Mentre in Italia la leader di Fratelli d’Italia, nonché Presidente del Consiglio, arranca con una maggioranza di governo che appare sempre più eterogenea e divisa su temi importanti come le banche, l’immigrazione, la giustizia, la politica internazionale o infine il ruolo dell’Europa, in Spagna attorno a Sanchez, almeno tra i socialisti, c’è una solidarietà granitica.
Durante il 41esimo Congresso federale del partito socialista spagnolo, infatti, tenutosi a Siviglia, Pedro Sanchez
che è anche premier spagnolo è stato rieletto segretario generale del partito con il 90% dei voti da parte dei delegati al congresso.
Con lui è stata eletta la nuova Commissione Esecutiva Federale nella quale sono stati rinnovati i suoi collaboratori più vicini. Conferme per Maria Jesus Montero, attuale vicepremier, alla vice segreteria generale, per Santos Cerdan (che si è distinto per i negoziati con gli indipendentisti catalani di Junts), che è stato confermato come segretario dell’Organizzazione, per Esther Peña come portavoce del partito e infine Cristina Narbona è stata rieletta alla presidenza del partito.
Le prime parole di Sanchez sono state nel segno della continuità della azione politica:“Noi fonte d’ispirazione per progressisti in Europa e nel mondo” dove “ci guardano e ci vedono come modello e fonte di forza e d’ispirazione. E lo siamo, perché il modello posto in marcia dal governo funziona.” “Durante questi anni”, ha aggiunto, “siamo riusciti a conciliare la crescita dell’impiego e la crescita economica con la riduzione delle diseguaglianze e delle emissioni”.
Poi l’annuncio di una nuova iniziativa: “Creeremo una grande società di edilizia residenziale pubblica”.
Il governo creerà una grande impresa “in grado di costruire e gestire alloggi residenziali dall’amministrazione generale dello Stato”.
Insomma, mentre in Italia è stato sciaguratamente privatizzato tutto creando una vera e propria jungla dei prezzi, (si pensi all’andamento dei costi della benzina o delle fonti energetiche), nei paesi a guida socialista si intensifica l’intervento del pubblico.
Qualcuno dalle nostre parti li chiamerebbe con disprezzo “tentativi di statalizzazione”.
Quel qualcuno è ignorante e non sa che fu proprio quel che rese l’Italia, negli anni ‘80, la V potenza mondiale.
Allora anche in Italia c’era, alla guida del paese, una grande forza socialista e riformista che ora non c’è più.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.


1 commento
Mi piacerebbe dire: “Oggi in Spagna, domani in Italia”, come quasi un secolo fa.
Tutti noi pensammo, allora, che la fine del PSI fosse stata mani pulite. Ma, mutatis mutandis, anche la DC, il PCI, scomparirono. Dopo la fine del comunismo nell’URSS i partiti della “guerra fredda” non servivano più ai vincitori. In più, quel quinto posto nel mondo scatenò la furia del Regno Unito, giusto scavalcato dall’Italia nella classifica mondiale. Fu così che, sullo yacht della Regina d’Inghilterra fu presa la decisione di smantellare le proprietà pubbliche dell’industria italiana e di privatizzare tutto. Cito uno per tutti: Draghi era là. L’autunno – e forse anche l’inverno – dell’economia italiana iniziò allora.