Di Fulvio Camellini
Vorrei fare , da socialista con più di 30 anni di sindacato alle spalle, alcune considerazioni sul salario minimo.
Nella proposta fatta dal “campo largo” , se ho letto bene, ci sono alcuni aspetti che mi convincono ed altro
meno, molto meno.
Premesso che invocare un salario minimo a 9 euro all’ora sottintende anche una larvata critica alle
Organizzazioni Sindacali che hanno firmato Contratti anche a 5 euro orari, e lasciando perdere che 9 euro si
collocano al 75% del salario mediano contrattuale ( a fronte di circa il 60% degli altri paesi europei che lo
prevedono ) , mi chiedo : chi fissa il salario minimo ? immagino il Ministro del Lavoro o quello
dell’Economia o entrambi congiuntamente . E cosa succederà quando si tratterà di aggiornarlo ? succederà
che le Organizzazioni Sindacali si rivolgeranno non alle controparti aziendali, ma al Governo di turno , con
l’esito di una “statalizzazione” della Contrattazione , che rischierà di trascinare tutti i comparti di lavoro : se
fisso a 9 euro orari il salario minimo di chi oggi é ( anche molto ) sotto, é evidente che chi oggi é sopra
chiederà un adeguamento proporzionale . E chi pagherà ? Sempre se ho letto bene, nella proposta del
“campo largo” é previsto un fondo statale ( 4-5 miliardi di euro ) per aiutare le imprese ” che non ce la
fanno” da sole ad adeguarsi . Dunque, dopo aver costretto , con il bonus 110% , tutti coloro che pagano le
tasse a finanziare integralmente la ristrutturazione degli immobili , con grande vantaggio per i loro
proprietari e grande svantaggio per chi paga , ( Una Patrimoniale alla rovescia , complimenti al “campo
largo ” !!) , costringeremo gli stessi a finanziare le aziende ad adeguare gli stipendi : anche le aziende che
operano in comparti con extraprofitti ( vedi il turismo : non ci sono mica solo le banche !!!). Ovviamente il
problema dei salari troppo bassi ( ma solo in alcuni settori, non in altri, vedi i “boiardi di stato “) è grande e
va risolto : io avrei preferito applicare integralmente gli accordi del 1994 ( governo Ciampi , la
“concertazione “) che prevedeva , oltre che i Contratti nazionali, quelli aziendali e/o territoriali , cioè avrei
preferito contratti territoriali ( là dove non si fanno contratti aziendali ) in cui si concordasse un salario
aggiuntivo che tenesse conto dell’ inflazione, della produttività ( che non é uguale dappertutto ) e del costo
del vita in quell’area. Scusate la prolissità. Buon ferragosto a tutti.

