In Toscana si continua a scendere.
Sono andati a votare appena il 47,73% a fronte del 62,60% della tornata del 2020.
“Sì, ma gli scrutini?” direte voi.
Ma sì, quelli vanno avanti: le proiezioni dicono che Giani è al 55% contro il 48% della volta scorsa.
Un plebiscito. Quasi.
Ma sono ancora troppo poche le sezioni scrutinate e noi de La Giustizia agli exit-poll e ammennicoli vari ci crediamo fino a un certo punto per cui attendiamo.
Anche se si tratterà solo di sapere le proporzioni perché il risultato sarà una netta conferma del governatore uscente.
Invece quel 47,73 è definitivo.
Ed è un cazzotto allo stomaco.
L’eco arriva dalla Calabria, ma era arrivato anche dalle Marche, e prima ancora dalle altre regioni che avevano votato a partire dal gennaio 2023.
C’è poco da festeggiare quando vinci con meno della metà degli elettori che è rimasto a casa.
C’è da porre e farsi domande.
Perché!
Perché c’è quasi la metà degli italiani, forse di più, che oggi rifiuta la politica, le elezioni, non si interessa, non si appassiona.
Quando mani pulite gettò nel water l’acqua con tutto il bambino e cioè il sistema politico della I Repubblica, il popolo italiano partecipava eccome alla vita politica del paese.
Quelle generazioni sono sul viale del tramonto e pian piano sono sostituite dalle nuove.
Ma se i nuovi maturi, che trent’anni fa erano pischelli, oggi si allontanano non è colpa loro, ma di chi non riesce ad attrarli.
Certo l’evoluzione culturale che investe i vari salti generazionali incide, ma lo spettacolo che ha dato e che da la politica della II Repubblica non è edificante, e vogliamo essere garbati.
Risse, insulti, aggressività, polemiche e soprattutto poca concretezza, anzi zero concretezza in un paese che va a rotoli e nessuno ferma questo declino neanche il Governo Meloni, alla faccia della propaganda che si fanno da soli la mattina allo specchio.
I giovani fuggono: tanto è difficile sistemarsi. Le partite Iva chiudono: tanto è difficile sopravvivere.
Le aree interne si spopolano: tanto è difficile resistere, con servizi ridotti allo zero: dalla sanità alla giustizia, dai servizi sociali alla pubblica istruzione, dai trasporti alle infrastrutture.
Poi c’è la questione del bipolarismo questa tenaglia che ti obbliga a scegliere o a destra o a sinistra, e a chi stanno sulle palle entrambi non c’è l’offerta di una alternativa.
Infine la mancanza di figure di spessore perché, diciamocela tutta, Giorgia Meloni, che oggi raccoglie la maggior cifra di consenso personale, per quello che fa e per quello che dice è una capo-popolo, brava, ma tale resta: una leader di partito non una statista.
Se poi consideri che a destra se togli la Meloni c’è il vuoto culturale prima che politico e a sinistra c’è il vuoto e basta compresi la Schlein e Conte, il cerchio si chiude.
Potrei concludere con le mie solite elucubrazioni sulla necessità di un terzo polo a dovere, ma ve le risparmio, le conoscete già.


1 commento
Meloni?
E’ sempre stata incollata alle “gonne” degli USA.
Prima prendeva i baci sul capo da Biden.
Ora “scodinzola” intorno a Trump.