Veneto, Campania, Puglia, Toscana, Marche e Valle d’Aosta: sono queste le regioni che, tra pochi mesi, chiameranno al voto i propri 15 milioni di cittadini per eleggere nuovo presidente e nuovo consiglio regionale.
Per questo lo scorso 16 luglio il gotha del governo Meloni si è riunito: per fare la quadra della situazione. Secondo alcune fonti interne, però, ne sono usciti senza accordo. Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha dichiarato che al vertice «non si è parlato di regionali», cercando di mettere in ombra la verità dei fatti: tra i partiti di maggioranza permane un forte stallo sul tema.
Non che tra i partiti all’opposizione le cose vadano meglio. Fa clamore la continua disarmonia tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Lo scorso 9 luglio Conte ha incontrato De Luca per centrare una possibile coalizione e, soprattutto, per trovare un candidato alla presidenza, visto che stavolta De Luca non potrà ricandidarsi: la legge,.lo sappiamo, impedisce ai presidenti di regione un terzo mandato consecutivo. Nonostante la Lega abbia lottato strenuamente (ma invano) di modificarla, questa è una delle maggiori cause di complicazione negli accordi pre elettorali.
Ad oggi, del resto, c’è molta incertezza sia sulla data delle elezioni sia sui candidati alla presidenza. In quasi tutte le regioni coinvolte nessun partito è riuscito a trovare un accordo. Di certo, il vincolo dei due mandati complica ovunque la situazione, ma lo fa soprattutto in Veneto, Campania e Puglia, dove gli attuali governatori non possono ricandidarsi per la terza volta.
In Veneto Luca Zaia ha già svolto tre mandati: fu eletto per la prima volta nel 2010, poi confermato nel 2015 e ancora nel 2020. Questo è stato possibile perché nel 2012 il Veneto ha applicato il limite dei due mandati, approvando lla legge elettorale regionale. Siccome la legge non è retroattiva, il primo mandato di Zaia (2010-2015) non è conteggiato.
Il divieto per Zaia di candidarsi una “quarta volta” consecutiva ha spalancato un serio dibattito nel centrodestra. Il Veneto è stato per anni un vero è proprio feudo della Lega, ma nelle ultime elezioni politiche, però, il partito di Matteo Salvini ha perso oltre un milione di voti, che sono transitati a Fratelli d’Italia, oggi primo partito in Veneto. Ovviamente, per mantenere il controllo di una regione così importante come il Veneto, la Lega ha cercato in ogni modo di modificare la legge sul vincolo di mandato e permettere a Zaia di ricandidarsi. Tentativi tutti falliti.
Al contempo, da mesi Fratelli d’Italia pressa gli alleati per trovare il nuovo candidato di coalizione, chiudendo i 15 anni di amministrazione veneta leghista. Finora manca una candidatura ufficiale, ma i papabili sono il coordinatore veneto di FdI Luca De Carlo, il senatore Raffaele Speranzon e la parlamentare europea Elena Donazzan. La Lega invece opta per il deputato Alberto Stefani, segretario regionale della Lega in Veneto, e il sindaco di Treviso Mario Conte. Forza Italia propone invece Flavio Tosi, suo attuale parlamentare europeo, ex presidente e segretario della Liga Veneta, movimento tra quelli fondanti della Lega Nord.
I partiti dell’opposizione invece il candidato lo hanno già trovato: Giovanni Manildo, ex sindaco di Treviso con il Partito Democratico, sostenuto anche da M5S, Alleanza Verdi-Sinistra, Più Europa, e alcuni partiti minori di centrosinistra, più diverse liste civiche. Ad oggi né Italia Viva né Azione hanno nominato alcun candidato in Veneto.
In Campania la situazione è simile a quella veneta. Però l’attuale presidente De Luca è un esponente del Partito Democratico e la regione, nonché le sue città principali, sono amministrate da anni da giunte di centrosinistra. De Luca governa la Campania dal 2015, e dal 2020 in secondo mandato. Anche lui, come la Lega in Veneto, da tempo preme (e freme) per modificare la legge elettorale regionale e poter candidarsi a un terzo mandato. Invano.
Un mese fa propose addirittura alla Conferenza delle regioni e delle province autonome un «breve rinvio» (fino a marzo 2026) delle elezioni regionali che sono previste per il prossimo autunno. De Luca spera così di ultimare alcuni progetti finanziati dal PNRR. È molto difficile che la sua richiesta di rinvio sarà accettata. A maggio scorso pure Zaia aveva fatto una richiesta simile, giustificandolo col la necessità di gestire le prossime olimpiadi invernali, quelle che si svolgeranno tra Milano e Cortina d’Ampezzo a febbraio 2026. La sua richiesta fu bocciata dal Consiglio di Stato.
Il Partito Democratico e gli altri partiti della coalizione di centrosinistra lavorano alacremente per decidere chi sarà il candidato capace di sostituire De Luca. Uno dei nomi più discussi è quello dell’ex presidente della Camera Roberto Fico, volto noto del M5S. Forse l’incontro tra Conte e De Luca di qualche giorno era finalizzato proprio a ottenere il sostegno di De Luca alla candidatura di Fico nella vicinissima campagna elettorale.
Ma non va dimenticato che, nonostante l’attuale governatore campano faccia parte del Partito Democratico, il suo ruolo nel partito è stato spesso problematico: sono celebri i suoi ripetuti attacchi, anche personali, sia al partito che alla sua segretaria Elly Schlein. Ma sembra che a breve Schlein incontrerà proprio De Luca per parlarne. Oltre a Fico, gli altri papabili in Campania per il centrosinistra sarebbero il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa e la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone.
Per il centrodestra il candidato presidente potrebbe essere il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, ma non si esclude un candidato civico. Alcuni ventilano pure la probabile candidatura a consigliere regionale dell’ex ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, che oggi fa il corrispondente RAI da Parigi.
La Puglia è da vent’anni roccaforte del centrosinistra: prima con le due giunte guidate da Nichi Vendola (2005-2015) e poi con le due di Michele Emiliano (2015-2025), che stavolta non può ricandidarsi.
Perciò i partiti del centrosinistra devono scegliere un candidato che consenta loro di continuare a governare la regione. Il candidato “predestinato” sembra essere Antonio Decaro, già stimatissimo successore di Emiliano come sindaco di Bari (i baresi ancora lo adorano) e oggi parlamentare europeo del Partito Democratico. Decaro è un candidato forte: alle elezioni europee del 2024 porto’ a casa mezzo milione di voti, ma ora la sua candidatura non è ancora stata confermata e lui stesso ha detto: «Quando arriverà il momento, ascolterò i cittadini e farò quello che mi dicono».
Da parte sua nemmeno la coalizione pugliese di centrodestra ha ancora un candidato ufficiale, e neanche sembra esserci una lista di possibili nomi. Molti sostengono che la scelta del candidato pugliese sarà collegata a quella del candidato veneto, per logiche di coalizione, ma non è da escludere una figura del tutto esterna ai partiti. Come potrebbe essere il giornalista Nicola Porro, nato e cresciuto a Roma ma di origine pugliese.
In Toscana non sussiste la questione del terzo mandato, come nelle Marche e in Valle d’Aosta. L’attuale governatore toscano Eugenio Giani, del Partito Democratico, sarà quindi il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni, dovrebbero svolgersi il 12 o il 19 ottobre. Il M5S, pur non sostenendo Giani, non sembra opporsi all’idea attuale di ricandidarlo, almeno per assicurare la vittoria in una regione storicamente di centrosinistra come da sempre è la Toscana. Nel centrodestra, invece, il nome più accreditato è quello del sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, ma la scelta non è ancora confermata.
L’unica regione che ha già candidati confermati è quella delle Marche, anche perché qui le elezioni si svolgeranno già a fine settembre: i partiti al governo sosterranno il presidente uscente Francesco Acquaroli; il centrosinistra presenterà invece Matteo Ricci, parlamentare europeo del Partito Democratico ed ex sindaco di Pesaro. Ricci ha già il sostengo di M5S, Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva. Azione, invece, non parteciperà alle elezioni regionali nelle Marche: Carlo Calenda ha detto che a Ricci manca «lo spessore politico e la tempra morale per tenere la barra dritta su valori e politiche necessarie alle Marche».
In Valle d’Aosta, infine, il Partito Democratico è alleato con i partiti autonomisti e sostiene il presidente uscente Renzo Testolin dell’Union Valdôtaine. Il centrodestra non ha ancora annunciato alcun candidato. Le elezioni sulle Alpi dovrebbero essere il 28 e 29 settembre, ma non sono ancora ufficiali.

