di Marco Andreini
Il prossimo anno sara’ sicuramente ricordato dai nostri pronipoti come un momento fondamentale della storia europea.
Oggi è diventato trendly parlare male dell’Europa e della sua evoluzione politica, ma tutti tendono a dimenticare che per la prima volta da 1300 anni questo continente ha vissuto in pace, gli ultimi 80 anni.
Popoli da sempre nemici nella storia, hanno trovato il modo di trattare tutti i problemi di confini ed economici che hanno sempre portato a guerre sanguinose, al tavolo comune dell’Europa , e da semplice comunità economica su carbone, acciaio e nucleare, costituita da 5 paesi si e’ passati a diventare una comunita’di 27 paesi (altri sono in attesa di entrarvi) di 500 milioni di abitanti, primo mercato mondiale.
Per questi motivi e non a caso Putin scatena la guerra all’Ucraina, per ristabilire la legge del più forte, la legge di chi, pur in possesso di quantità infinite di materie prime, ha un pil pari a quello del nostro piccolo paese, la legge di chi pensava che con il suo formidabile esercito e con i suoi fedeli spetnatz di conquistare Kiev in una settimana.
Solo i Putiniani sul suo libro paga sparsi in Europa possono presentare oggi la fotografia di una Russia vincente,dopo che per 4 anni non avanza di un Km in Donesk, le file di km di auto a Mosca alle pompe di benzina i droni ucraini alle porte del Kremlino, e i 30.000 morti feriti al mese, presentano ai sudditi del novello Ivan, un quadro ben meno idilliaco.
E come accadde ai tempi della guerra fredda esiste un fattore k, che non può essere disatteso, a leggere alcune elucubrazioni di Goffredo Bettini da Banckock e alcune strampalate idee scritte da Conte, ma fuoriuscite dal suo vero mentore Travaglio, sembra di essere tornati agli slogan tipici della falce e martello, come ci ricorda un vecchio ex comunista come Giuliano Ferrara, via l’Italia dalla Nato e via gli americani dalle basi.
A sentire questi Putiniani de no antri, sembra quasi che la guerra fredda sia stata vinta dall’occidente peropera dello spirito santo,una sorta di scontato destino, in realtà l’impero comincia a crollare quando Breznev non può nascondere le bare dei loro figli morti in Afghanistan alle mamme russe che manifestavano a Mosca (e furono meno del 10% di quanto ne ha perse Putin in Ucraina).
E l’impero cade quando statisti come Kohl, Craxi, Andreotti decidono di rispondere agli SS20, Sovietici, schierati a Berlino Est e puntati contro le nostre capitali, con i Cruise installati in Germania ovest e a Comiso .
Ora la domanda sorge spontanea, solo Putin vuole tornare a quei tempi o anche buona parte del campo largo, perché la risposta a questa domanda non può che essere decisiva nella costruzione degli schieramenti politici.
Non si tratta di non vedere come stia cambiando il mondo, si tratta di stare dalla parte di quei paesi che non mettono in galera chi condivide sui social una semplice foto ,dove si critica la guerra in Ucraina come il leader di Jabloco, condannato a 11 anni di galera.
Alle urnenon saranno ammessi dagli elettori equilibrismi o tentennamenti e l’anno prossimo si vedra’ chi saprà stare dalla parte giusta della storia, con quei statisti e quei paesi che hanno vinto la guerra fredda,e che pur con tutte le loro magagne consentono ai loro popoli di scegliere liberamente i suoi governanti e chi invece come in Cina, Iran, Corea del nord, Russia e’ costretto a votare Putin, Xijng Ping,Kim jong Un, Kameney, per non finire in galera.

