Quante gocce di rugiada intorno a me Cerco il sole, ma non c’è Dorme ancora la campagna, forse no È sveglia, mi guarda, non so…
No, con questo titolo non mi riferisco alla leggendaria canzone della PFM tanto cara a chi, come me, nel 1971 aveva da poco varcato i cancelli ginnasiali di un liceo classico qualunque.
E ahimè, o ahivoi, non mi riferisco neanche alle malinconie che nascono nell’animo figlie delle suggestioni di fine estate, che tanto voi, il palato romantico come il mio, lo disdegnate presi così tanto dal pragmatismo tipico dei politici navigati.
La prima “impressione” di questi primi giorni settembrini, al ritorno dagli “ozi di Ortona”, è stata su una dichiarazione del “commissario”, né Montalbano, tantomeno raffinato come Maigret, ma più banalmente un Christo Kabakciev de noantri, uno di quei personaggi che sin da quando nasce porta con sé il dna del “commissario politico”, quello che viene mandato a sciogliere gli organismi e dettare i diktat del pensiero del politburo, come più esattamente pretendeva di fare Kabakciev mandato da Lenin a cercare di governare il congresso di Livorno.
Il nostro è un po’ più terra terra, non lo manda Lenin ma lo manda Via Santa Caterina da Siena (forse più esattamente Bettini) e più che portatore di un pensiero viene inviato, se non a reprimere il dissenso, a rafforzare un potere: quello della segreteria nazionale.
Di cosa direte voi?
Ma che diamine! del PSI, è ovvio!
Infatti sto parlando del neo-commissario del garofano Toscano che, tra un aller-retour e l’altro, aveva sentenziato, sotto il bello e cocente sole agostano, la morte del terzo polo.
In conseguenza di questo apoftegma aveva lanciato un appello, rivolto volutamente in forma generica a tutti i compagni socialisti sparsi nel firmamento, tradotto in una sorta di “torna a casa Lessie”.
La sparata non aveva il sapore della boutade venuta su con il reflusso tra un sorso di vino e uno di Martini Dry
Corollario di questo teorema cartesiano presumo fosse la posizione di Renzi che, qualche giorno prima, aveva annunciato l’abbandono della pista terzo-polista e il ritorno di Italia Viva (con grande gioia del PSI) nel campo largo, con tanto di suppliche amorose per essere accolti rivolte a Conte che invece non li vuole.
Una delle cose di cui tanto ho nostalgia della prima repubblica era che a quei tempi la linea politica prevaleva su tutti gli interessi personali di alto o basso livello dei dirigenti, da quelli nazionali ai boiardi di periferia.
E la “impressione di settembre” che mi è venuta in mente dopo la sparata dell’uomo “dall’arte bella” è proprio questa: da quelle parti, di quel che si faceva nella prima repubblica, non ricordano e non hanno conservato nulla.
Renzi, si sa, di progetti politici in testa non ne ha mai avuto nessuno, di progetti personali un mercantile da 200 metri.
Lui si fa i conti. La alleanza delle Europee ha fatto schifo; in un mese di campagna elettorale hanno perso quasi 5 punti in percentuale; tornare con Calenda non se ne parla; i cespugli, con cui si sono alleati, sono licheni nello stagno; alle prossime politiche deve sistemare sé stesso, e una decina di fedelissimi. Conclusione: andiamo ad amoreggiare con Elly.
Ovviamente il PSI, che delle alleanze alle europee aveva fatto un vanto non vergognandosi neanche mezza virgola delle giravolte rispetto alle posizioni di un paio di mesi prima, era stato felicissimo di tale scelta e si era precipitato a spazzolare lo zerbino dell’ingresso del PD, nella eterna ricerca di un seggio per il segretario.
La mia idea della politica è un’altra.
Il bipolarismo, è un sistema canceroso del nostro paese. Delle sue origini e dei suoi effetti ho già scritto. Del fatto che non dipenda dal sistema elettorale pure.
Non voglio essere assolutista ma, di quel 51% che non va a votare, uno spicchio consistente si astiene per il rifiuto delle posizioni estremiste.
Un progetto politico che, senza sbilanciarsi su programmi dettagliati, si proponesse come obiettivo principale il superamento del bipolarismo e la costruzione di un’area moderata e riformista sarebbe il vero fatto nuovo del paese dopo quasi vent’anni di dittatura bipolare.
Il tempo per costruirlo c’è, il tempo per far digerire al paese la nascita di un partito nuovo pure.
Serve il coraggio di credere in un progetto e lavorarci con impegno e decisione, senza pensare ai calcoletti e senza badare al “dove mi candido per essere eletto”.
Del resto il precedente c’è. L’intuizione di Calenda-Renzi alle politiche del 2022, lanciata così, tout court, senza pensarci e senza preparazione, aveva prodotto quasi il 10%.
Ma oggi non c’è Matteo, diranno in molti.
Non c’è mai stato, anche allora aveva in testa solo di eleggere e del progetto non gliene fregava nulla.
Ma anche se fosse che cambia?
Per un attimo proviamo a pensare che forse la gente ha le palle piene di slogan, frasi senza senso, leader simpatici e telegenici, che vuole progetti e non simboli di partiti che questo + quello + quello fanno l’8%.
Proviamo a pensare per un attimo a ritornare indietro nel tempo e a ragionare come si faceva ai tempi di Bettino, Giulio, Giorgio, e a ricordare che Craxi, con Andreotti, La Malfa e altri, mise in pedi un progetto che portò l’Italia al rango di 5 potenza mondiale.
Certo noi non siamo loro, e il popolo italiano di oggi non è quello di allora, ma tra quel 51% di astenuti qualcuno che vorrebbe quella Italia c’è ancora. E sono più di uno.
E già solo per quelli varrebbe la pena dedicarsi ad un progetto politico, lasciando i calcoletti sui voti e sui collegi elettorali ad altri.
Proviamo a volare alto e non a sistemare qualcuno, alla fine otterremo tutti gli obiettivi.
Le cose fatte in nome dell’interesse sono meschine.
(Jean-Baptiste Henri Lacordaire)


3 commenti
Mi pare un ragionamento su cui dovrebbero riflettere tutti i riformisti.
Ripropongo un mio appello di oltre un anno fa quando se la volontà avesse animato i reggenti del Partito e avessero avuto il cuore e l’intelligenza di ragionare politicamente e solo nell’interesse della comunità socialista non avrebbero portato il Partito verso l’abisso: ” A chi sta giocando sulla pelle degli iscritti al.Psi dedico le parole di un grande socialista: Giacomo Brodolini.
Meditate a lungo prima di distruggere una grande storia.
Giacomo Brodolini a Nenni prima di morire: “Tu sai che ho sempre partecipato con passione alla vita del Partito. Ma esso mi è sembrata improvvisamente scadere a tal punto da persuadermi che l’unico modo per continuare a servire gli ideali socialisti fosse non già quello di impegnarsi in una polemica troppo artificiosa, mediocre o meschina, ma quello di recare un sia pur modesto contributo ai reali movimenti di progresso che operano nella società.”
E oltre :” L’unità può e deve avere un suo prezzo, anche alto, nelle garanzie da offrire a tutte le correnti di pensiero ed a tutte le minoranze, ma non può essere pagata con la condanna a una eterna paralisi. In particolare non vedo perché, con il massimo di affidamenti reciproci, non debba essere accolta la proposta della effettuazione di un Congresso. Tanto meno mi rendo conto delle reazioni negative che tale proposta ha sollevato. Mi pare infatti che i proponenti abbiano preso in considerazione date e scadenze piuttosto lontane. Vogliamo forse istituzionalizzare una concezione del Partito tale che, mentre proclamiamo la nostra superiorità democratica, ci porti programmaticamente ad escludere quelle consultazioni congressuali che sono la più alta espressione della democrazia?”
Purtroppo il documento presentato dal compagno Ugo Intini che riprendeva e arricchiva le parole di Brodolini fu respinto a maggioranza ?, in maniera sprezzante tanto che Ugo amareggiato abbandonò assieme a moltissimi di noi l’Assemblea Nazionale.