Mentre tutte le squadre stanno completando la preparazione in vista della prima di campionato del prossimo 19 agosto, i presidenti cazzeggiano sulla assegnazione dei diritti televisivi a partire dal 2024.
Tutto rinviato a ottobre, dopo una fase di concertazione privata volta a convincere Dazn, Sky e Mediaset a migliorare la loro offerta iniziale.
Dazn rivuole dieci partite e offre una cifra consistente. Meno soddisfacenti, fin qui, le offerte di Sky (tre partite in co-esclusiva) e Mediaset (partita in chiaro).
La minaccia della Lega, che raccoglie tutte le società della serie A, è di farsi un canale privato e mandare in onda le partite in totale autonomia.
E con evidenti fini sperimentali la Radio della Serie A in partnership con RDS è stata presentata ieri al margine dell’Assemblea dei presidenti.
I patron del calcio nazionale non sono evidentemente soddisfatti delle offerte sino ad ora pervenute e sperano di spuntare maggiori incassi.
L’obiettivo dichiarato dell’ad della Lega, Luigi De Siervo, è quello di sfondare il muro del miliardo, Coppa Italia e Super Coppa compresi (in questo momento però la gara per questi asset è ufficialmente sospesa) e, a quanto pare di capire, il massimo della tensione riguardava l’offerta di Sky.
A fronte dei 700 milioni offerti da Dazn per le 10 partite, e dei 100 milioni di Mediaset per la partita in chiaro Coppa Italia e Supercoppa, mancano i circa 150/200 milioni di Sky, che però sarebbe stata fino alle ultime fasi della trattativa molto distante da questa prospettiva, pur essendo stata stimolata a raddoppiare l’attuale spesa (87milioni di base) prevedendo un miglioramento dei ‘pick’ delle tre partite in co-esclusiva (con la seconda migliore partita in pacchetto) ed una tempistica accorciata per la trasmissione degli highlights di tutte le partite.
Insomma dalle parti della serie A vogliono fare il pieno per avvicinarsi al loro budget di spesa che nel totale ammonterebbe a 1 miliardo e mezzo di euro all’anno.
Ma una domanda sorge spontanea: questi signori del calcio si sono resi conto di quanto sia poco appetibile lo spettacolo “serie A”?
Si sono resi conto che il numero di italiani che guardano altri campionati, la Premier in testa, cresce di mese in mese?
A parte i tifosi delle major del campionato i tifosi delle altre 14 o 15 squadre perché dovrebbero svenarsi per vedere in tv partite ormai prive di fascino e interesse?
Del resto di top player in Italia non se ne vede l’ombra, la qualità delle immagini è vicina allo schifo per la balbettante emissione di Dazn, i costi sono esorbitanti (la stessa Dazn ha aumentato già due volte il prezzo dell’abbonamento portandolo quest’anno a 55 euro), ma chi glielo fa fare all’italiano medio di sottoporsi a tale salasso economico per il calcio.
È come se si pretendesse di andare al mercato vendendo cenci stracciati, su banchetti puzzolenti, a prezzi da boutique.
L’economia le sue regole le mantiene intatte ivi comprese quelle della domanda e dell’offerta.
Ma sembra che dalle parti della Lega questo discorso non si intenda e dalle parti di Dazn peggio ancora.
Ma del resto come si fa a concedere la trasmissione delle partite ad una piattaforma streaming quando in Italia la banda larga è ancora fantascienza.
La verità è che, come sempre, come per la politica, gli interessi dell’utente, del cittadino non sono mai presi in considerazione, anzi vengono continuamente calpestati.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.

