Di Marco Andreini
La storia del movimento dei lavoratori fin dalla pubblicazione del manifesto di Marx ed Engels ,ha sempre camminato di pari passo con la nascita e lo sviluppo del partiti ,che cercavano , di volta in volta nei vari paesi di rappresentare gli interessi della classe lavoratrice.
E in tutto il mondo questa rappresentazione degli interesse dei più deboli si e’ sempre divisa fra chi intendeva l’azione sindacale come collaterale all’azione politica, e funzionale ad esempio in Russia ,come nel bienno rosso italiano, alla presa del potere dei lavoratori e chi invece intendeva il sindacato solo come uno strumento dei lavoratori per acquisire quote di potere economico e gestionale ,nei confronti di chi deteneva i capitali delle aziende.
E fin dalla concezione organizzativa dei sindacati italiani ,nati a seguito della rottura del movimento, ,questa profonda divisione di intenti si e’ sempre palesata, la differenza fra i tre grandi sindacati e’ proprio sul piano organizzativo.
Ad esempio alla CGIL si iscrivono i lavoratori poi suddivisi in categorie, alla UIL si iscrivono in modo autonomo le categorie suddivise in lavoratori ,la CGIL e’ infatti una confederazione ,la UIL come le trade Union ,una unione di categorie.
E la profonda e sostanziale differenza si e’ sempre caratterizzata nella vita stessa delle organizzazioni sindacali ,la CGIL orientata sempre verso la continua ricerca in ogni vertenza della conflittualità ,molto spesso controproducente per i lavoratori e fine a se stessa, e UIL e CISL ,sempre alla ricerca di obiettivi utili a migliorare le condizioni dei lavoratori, sia sul piano normativo, che sul piano economico.
E non e’ certo un caso che la grande svolta di Lama all’Eur sul salario non più variabile indipendente dell’economia, di fatto venga assunta ,come la piattaforma economica di moderazione salariale del governo di solidarietà, nazionale ,..
Il sindacato esce dalle fabbriche e diventa sempre più un fattore attivo nella gestione delle scelte strategiche del paese, sia sulle politiche industriali, che sui grandi temi del fisco ,delle pensioni e della sanità.
E la creazione della Flm ,la federazione nazionale dei metalmeccanici ,idealmente rappresentata dal famoso palazzo di vetro a Roma ( ndr dove lavoro’ anche il sottoscritto ), sembra essere la prima tappa unitaria di un processo irreversibile.
Purtroppo tutto si fermo’ quando la CGIL si appiatti sulle posizioni antistoriche del PCI e non firmo’ il famoso accordo di San Valentino 84 ,che va ricordato ai nostalgici della scala mobile, si defini’ in uno scenario dove l’inflazione era vicina al 20% e dove il punto unico uguale per tutti aveva completamente azzerato le differenze retributive fra i vari livelli salariali.
La scelta della CGIL porto’ alla rottura del patto unitario di azione ,corroborata anche dal folle tentativo di dividere i lavoratori attraverso il referendum abrogativo dell’85 che finì invece con una grande sconfitta nelle urne.
Il successo del referendum ,fu di fatto il grande viatico che consentì al sindacato riformista di definire centinaia di accordi sindacali basati sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende .
Vennero definiti in tutte le più grandi aziende accordi dove le erogazioni salariali erano legati ad obiettivi finanziari ,organizzativi e produttivi ,e si attuo’ una ristrutturazione di tutto l’apparato industriale del paese che porto la produttivita’ dei lavoratori italiani a rivaleggiare con quelli giapponesi .
E come doverosa tappa di questa politica contrattuale si arrivo ai grandi accordi con il governo Amato e Ciampi, la cosiddetta politica della concertazione, nella quale le parti sociali e il governo tenevano sotto controllo prezzi dei servizi e salari dei lavoratori ,politica che ci consentì di entrare in Europa a scapito di coloro, tedeschi in testa che non ci credevano capaci di raggiungere i limiti imposti dall’accordo di Mastricht.
Come sia stato possibile che a fronte di un simile quadro l’Italia sia il paese europeo con la nomea della piu’ bassa crescita salariale e della produttività ai minimi storici e’ un mistero che noi poveri sindacalisti di altri tempi davvero facciamo fatica a spiegare agli addetti ai lavori ,e tanto più ai nostri colleghi sindacalisti.
Come spesso accade la risposta e’ di una semplicita’ disarmante, perché ‘ si e’ completamente abbandonato tutto l’impianto contrattuale che avevamo creato e di pari passo con la crisi della sinistra si e’ completamento persa di vista la trasformazione della società, e ci si e’ fatti travolgere da un mondo fatto di tecnologie invasive e di algoritmi che hanno cancellato persino la possibilita’ di avere controparti visibili nei tavoli di trattative.
Invece di creare i due livelli di contrattazione, previsti dai due storici accordi ,quello nazionale nel quale si affrontavano le questioni normative e si definiva ogni 2 anni un livello salariale nazionale, legato a inflazione prevista ,e quello aziendale dove si doveva legare i salari a precisi obiettivi di produttività raggiungibili e verificabili fra le parti sociali ,si e’ preferito fare finta di nulla ,e pensare che di fatto toccasse ai governi ,e non alle parti sociali,come definito nella costituzione definire i salari dei lavoratori.
E così si e’ arrivati alla attuale situazione che vede bassi salari e bassissima produttività delle nostre aziende pur essendo la 2 Manifattura d’Europa e la 6 nel mondo.
Ed ecco perche’ ciò che e’ stato definito in tema di partecipazione dalla commissione lavoro della camera ,che ha ripreso i punti salienti della proposta CISL rappresenta l’ultima spiaggia per un sindacato che rischia davvero di non riuscire più a rappresentare la popolazione attiva del paese .
La creazione del sistema duale di gestione e la partecipazione anche azionaria dei lavoratori alle scelte strategiche delle aziende ,attraverso il comitato di sorveglianza ,possono davvero cambiare le relazioni industriali e possono dare linfa a un sindacato fino ad oggi incapace di gestire le trasformazioni della società, che diventeranno ancora più profonde e pesanti sul piano occupazionale, con l’avvento della intelligenza artificiale.

