo la nostra sicurezza nazionale nelle mani di Musk alla modica cifra di 1,5 miliardi pubblici? Alla Presidente Meloni e a tutto il Governo chiediamo immediata trasparenza di fronte al Parlamento sulle insistenti indiscrezioni di stampa di queste ore. Si tratta di questioni della massima rilevanza”, ha incalzato su Facebook il presidente del M5S, Giuseppe Conte.
“Non pensi di cavarsela con qualche riga affidata alle agenzie di stampa e ai giornali amici. Giorgia Meloni e il suo governo vengano immediatamente a riferire in Parlamento sulle trattative con Musk”, tuona la segretaria del Pd, Elly Schlein. “Se 1,5 miliardi di soldi degli italiani” aggiunge “per portare i satelliti del miliardario americano nel nostro Paese è il prezzo che dobbiamo pagare per la sua amicizia noi non ci stiamo, l’Italia non si svende”.
E il leader di Italia viva, Matteo Renzi, attacca: “Se Musk vuole investire in Italia è il benvenuto. Se Musk vuole i soldi dei contribuenti italiani, Meloni deve spiegare perché, come e quando. Mi sembra il minimo, no? Su questa cosa noi andremo fino in fondo”.
Ma dalle parti del governo non ci stanno e rincalzano con decisione
“Le interlocuzioni con SpaceX rientrano nei normali approfondimenti che gli apparati dello Stato hanno con le società, in questo caso con quelle che si occupano di connessioni protette per le esigenze di comunicazione di dati crittografati”, dice ancora la nota da Palazzo Chigi che “smentisce ancora più categoricamente, considerandola semplicemente ridicola, la notizia che il tema di SpaceX sia stato trattato durante l’incontro con il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump“.
Ma Musk fa il gradasso e inciampa nel solito scivolone che mette in imbarazzo tutti.
”Pronto a fornire all’Italia la connettività più sicura e avanzata!”, scrive su X e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, si scapicolla a frenare: “Fa fede il comunicato” di Palazzo Chigi.

