Qual era il sommo privilegio dei re e degli imperatori?
Che non pagavano tasse. Che prendevano senza dare. Che nessuno avrebbe mai potuto ficcare il naso negli affari propri e della propria famiglia.
Essere “super leges“: questo distingue il sovrano da tutti gli altri. Bene, da oggi anche Trump è un sovrano a pieno titolo.
Ha appena siglato un accordo con il governo, che blocca tutte le verifiche su di lui e sulle sue aziende.
Non solo: il patto crea un fondo contro la «strumentalizzazione politica» dello Stato, e stabilisce che il governo interromperà ogni indagine fiscale finora in corso sul tycoon e sulle sue aziende.
La notizia è stata diramata oggi, con un documento fatto circolare dal Dipartimento di Giustizia americano.
Nell’accordo il governo afferma (testualmente) che sarà «per sempre escluso e impedito» dal perseguire determinate contestazioni contro Trump, le sue aziende e i membri della sua famiglia.
Al contempo, il governo ha accettato di creare un fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire le persone che sostengono di essere state vittime della cosiddetta “strumentalizzazione” politica, cosa che potrebbe garantire ulteriori pagamenti a favore degli alleati di Trump.
Che, in cambio, ha ritirato una causa contro l’Internal Revenue Service (IRS) per la diffusione delle sue dichiarazioni fiscali da parte di un contractor dell’agenzia, e ha chiuso altri reclami amministrativi legati ad altre indagini.
Anche se Trump non riceverà denaro dal fondo, la cessazione delle verifiche fiscali sarà comunque un grande beneficio economico per il presidente miliardario e la sua famiglia.
L’IRS (omologa della nostra Agenzia delle Entrate) fa parte del ramo esecutivo, ma storicamente ha cercato di mantenere le proprie attività di controllo libere dalle interferenze politiche; la sola apparenza di una commistione ha provocato polemiche in passato, durante le amministrazioni Nixon e Obama.
L’accordo tra Trump come contribuente e l’amministrazione Trump rappresenta una commistione senza precedenti tra interessi personali e governativi, con un funzionario nominato da Trump che accetta di sottrarre il presidente, la sua famiglia e le sue aziende ai controlli fiscali.
Il deputato democratico Richard Neal ha criticato duramente la notizia: «Mentre gli avvocati personali del presidente e il Dipartimento di Giustizia agiscono come un tutt’uno, il piano di Trump diventa chiaro: sottrarre soldi ai cittadini per il proprio tornaconto usando l’intero governo come un esercito personale». Ha aggiunto:
«È un giorno molto oscuro per la nostra democrazia».
Danny Werfel, commissario dell’IRS con Biden, ha detto: «Non conosco alcun precedente in cui l’IRS abbia accettato in anticipo di rinunciare permanentemente all’esame di dichiarazioni fiscali già presentate da una specifica persona o azienda».
La gente, o meglio, gli elettori si aspettano che le stesse regole fiscali e lo stesso sistema di controlli si applichino a tutti. E invece, fin da quando ha iniziato la corsa alla presidenza nel 2015, Trump si è lamentato delle verifiche fiscali nei suoi confronti, sostenendo a un certo punto che l’agenzia lo perseguitasse perché “cristiano”.
Alla fine del 2022 una specifica Commissione della Camera pubblicò alcune verifiche fiscali su Trump, definendole “poco strutturate e troppo indulgenti“.
Si sa poco sullo stato attuale di tali verifiche o su quanto accaduto negli anni successivi. Negli USA verifiche fiscali, in particolare quelle riguardanti individui molto facoltosi, possono restare aperte per molti anni.
I registri fiscali sono generalmente riservati e non si sa se l’IRS stesse cercando di recuperare denaro da Trump, dai suoi figli o dalle sue aziende.
Però si sa molto bene che il codice tributario americano vieta al presidente e ai vertici delle agenzie esecutive di ordinare sia verifiche fiscali che la loro interruzione. Violare questa norma costituisce un reato punibile con il carcere.
Resta inoltre incerto se qualcuno possa avere titolo legale per contestare l’accordo in tribunale. Il Congresso potrebbe intervenire, ma una simile iniziativa richiederebbe probabilmente voti repubblicani contrari alla volontà di Trump.
L’IRS da sempre prevede verifiche automatiche annuali per presidenti e vicepresidenti. Questa pratica continuerà anche quando Trump presenterà la sua prossima dichiarazione dei redditi, a ottobre? A differenza dei suoi predecessori, Trump non ha mai divulgato le proprie dichiarazioni fiscali. Alcune sue informazioni fiscali sono diventate pubbliche solo grazie a fughe di notizie.
Nel 2022 la Commissione speciale pubblicò sei anni di sue dichiarazioni fiscali, utilizzando una procedura specifica prevista dal codice tributario. Quelle dichiarazioni mostrarono che Trump e sua moglie Melania avevano dichiarato perdite consistenti e pagato complessivamente 1,8 milioni di dollari di imposte federali sul reddito. Ma in tre di quei sei anni pagarono solo 750 dollari di imposte sul reddito.
L’ex commissario dell’IRS John Koskinen, nominato dall’ex presidente Barack Obama e rimasto in carica fino al termine del primo mandato Trump, ha dichiarato: «Trump ottiene così il denaro da distribuire ad amici e alleati, e ottiene pure l’immunità da qualsiasi revisione o verifica». E ha aggiunto:
«Non ha alcun limite a ciò che tenta di fare».

