Quante volte ci siam detti quanto sarebbe bella e affascinante la vita nei boschi.
Ma non è proprio così. Potrebbe essere molto pericoloso.
Qualcuno l’ha fatto e si è scatenato un polverone.
Si tratta di una famiglia australiana nel cui paese cìè una cultura e uno stile di vita molto diverso dal nostro.
Il Tribunale dei Minori de L’Aquila ha allontano i tre bambini dai genitori collocandoli in una casa famiglia.
Il provvedimento si basa esclusivamente sul rapporto dei Carabinieri sulla relazione degli assistenti sociali che hanno evidenziato 4 criticità.
Fatiscienza dell’alloggio.
Mancanza di igiene.
Mancanza di un controllo pediatrico e cattiva salute dei bimbi.
Mancanza di un percorso scolastico.
In realtà le cose sarebbero diverse da quel che si dice nei rapporti.
IL casolare è in pietra come ce ne sono tantissimi nelle nostre montagne dove sono ospitati ristoranti baite e anche b&b.
Andrebbe ammodernato ed è riscaldato solo da un camino che però garantisce aria asciutta e alla temperatura di 22 gradi.
I bambini hanno completato le vaccinazioni, manca solo i richiami.
E nella casa famiglia vengono descritti in salute e sereni. La pediatra dei servizi che ha visitato i bambini ha scritto che crescono bene.
la famiglia ha scelto l’home schooling, ovvero l’istruzione parentale.
È una scelta che non viola la legge a patto che ci siano certificazioni delle scuole.
La figlia maggiore ha sostenuto l’esame a giugno e ha ottenuto il diploma di idoneità alla terza elementare. La famiglia è autorizzata per l’anno 2025-26 dall’istituto di riferimento alla istruzione parentale.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha diramato una nota in cui precisa che “Risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio ad una scuola autorizzata”.
La conferma è arrivata dal dirigente scolastico dell’istituto scolastico di riferimento per il tramite dell’ufficio scolastico regionale.
Insomma anche dalle immagini si vede una famiglia felice e dei bambini sereni.
E allora quale sarebbe il problema.
È il solito.
La normativa che regola il funzionamento dei Tribunali minorili è molto sintetica e lascia spazio a una notevole discrezionalità da parte del magistrato.
I giudici dei giudici minorili si fondano essenzialmente sui rapporti degli assistenti sociali.
Quindi il loro giudizio è filtrato dalla valutazione degli assistenti che a sua volta è filtrata da quanto ci mettono del loro nel redigere i verbali e i rapporti evidenziando, o omettendo, quel che per loro è giusto ma che non è detto che sia esatto.
Invece sarebbe opportuno che i giudici minorili, almeno sui casi più spinosi, avessero una percezione diretta delle vicende di cui si occupano recandosi sul posto a vedere con i loro occhi le situazioni, parlando con i genitori e con i bambini e ascoltando con le loro orecchie le loro ragioni.
Una cosa è certa. Non si può togliere un figlio a nessuno basandosi solo su verbali di audizioni e su rapporti sullo stato dei luoghi o sui fatti con tutte le lacunosità che tali esercitazioni scritte racchiudono.
Se bisogna adottare provvedimenti così estremi che ci sia un approfondimento concreto in grado di fornire al giudice la più ampia e più completa delle informazioni.
Ecco perché la vita nei boschi è pericolosa. Non per gli animali che si possono incontrare, ma per la macchinosità feroce della giustizia italiana.
Una fiera che divora le felicità.


1 commento
Bravo! la condizione dei bambini: “dalla padella, nella brace”.