Non è stato di quelli romantici tra due innamorati, rallegrato da un Beaujolais Nouveau e una manciata di castagne, mentre un camino scoppietta i suoi lapilli a mo’ di fuochi d’artificio.
No il testa a testa in questione è quello che si è consumato in Liguria tra Bucci e Orlando unici, tra i candidati, davvero in campo per contendersi la poltrona di governatore nella città della lanterna. L’andamento è stato altalenante e per diversi tratti la corsa ha visto in testa ministro dem.
Alla fine ha vinto Bucci e Orlando ha già telefonato a Bucci augurandogli buon lavoro. Iniziano adesso i processi nel centro-sinistra per una mancata vittoria che, dopo l’esplosione del caso Toti, pareva certa. Renzi ha già individuato il colpevole in Giuseppe Conte che ha voluto escluderlo dalla coalizione. “Solo con le mie preferenze”, ha dichiarato Renzi, “l’esito sarebbe stato diverso”. I Cinque stelle hanno dimezzato i voti passando dal 10 al 5 per cento. Grillo non è andato a votare.
Il PD è il primo partito con il 28% e spiccioli e quello della Meloni arranca attorno alla metà: 15%. Bucci ha vinto anche con i voti sulla sua persona che sono stati molto di più di quelle delle liste.
Il dato rilevante è stato quello degli astenuti. Quasi il 54%. Quello del “non voto” è l’unico partito che aumenta costantemente elezione dopo elezione, ma nessuno pare farci caso.



1 commento
C’è chi fa risalire l’astensionismo alla insufficiente offerta politica dei nostri giorni, rispetto all’epoca dei cosiddetti partiti identitari, ma a me pare essere una tesi poco convincente, non fosse altro per la ragione che quelle entità politiche, salvo poche eccezioni, furono allora travolte dal vento contestatore e antipolitico che soffiò sul Belpaese, il che rende a mio avviso poco credibile la suddetta tesi, giustappunto perché in contrasto e in contraddizione abbastanza palese con quanto ebbe a succedere trent’anni orsono.
Credo in buona sostanza che la disaffezione verso il voto abbia diverse cause, e tra queste ve ne siano diverse indecifrabili, che non so quanto possa essere utile rincorrere, a mio avviso almeno, per l’elevato rischio di non riuscire a “venirne a capo”, mentre vale invece la pena di ragionare sul come si sono espressi quanti non hanno disertato le urne in queste due giornate, e a me pare che sia uscita di fatto confermata la tendenza al bipolarismo, ma ne escano rassicurati pure quanti guardano a posizioni più intermedie.
Nell’analisi del dopo voto, c’è chi infatti ritiene che la coalizione di sinistra abbia sofferto la mancata presenza della componente riformista, il che, ove rispondesse al vero, starebbe a dirci che anche nel meccanismo bipolare possono trovare spazio i rappresentanti del riformismo, unitamente alla loro rispettiva cultura politica, perché senza di essi alla coalizione potrebbe sfuggire il risultato, il che può valere anche sul piano nazionale, trasferendovi il sistema di voto impiegato in questa come in altre elezioni regionali.
Paolo Bolognesi 29.10.2024