di Aldo Repeti.
La candidata Pd a sindaco di Firenze, attuale assessore al welfare ha presentato, ed è stata approvata, una delibera la quale stabilisce che “il salario minimo sarà applicato in tutti gli appalti del Comune di Firenze”.
Ovvero afferma il sindaco in carica Nardella “l’atto stabilisce che nessuno dovrà guadagnare meno di 9€ l’ora negli appalti in cui il Comune di Firenze è stazione appaltante”.
Una differenza sostanziale fra riformismo e populismo sta nel non vendere fumo. Onestamente questa delibera, che taluni vogliono ripresentare in altre realtà locali, ci fa comprendere come si possa invece fare facile populismo solo per muovere le acque ma senza risolvere problemi.
Esiste una legge vigente il Dlgs 36/2023 in vigore da luglio e che aggiorna il vecchio codice appalti del 2016, il cui articolo 11 disciplina “il principio di applicazione dei contratti collettivi nazionali e di settore, indicando le condizioni contrattuali minime che l’aggiudicatario deve applicare al personale impiegato.
In particolare, si prevede l’obbligo per le stazioni appaltanti e per gli enti concedenti di indicare nei bandi e negli inviti il contratto collettivo applicabile al personale dipendente impiegato nell’appalto o nella concessione.”
Si tratta di una previsione innovativa perché, così facendo, il contratto collettivo da applicare viene stabilito negli atti di gara.
Di più, questo articolo deve essere applicato in combinato disposto con l’articolo 41 comma 14 del Codice che prevede , con riguardo ai contratti di lavori e servizi, “l’ulteriore obbligo per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti di individuare nei documenti di gara, ai fini della determinazione dell’importo posto a base di gara, i costi della manodopera.”
Se, dunque, già la normativa prevede l’obbligo di indicare il CCNL di riferimento e l’obbligo di indicare i costi della manodopera, quale è il senso della delibera se non vendere fumo?
Peraltro pretenderne una retroattività per i contratti stipulati antecedentemente (prima del luglio 2023) si dimostra impraticabile generando contenziosi in presenza di contratti firmati.
Sul tema della sicurezza sul lavoro si continua a girare a vuoto, scansando il vero problema. Ovvero come creare una diffusa cultura della sicurezza, della tutela della propria ed altrui integrità fisica!
Se non si prende il tema per il verso giusto si continuerà con la demagogia ma il problema rimarrà tristemente sul tappeto.
C’è vera volontà sindacale a risolvere? Si impegnino i sindacati a pretendere non già l’effettuazione della formazione ma piuttosto una seria e concreta valutazione di efficacia della stessa. Possono farlo essendo nei consigli di vari enti erogatori della formazione.
Quindi con rispetto perché vendere fumo?
Aldo Repeti
Segretario regionale Psi Toscana

