di Leonardo Raito
Il convegno di Rovigo di sabato mattina 20 aprile si proponeva di riscoprire la figura di Ercoliano Monesi e va detto che ha rappresentato un’occasione di studio e confronto preziosissima, con relatori che hanno saputo evidenziare elementi della biografia politica del politico trecentano ben intrecciati con i passaggi più importanti della storia socialista in Polesine e nel Veneto. È così che le tante persone che hanno affollato Palazzo Gobatti hanno potuto affrontare alcuni nodi significativi della vicenda di Monesi, i cui parenti e amici, in alcuni momenti molto emozionati, erano tra il pubblico. Il convegno è stato coordinato e introdotto dal professor Filiberto Agostini dell’Università di Padova, uno dei più noti storici veneti, che ha spiegato come l’esperienza biografica e politica di Monesi abbia sempre avuto forti collegamenti e radicamenti in Polesine, anche nel momento in cui Monesi rivestì ruoli nazionali. Agostini ha voluto riprendere il volume di Monesi, “Politiche per l’agricoltura produttiva” che testimonia l’elevata capacità di pensiero e di programmazione nel settore primario, di cui si occupò nei suoi ruoli nazionali. Leonardo Raito ha invece tratteggiato la vicenda di Monesi, dalle esperienze come vicesegretario e segretario della Federazione provinciale succeduto nel 1971 a Lino Rizzieri, fino all’elezione a segretario regionale nel 1976. Esperienze in cui Monesi seppe portare una voce autorevole e competente, frutto di studio e di capacità di elaborazione non comuni. Raito non ha dimenticato la vicenda della giunta provinciale di sinistra, guidata da Valentino Lodo, i tentativi di ritagliare al Psi uno spazio di manovra nel Veneto guidato dall’egemonia democristiana. Salvatore Sechi, storico che ebbe un ruolo di rilievo nella rivista Mondoperaio, ha raccontato l’esperienza del laboratorio intellettuale della rivista socialista, che seppe porre all’attenzione temi rilevanti come l’esigenza delle riforme istituzionali e il superamento della subalternità socialista. Monesi incarnò il tipo di intellettuale utile al partito, anche se Craxi non sempre seppe apprezzare l’autonomismo di pensiero che preferì vedere incanalato nel disegno di rilancio del Psi, talvolta spregiudicato. Mauro del Bue, già direttore dell’Avanti e oggi direttore de La Giustizia, ha tracciato il percorso politico in cui si mosse l’attività di Monesi che era nato nel 1934, proprio nell’anno in cui era nato Craxi. Del Bue si è chiesto cos’era il Psi dei primi anni sessanta. “Il Psi era figlio della svolta del 1956 che segnò una diversa interpretazione di Nenni e di Togliatti del rapporto segreto sui crimini di Stalin da parte di Kruscev e che approfondi le distanze tra Psi e Pci nell’autunno a causa dell’invasione sovietica dell’Ungheria. Era dunque un partito autonomo, ma condizionato da una sinistra filo comunista che al vaglio del primo governo di centro sinistra fondò coi soldi del Kgb il Psiup”. Del Bue si è poi soffermato sugli anni di Craxi e anche di De Michelis, punto di riferimento di Monesi,.e ha concluso citando un atto di pentimento di Borrelli rispetto a Tangentopoli e la piena rivalutazione del pensiero di Craxi a proposito del rapporto politica-magistratura compiuta in una recente intervista da Luciano.Violante. Laura Fincato, già sottosegretaria e amica personale di Monesi, ha raccontato invece i lati più umani e politici dell’esponente socialista trecentano, evidenziando la sua capacità di ascolto e di elaborazione, le doti non comuni di confronto e di tenuta delle posizioni, concludendo che la sua vicenda politica ha sicuramente dato a Monesi meno di quanto meritasse. Molto belle le testimonianze finali, con Riccardo Monesi, già presidente della provincia, che ha voluto raccontare come per Monesi politica, Polesine e passione abbiano rappresentato i motivi chiari di un’esistenza consacrata al Psi; Domenico Romeo, già senatore, ha invece raccontato come Monesi sapesse coinvolgere e promuovere elaborazioni programmatiche e selezioni di nuove classi dirigenti; lo stesso valore riconosciuto anche da Nello Chendi, che ha spiegato come Monesi fosse stato ingiustamente accusato nella stagione di tangentopoli e da Renzo Marangon che ne ha sottolineato il pragmatismo e la capacità di inquadrare e affrontare i problemi.
Tra il pubblico tanti dirigenti e amministratori socialisti polesani e veneti, venuti a portare un tributo a una figura che è stata a lungo un autentico punto di riferimento.

