Per ora l’Olanda non svolta a destra. Il responso delle ultime elezioni politiche di fine novembre 2023 era stato significativo e nello stesso tempo preoccupante. Innegabile, dati alla mano, era stato il trionfo del Partito della Libertà di Geert Wilders, euroscettico e che identificava nell’immigrazione la causa di tutt i problemi anche economici del Paese: aveva riportato piu’ voti di tutti, quasi il 24%, e raddoppiato i seggi in Parlamento. Da qui l’incarico per formare il nuovo governo a Wilders. Che aveva subito accettato, convinto di farcela in un modo o nell’altro, anche formando un Esecutivo di minoranza, per fare compiere al Paese un cambiamento storico che avrebbe messo in notevole apprensione l’Unione Europea. Lo schema da seguire era quello di mettere assieme quattro forze politiche: oltre alla sua , il Nuovo Contratto Sociale di Pieter Omtzigt, il Movimento Civico Cittadino e i liberali del Vvd. Nei giorni scorsi si erano susseguite varie dichiarazioni di Wilders sul fatto che presto l’obiettivo sarebbe stato raggiunto. Ma ecco che martedì 6 febbraio Pieter Omtzigt ha abbandonato il tavolo delle trattative facendo saltare un accordo che sembrava a un passo dall’ essere raggiunto. Il bello è che le ragioni di quanto accaduto non paiono molto chiare. Non è convincente infatti il motivo addotto dal leader del Nuovo Contratto Sociale che in una nota alla stampa ha indicato la sua insoddisfazione per il programma di politica fiscale proposto da Wilders ritenuto da lui foriero di un’ obbligata riduzione dei servizi. A parte il fatto che avrebbe potuto chiedere un approfondimento al tavolo delle trattative anziché abbandonato, è sembrato quasi temere che l’alleggerimento delle tasse agli olandesi sancito dal nuovo Esecutivo portasse un ulteriore aumento dei consensi al Partito della Libertà e un conseguente riduzione del peso politica del suo partito, gia ‘ uscito deluso e ridimensionato dalle ultime elezioni. Alcuni osservatori invece imputano l’atteggiamento di Omtzigt al suo malcontento per l’ipotesi organigrammatica disegnata da Wilders. Altri fanno presente l’ insoddisfazione del Nuovo Contratto Sociale sul rispetto dei diritti delle minoranze non ben delineato nel programma proposto. Fatto sta ed è che se il Parlamento dell’Aia, come probabile, certificherà l’insuccesso di Geert Wilders, sara’ a questo punto inevitabile il passaggio dell’incarico a Frans Timmermans, il leader della coalizione tra socialisti e verdi, arrivata al secondo posto alle ultime elezioni legislative. Ma pare gia’ assodato che Timmermans non riuscirà a trovare i numeri per poter formare un nuovo governo, anzi ne sarà parecchio distante. Nuove elezioni anticipate dunque? Non sembra questa la soluzione più probabile dell’impasse attuale. Non sembra perché questa ipotesi attualmente fa paura a tutti, spaventati dai sondaggi che danno il Partito della Libertà in continua notevole ascesa (passerebbe dai 37 attuali seggi in Parlamento a piu’ di 50). Questa prospettiva, tramite un ripensamento forzato di Omtzigt, potrebbe ridare fiato a un Governo minoritario a guida Wilders con l’appoggio esterno del Nuovo Contratto Sociale. Oppure a una sorta di Governo Draghi olandese magari con un Gabinetto extraparlamentare: soluzione che, tra l’altro, tranquillizzerebbe l’Unione Europea garantendo un pieno allineamento a Bruxelles. Molto dipenderà dalle ambizioni e dai calcoli personali di Geert Wilders sempre più al centro della scena politica olandese. Non sarà questione di pochi giorni comunque sciogliere e risolvere il rebus politico da parte del Parlamento dell’Aia.

