Alla fine ha avuto ragione e, al contrario delle elezioni in Sardegna, i pronostici sono stati assicurati. Nel “super tuesday” Donald Trump ha letteralmente trionfato.
Si chiama così perché è un martedì in cui sono andati al voto ben 15 Stati tra cui i più grandi e con maggior numero di delegati come Texas e California.
Trump ha vinto in 12 Stati: Alabama, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Virginia, Arkansas, Maine, Massachusetts, Colorado, Texas e California.
Nello Utah è ancora in corso il conteggio dei voti e in Alaska i seggi sono ancora aperti e chiuderanno alle 10 ora italiana.
Nikki Haley ha vinto in un solo Stato, il Vermont, evitando così lo “sweep”, quello che in America chiamano “cappotto”.
Trump è come al solito tracotante e aggressivo.
“Lo chiamano Super Tuesday per un motivo”, ha detto in un discorso a Mar-a-Lago, “perché abbiamo fatto una cosa che nessuno avevo fatto prima nella storia e il partito repubblicano”, ha continuato, “sarà presto riunito, è un partito straordinario”.
Poi ha attaccato il suo avversario, “Il nostro Paese oggi è diviso e Biden è il peggior presidente della storia”.
Da parte sua invece ampio successo, infatti Biden ha conquistato tutti gli Stati.
“Donald Trump”, ha detto il presidente in carica, “è determinato a distruggere la nostra democrazia, a strappare le libertà fondamentali come la possibilità per le donne di prendere le proprie decisioni in materia sanitaria, e a approvare un altro round di miliardi di dollari in tagli fiscali per i ricchi.”
La sfidante del biondo più giallo che esista, Nikki Haley, da par suo, ha risposto indirettamente all’appello all’unità del partito repubblicano evocata da Trump, sostenendo che “l’unità non si raggiunge dicendo semplicemente siamo uniti”.
L’ex ambasciatrice all’Onu ha sottolineato che “resta un ampio gruppo di elettori repubblicani profondamente preoccupati da Trump”.
“Questa non è l’unità di cui il nostro partito ha bisogno per avere successo”, ha concluso la rivale del tycoon, “e affrontare queste preoccupazioni renderà il partito e l’America migliori”.
Una sola considerazione.
Quando ero giovane, e mi ero candidato alle elezioni comunali del 1993, i miei compagni più grandi mi consigliavano di non attaccare gli avversari, di apparire rassicurante perché l’elettorato non voleva vedere risse, perché la comunità era moderata e gradiva toni moderati, non guerre ma confronti, non grida, non attacchi, ma temi pronunciati con parole soffuse e di grande sostanza,
E sono cresciuto a quella scuola e con quelle santissime regole.
Era ancora la prima repubblica, anche se alla fine.
Oggi invece vinci se sei tracotante, se sei aggressivo, se usi parole di odio verso l’avversario. Quell’Italia, ma anche quel mondo, in cui sono cresciuto che fine hanno fatto?
A seguire iI dettaglio del voto americano di ieri.
Per Donald Trump:
Alabama: 35 delegati, 83,2%
North Carolina: 20 delegati, 73,8%
Oklahoma: 37 delegati, 81.8%
Tennessee: 40 delegati, 77,3%
Virginia: 27 delegati, 63,1%
Minnesota: 25 delegati, 68,9%
Colorado: 20 delegati, 63,2%
Arkansas: 27 delegati, 75,7%
Maine: 20 delegati, 72,2%
Massachusetts: 60%
Texas: 58 delegati, 78,2%
California: 169 delegati, 74,9%
Utah: 66,4%
Per Nikki Haley:
Vermont: 49,9%


1 commento
Forse sarebbe l’ora di soffermarci sulla democrazia USA e coglierne anche gli aspetti meno esaltanti.